La guerra e’ anche la scienza che la rende possibile

(volantino preparato per il convegno “Scienza tra  guerra e pace”, sponsorizzato dalla Provincia di Trento, che doveva svolgersi al Museo Civico di Rovereto il 1° ottobre. In realtà, la pretesa “tavola rotonda” è stata una sorta di festa di compleanno per il “pacifista” e nuclearista Bernardini… Va da sé che gli scienziati presenti non hanno apprezzato granché i contenuti del testo)

“PACE E GUERRA sono di essenza diversa. La loro pace e la loro guerra son come vento e tempesta. La guerra cresce dalla loro pace come il figlio dalla madre. Ha in faccia i suoi lineamenti orridi. La loro guerra uccide quel che alla loro pace è sopravvissuto.”

B.Brecht

Siamo in guerra. Nonostante il continuo tentativo di mascherarlo o di renderlo normale, si tratta di un dato di fatto che non si può più negare. Tanti aspetti del nostro vivere “civile” si inseriscono in questo contesto.

Il complesso industriale-militare è in continua espansione (quantitativa e qualitativa), con ricadute economiche e sociali sempre più pesanti. Il vecchio assunto del bellicismo trova ampia conferma: la conquista più preziosa delle politiche di guerra è la pace sociale. Impegnata a costruire nuovi pezzi dell’infinita muraglia cinese contro il Nemico e lo Straniero, la classe pericolosa dei poveri e degli sfruttati è isolata, passiva, rancorosa, nazionalizzata, anche senza bisogno di bandiere e di inni patriottici.

È in questo processo di militarizzazione della società che va inserito il programma di rilancio del nucleare di diversi Stati. Una società nuclearizzata è non solo una società sottoposta a un apparato tecnologico incontrollabile, ma anche affidata, in caso di “emergenze” sempre rinnovabili, ai militari. Senza contare quel dettaglio che è la fabbricazione di armamenti atomici. Va da sé che, in tutto ciò, la produzione di energia “a più bassi costi” è uno sfacciato pretesto che convegni come questo contribuiscono ad alimentare.

Gli scienziati Carlo Bernardini, Francesco Calogero e Carlo Schaerf, personaggi che ammirano il premio nobel Enrico Fermi che per il nostro bene e per proteggerci dall’U.R.S.S. ha aiutato gli USA a costruire la bomba atomica, da sempre fanno parte di enti ed organizzazioni che non hanno mai abbandonato il progetto del nucleare in Italia, nonostante la maggior parte degli italiani fosse contraria all’industria dell’atomo nel nostro paese.

Già durante i bombardamenti statunitensi in Vietnam, uno studente di Berkeley si chiedeva: “Sapete nominarmi una sola attività che questa società non trasformi in guerra?”. Nel frattempo l’intreccio tra la ricerca tecnologica civile e quella bellica è diventato ancora più inquietante: pensiamo alla sorveglianza elettronica, all’industria aerospaziale, al nucleare, alle tecnologie atomiche e subatomiche. Questa crescente indistinzione tra civile e militare ha le sue conseguenze politiche e sociali. Ad essa corrisponde il venir meno dei chiari confini tra “guerra” e “pace”, tra “fronte esterno” e “fronte interno”, tra “nemico interno” e “nemico esterno”.

FACCIAMO UN ESEMPIO TRATTO DAL CONTESTO TRENTINO

Finmeccanica, il più grosso produttore italiano di armi (il settimo a livello mondiale), oltre che nella fabbricazione di armamenti (anche atomici), è implicato nel nucleare, nel controllo dei migranti (suo è il progetto di un muro elettronico nel deserto libico per impedire che i dannati della Terra raggiungano il “paradiso europeo”, suoi sono gli strumenti di sorveglianza usati dalla polizia nordamericana al confine con il Messico) e del territorio urbano (attraverso la costruzione e la fornitura di armi leggere, telecamere o cittadelle telematiche per le forze dell’ordine).

Il dominio della scienza e della tecnica è scienza e tecnica del dominio per difendere una società ogni giorno più precaria, razzista e irreggimentata. Il confine fra uso civile e militare dell’apparato scientifico, come risulta lampante nel caso di Finmeccanica, è labile, incerto, revocabile in qualsiasi momento.

Anche se non abbiamo 70 anni suonati non siamo nati ieri: la Conferenza “Atomi per la Pace” di Zurigo del ’55 ha dato il via ad una corsa verso la distruzione nucleare in tutto il mondo con decine e decine di centrali nucleari, esperimenti, incidenti, scorie disseminate ovunque, inquinamento dell’aria e dell’acqua.

“Scienza tra guerra e pace” non riuscirà a nascondere le responsabilità degli scienziati nell’attuale scenario…

Se questa è la vostra pace, siamo costretti a farvi la guerra!

 Quelli a cui rimane ancora un bel po’ da vivere

 

 


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