Via gli Alpini dall’Afghanistan – Via gli Alpini dalle città

Domenica 13 luglio, a Rovereto, si è svolta la parata degli Alpini per commemorare l’80° anniversario della sezione locale dell’ANA. Ma non è stata una festa. Ignoti avevano vergato durante la notte parecchie scritte sui muri contro la presenza degli Alpini in Afghanistan e nelle città italiane, contro la militarizzazione dei territori. Coperte in fretta e furia le scritte all’alba, le penne nere si sono viste costrette a celebrare l’adunata con alzabandiera e frecce tricolori davanti al loro monumento (eretto nel 1940, per la cronaca) che ancora grondava vernice rossa. Raggiunto il corso principale della città, i circa duecento vecchi e giovani guerrafondai hanno trovato prima tre compagni che hanno lanciato fumogeni e calato uno striscione da una torretta, poi, duecento metri più in là, una quindicina di altri anarchici con striscioni, fumogeni, petardi, trombe e megafono su un tetto della centralissima piazza Rosmini. Visibilmente nervosi, hanno sfilato mentre al megafono veniva spiegato che qualche giorno prima gli Alpini avevano pestato alcuni immigrati nel lager di corso Brunelleschi a Torino con la complicità della Croce Rossa (anch’essa presente alla sfilata). Dall’Afghanistan alle città italiane – questo il ragionamento fatto – il ruolo degli Alpini è difendere gli interessi dei padroni, preparandosi sempre di più alla guerra anche “in patria” (oggi contro poveri e clandestini, domani contro intere popolazioni in rivolta). Non poteva mancare, ovviamente, un riferimento alla base militare di Mattarello.

Polizia, carabinieri, vigili urbani e finanzieri hanno brigato non poco prima di identificare la ventina di compagni. Un quotidiano titolava oggi “Agguato anarchico agli Alpini” (esagerati), parlando di circa venti denunce (scontate).


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