Lug 23 2012

Strategie di contro-insurrezione

Quello che segue è un piccolo e parziale contributo tratto da alcune elaborazioni riportate dagli specialisti della contro-insurrezione in un libro dal titolo emblematico: “Strategie di contro-insurrezione”.

Vogliamo, con questo piccolo testo, ribadire l’importanza di questo tipo di conoscenza che rimane sterile se non è affiancata da un percorso di lotta contro tali dispositivi e il mondo che li produce.

Questi saperi, anche se parziali (in quanto rivelati dal nemico), mostrano una complessità da tenere presente visto che il muro di divisione di classe tra inclusi ed esclusi si basa sull’apparato di conoscenza tecnica-scientifica e sull’applicazione di questi saperi al servizio (e alla creazione) del mondo del dominio e dello sfruttamento che ha nella guerra un suo perno fondamentale, e nel controllo sociale e nella repressione degli individui la necessità primaria di mantenersi per perpetuare questo stato di cose.

Ci avviciniamo sempre di più al 2020, data individuata dagli strateghi nella NATO nel loro rapporto Urban Operations. Continue reading


Lug 18 2012

La guerra comincia qui

Campo antimilitarista dal 12 al 17 settembre 2012 al «GÜZ-Altmark»

Discussioni e azioni contro il centro di addestramento al combattimento della Bundeswher e della Nato.

Nemico dietro la finestra

Copertura, orientamento, fuoco. Rapido come il lampo, il simulatore di duello a raggi laser informa i combattenti su chi ha fatto fuoco e chi è stato colpito, su chi continua l’addestramento e chi resta a terra nella steppa di Saxe-Anhait. L’esercito tedesco e i soldati di praticamente tutti gli eserciti della NATO si addestrano al GÜZ [Gefechts Übungs Zentrum: Centro di Addestramento al Combattimento]-Altmark; lì imparano come assediare e occupare un villaggio in Afghanistan, in Kosovo, o – dopo le analisi della NATO sulle guerre che verranno – in una qualsiasi città del globo. È per questo infatti che nel 2012, sul terreno del GÜZ, comincerà la costruzione di una città di 500 edifici provvista di un aeroporto e di una metropolitana: per addestrarsi alla guerra nei quartieri residenziali, nelle strade di un centro storico, nelle bidonvilles, nelle zone industriali o nei centri commerciali. «Questa città potrebbe essere ovunque sul pianeta», dichiara il Capo operativo del GÜZ. La Bundeswehr (forze armate tedesche), la NATO e l’UE vogliono fare del GÜZ un luogo centrale per preparare i loro interventi nella guerra che conducono a livello globale; per noi quindi si tratta di fare del campo un luogo centrale delle lotte antimilitariste. Tutti coloro che vogliono opporsi alla militarizzazione della società sono dunque i benvenuti. Vogliamo cogliere questa occasione per discutere delle nostre differenti analisi e proposte, per elaborare una strategia contro la loro strategia e sperimentare qualche pratica di sabotaggio della guerra. Poiché è lì dove la guerra comincia che si può fermarla. Continue reading


Lug 18 2012

Enzo Rutigliano, Guerra e società

Dal comunismo di sinistra (in particolare dalle correnti consiliari) alla sinistra “antiterrorista”. Nella traiettoria esistenziale e politica del suo autore è contenuta la miseria del libro che abbiamo tra le mani.

Negli anni Settanta, Rutigliano era uno studioso intelligente di Benjamin, vicino alle posizioni di Korsch, di Mattick, di Pannekoek. Oggi il professore di sociologia sostiene che la sfida, di fronte alla minaccia del “terrorismo islamico”, è quella di conciliare la sicurezza della società liberale con le libertà democratiche. Perché parlarne, dunque? Per due ragioni distinte.
Il secondo capitolo del libro (“Le trasformazioni della guerra nel corso dei secoli”) può assolvere alla modesta funzione di una rapida e chiara rassegna delle forme belliche dall’Iliade alla guerra di guerriglia novecentesca.
Che il modo di combattere (e di teorizzare la guerra) rifletta e modifichi i rapporti sociali di un’epoca non è una novità. Ma è utile – e tutto sommato raro – avere sott’occhio una traccia schematica delle trasformazioni più significative avvenute nell’arte bellica. Omero, Sun Tzu, la falange, la legione, la cavalleria, Machiavelli, le armi da fuoco, Clausewitz, Schmitt, la guerra partigiana, gli attuali contractor: orientarsi tra le epoche e le teorie non è esercizio vano, specie per i rivoluzionari. D’altronde, per capire quanto la falange greca e la legione romana abbiano profondamente (e orribilmente) segnato la storia militare è sufficiente un’esperienza assai contemporanea: una carica della Celere.
Così come nella ricchissima tradizione del pensiero strategico orientale non mancano massime e suggerimenti preziosi anche per i sovversivi di oggi. Ascoltiamo Sun Pin (Metodi militari): “Se si comincia ad applicare una tattica non ortodossa ed essa non suscita una reazione, si vincerà. […] Secondo coloro che studiano la forma, non vi è alcuna cosa che non abbia un nome; e tra le cose che possono essere nominate, non vi è nulla che non possa essere sconfitto”.
Per saper distinguere le tecniche utili al potere e quelle utili ai suoi nemici – e veniamo qui al secondo punto – bisogna tuttavia decidere e conoscere il proprio campo. Decisione e conoscenza che non sono mai neutre.
Infatti, Rutigliano non si limita all’intelligenza del repertorio, dei brani, dei riferimenti. Vuole anche dirci la sua sul “terrorismo”, sul fondamentalismo, sull’Islam radicale, sulla psicologia del kamikaze.
Siamo, come tutti ormai sanno, nell’epoca delle guerre asimettriche. Il capitalismo, per il nostro professore, non c’entra nulla (ma le modalità della guerra non erano inseparabili dalla società in cui maturano?). La globalizzazione tecnologia, questa presunta fatalità storica, permette oggi ad ogni “gruppo terrorista” di sfuggire alla rigidità delle vecchie forme organizzative e di essere allo stesso tempo ovunque e da nessuna parte, precipitando la società democratica nel panico.
Per il sociologo trentino, è il “terrorismo islamico” ad aver scatenato la guerra in Afghanistan e in Iraq, ad avere fatto crescere a dismisura l’industria della sicurezza e ad aver giustificato la spirale del controllo totale. Non solo. La disposizione al martirio dei ragazzi kamikaze avrebbe ben poco a che vedere con le condizioni economiche e sociali delle terre in cui vivono o da cui provengono. La loro “psicologi suicidaria” riflette un forte bisogno di identità abilmente manipolato dai nemici dell’Occidente, ecco tutto.
Che fare, allora? I bombardamenti della Coalizione dei Volenterosi sono stati, secondo Rutigliano, una risposta fin troppo “paziente”.
Quando si confondono così sfrontatamente cause, effetti e pretesti, persino “il nostro razionalismo occidentale non c’è più d’aiuto”. Serve altro: la superstizione fanatica della democrazia.

N.
(tratto dal numero 16 di “Invece”, mensile anarchico)


Lug 11 2012

CIA: chiesta libertà di azione con gli UAV contro l’insurrezione nello Yemen

La Central Intelligence Agency vuole avere mano libera nel contribuire alla repressione dell’insurrezione della popolazione dello Yemen e ha chiesto l’autorizzazione a colpire, con i velivoli non pilotati, anche presunti “terroristi” di cui non conosce l’identità, basandosi solo su modelli di intelligence che definiscono il comportamento “sospetto” di un individuo. La pratica di legittimare l’assassinio di chiunque si ribelli definendolo come un “pericoloso terrorista” è definita “signature strikes”ed è già stata ampiamente usata in Pakistan. Il direttore della CIA David Petraeus ha chiesto di poterla applicare nello Yemen ufficialmente per la lotta contro Al Qaeda.
Secondo alcune stime, dall’arrivo di Obama alla Casa Bianca, in Pakistan sono stati uccisi con i droni oltre 1500 ribelli, mentre l’intervento armato nello Yemen (sempre celato dietro alla maschera della guerra “mirata”al “terrorismo”) è stato finora più contenuto, con 8 attacchi di droni negli ultimi 4 mesi.