Giu 24 2011

SATELLITI SPIA

Ripreso da Repubblica online

ROMA – Di giorno e di notte, anche con le nuvole più fitte, loro possono scrutare ovunque: hanno occhi radar che guardano persino attraverso le tempeste di sabbia, fotografando oggetti di 40 centimetri. Sono i satelliti spia italiani, gioielli tecnologici talmente avanzati da sorprendere persino gli americani, stupiti  –  come evidenzia uno dei cablo inediti di WikilLeaks  –  nello scoprire che l’Italia dispone di una rete spaziale di sorveglianza militare. A Washington erano convinti che il programma stellare tricolore avesse scopi essenzialmente civili e solo una limitata capacità di spionaggio: invece tutti gli alleati si sono resi conto che Roma stava mettendo in orbita prodigiosi sistemi di intelligence. Ma questi sensori che tutto possono controllare sfuggono invece al “controllo delle istituzioni democratiche”: sono gestiti da un apparato che fa capo solo ai vertici militari, esterno ai servizi segreti e alla vigilanza del Parlamento. E nessuno sa quali immagini catturino e che fine facciano.

La rete Cosmo-Skymed è uno delle realizzazioni più moderne e costose varata dai governi italiani del nuovo millennio. Per i quattro satelliti già operativi sono stati spesi un miliardo e 137 milioni di euro: una cifra decisamente siderale. Ma si è già deciso di investire altri 555 milioni nei prossimi anni per potenziare la costellazione spia, lanciando in orbita due occhi elettronici ancora più evoluti. Le spese ricadono sulla Difesa, sul ministero delle Attività produttive e su quello dell’Istruzione e Ricerca. Quando i parlamentari discutono di questi fondi non si chiedono cosa si nasconda dietro la sigla “duale”: quale è la missione militare che compiono dallo spazio? “Finalità strategiche e tattiche”, spiegano i generali senza entrare nei dettagli. Il progetto, nato come Finmeccanica e poi trasferito alla joint venture italo-francese Alenia Thales Space, fa affidamento sulle meraviglie di un radar di bordo che può fotografare mezzo continente, oppure concentrarsi su dettagli “tattici”: un’auto, un gruppo di uomini, persino la canna di un pezzo d’artiglieria. Ovunque: nel mondo o anche in Italia.
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Giu 21 2011

ITALIA-ISRAELE: UN’AMICIZIA DI BOMBE E GENOCIDI

Dopo aver partecipato alle celebrazioni per la festa della Repubblica italiana a Roma, venerdì 3 giugno il capo di Stato israeliano, Shimon Peres, ha fatto visita alla Biennale di Venezia. Una quindicina di internazionalisti e di solidali, ha voluto dare un particolare benvenuto al capo di uno Stato che porta avanti da più di 60 anni una politica di apartheid, colonialismo e pulizia etnica.

“Italia-Israele: un’amicizia di bombe e genocidi. Palestina libera” c’era scritto sul loro striscione. Numerosi gli interventi che hanno ricordato le responsabilità e i crimini di Peres, il ruolo importante che l’Italia assume negli scambi economici, soprattutto militari, con lo Stato sionista e la continua legittimazione che i politici e le istituzioni italiane gli offrono. L’amicizia che lega i capi di Stato delle due nazioni non stupisce se si pensa che Giorgio Napolitano, a proposito dell’intervento armato in Libia, ha detto che non si tratta di una guerra (le bombe sotto l’egida ONU non sono più bombe) e che i bombardamenti “made in NATO” sono necessari, mentre il suo collega Peres ha definito “giusta e necessaria” l’aggressione Piombo Fuso che nel dicembre 2009 ha causato 1500 vittime palestinesi in meno di un mese. I manifestanti hanno, invece, sottolineato come sia la resistenza palestinese ad essere giusta e necessaria, così come quella di tutti i popoli oppressi vittime di guerra d’occupazione come in Iraq e Afghanistan. Una resistenza che è un grido di umanità all’interno di un mondo sempre più brutale.

Più volte, durante gli interventi, è stato ricordato il protagonismo bellico dell’Italia, presente con le proprie truppe in tutti gli attuali scenari di guerra, e di come i costi delle missioni militari ricadano sulle famiglie e i lavoratori italiani. La digos è intervenuta per allontanare i contestatori dall’entrata della Biennale.

Altri presidi itineranti sono stati quindi realizzati in vari punti della città. I massacri portati avanti da Israele continuano: solamente domenica, anniversario della Naksa, “la guerra dei 6 giorni” del 1967, sono state ammazzate 23 persone e 280 sono state ferite nelle Alture del Golan.  Di fronte ad una realtà sempre più chiaramente oppressiva sembrava davvero il minimo non rimanere in silenzio, anche come gesto di solidarietà per i palestinesi. Una voce stonata di fronte a strette di mano e celebrazioni, che vanno a giustificare, e quindi ad essere complici, del genocidio del popolo palestinese.

Solidali con la Palestina


Giu 21 2011

Afghanistan, falsi successi

Fonte: Peacereporter

Migliaia di ‘talebani’ catturati nei raid notturni dalle forze speciali Usa, secondo il generale Petraues. Ora si scopre che oltre il 90 per cento erano civili innocenti

Allo scopo di far credere all’opinione pubblica mondiale che la strategia militare americana in Afganistan è efficace e vincente, il generale David Petraues e i comandi Usa hanno deliberatamente mentito alla stampa, lasciando credere che i contestati blitz notturni delle forze speciali abbiano portato alla cattura di migliaia di talebani, quando invece oltre il 90 per cento dei detenuti sono civili innocenti.

La scoperta è stata fatta dallo storico giornalista investigativo americano Gareth Porter – famoso per le sue corrispondenze durante la guerra in Vietnam, da anni all’agenzia Inter Press Service (Ips) – grazie a documenti militari declassificati di cui è entrato in possesso.
Documenti della Task Force 435, il comando americano delle operazioni detentive, che dimostrano come solo una minima percentuale degli afgani fatti prigionieri dalle forze speciali Usa lo scorso anno fosse in realtà composta da ‘Agf’ (forze anti-governative), come vengono chiamati i talebani in gergo militare. Continue reading


Giu 21 2011

Singapore diventa una base navale Usa

-Fonte Peacereporter
Un altro tassello nella strategia di accerchiamento della Cina

Non esistono solo le rivoluzioni colorate nel nuovo modello di governance globale messo a punto dagli Usa. La buona, vecchia, deterrenza armi in pugno va sempre di moda. È in questo senso che vanno lette le più recenti mosse statunitensi in Estremo Oriente.
Due su tutte: l’annuncio che la Us Navy sbarcherà a Singapore; un nuovo accordo per la fornitura di dieci Boeing C-17 da trasporto tattico all’India.

Nella ridefinizione delle alleanze asiatiche, Washington risponde così all’avvicinamento tra Cina e Pakistan costruendo il proprio “filo di perle” da contrapporre a quello cinese.
Robert Gates ha annunciato nel suo ultimo viaggio in Asia da segretario alla Difesa statunitense (lascerà a carica il 30 giugno) che il Pentagono ha compiuto molti passi avanti “per assumere una posizione difensiva meglio distribuita geograficamente, più determinata dal punto di vista operativo e sostenibile politicamente nell’area dell’Asia e del Pacifico”. Il ministro della Difesa di Singapore ha aggiunto che questa strategia si tradurrà, tra le alte cose, nell’ancoraggio permanente di due navi da combattimento da superficie (Littoral Combat Ships) di nuova costruzione nel porto della città-Stato a sud della penisola malese. È la prima volta che succede: Singapore, di fatto, diventa una base Usa. Continue reading


Giu 21 2011

Al referendum con 2 reattori nucleari USA nel Golfo di Napoli

di Antonio Mazzeo

Due pericolosissimi reattori nucleari con una potenza di 194 MW a presidio del voto referendario dei napoletani. Da sabato 11 giugno sono approdate nel Golfo di Napoli le unità navali USA componenti il George H.W. Bush Carrier Strike Group, la task force navale salpata un mese fa dal porto di Norfolk (Virginia) e diretta dalla USS George H.W. Bush, l’ultima portaerei della classe “Nimitz”, una delle più grandi imbarcazioni militari mai costruite nella storia, 333 metri di lunghezza, 77 di larghezza e un peso di 104.000 tonnellate. I due reattori nucleari che consentono la propulsione della portaerei sono del tipo A4W (dove A sta per Aircraft Carrier Platform, 4 per quarta generazione e W per Westinghouse Electric, la società statunitense produttrice) e hanno un’autonomia di circa 20 anni. Continue reading