Nov 23 2020

Finite l’esercitazioni della Brigata Julia in Carnia

Qualcuno in buona fede potrebbe pensare che in questo periodo tutta una serie di attività presumibilmente inutili, come per esempio le esercitazioni militari, siano ferme, che le zone rosse o arancioni valgano un po’ per tutti e tutte i cosidetti cittadini di questo paese. I DPCM varati nelle ultime settimane costringono milioni di persone a non potersi muoversi liberamente, ad essere multate, segnalate, osservate dalle forze dell’ordine. I media di Stato fanno la morale per chiunque si trovi collettivamente in luoghi chiusi o anche aperti, oppure si multa chi osa superare i confini delle varie zone colorate, scelte dai tecnici di Stato che non tengono conto delle vere necessità delle persone. Mentre sempre più persone si chiedono cosa hanno fatto i governanti con i soldi che dovrebbero essere stati investiti nel potenziare la sanità pubblica in previsione del ritorno del virus nelle stagioni fredde, oppure che le persone che hanno perso lavoro ricevessero contributi per sopravvivere, ecco che con una “piccola” notizia si può capire cosa può andare avanti e cosa no in questo periodo, o dove vanno investiti i soldi e dove non vanno investiti.

Le esercitazioni militari sono sempre andate avanti, anche questa primavera, non si sono mai fermate, sia in questo paese che in tutti i continenti, senza contare lo scoppio di nuovi conflitti come in Armenia. I militari di tutti i paesi, compresa l’Italia non hanno mai smesso di sparare, cannoneggiare, distruggere, consumare, inquinare, esercitare uomini e donne a fare quello che deve fare un militare: uccidere.

L’addestramento ed i mezzi tecnologici di un esercito devono sempre essere lubrificati sia con l’indottrinamento, con lo studio, ma sopratutto con il grasso per mortai e cannoni che consumano già tonnellante di acciao e non solo. Tutto questa macchina fa ricchi gli industriali delle fabbriche di armamenti.

In questi giorni si è conclusa al poligono del Monte Bivera l’esercitazione della Brigata Alpina “Julia” di Udine. A questa esercitazione hanno preso parte anche gli alpini del 7° Reggimento di Belluno, gli artiglieri del 3° Reggimento artiglieria terrestre (da montagna) di Remanzacco, oltre al personale del 5° Reggimento alpini di Vipiteno, del Reparto Comando e Supporti Tattici “Julia” di Udine, del 2° Reggimento genio guastatori di Trento e del reggimento Logistico “Julia” di Merano. Inoltre è’ anche avvenuta la sperimentazione del veicolo cingolato per il movimento su terreni innevati BV 206.

Mentre in molti fan sempre più fatica a campare, mentre a milioni di persone vengono rinviate visite mediche importanti, mentre i detenuti e i reclusi nei CPR vengono contagiati nelle carceri, mentre il Presidente della Repubblica Mattarella minaccia chi si rivolta in strada di mandere le esercito al fianco delle Forze dell’Ordine per reprimere chi si ribella, i militari si esercitano. Queste zucche vuote saranno quelle che alla bisogna si schiereranno contro chi vorrà ribaltare questa situazione che sta prendendo una brutta piega. La mimetica sarà ancora una volta dall’altra parte della barricata, e non di certo dalla parte nostra.

Qui sotto un video dell’esercitazione:

https://www.rainews.it/tgr/fvg/video/2020/11/fvg-esercitazione-alpini-julia-83377f2c-d59b-4c27-a09a-02ac84db8501.html


Nov 21 2020

La salute, signorsì!


Nov 21 2020

Esercitazione militare top secret in Nord Africa della nuova task force USA ospitata in Italia

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Esercitazione militare top secret in Nord Africa della nuova task force USA ospitata in Italia

 


Una maxi-esercitazione militare delle forze di pronto intervento USA di stanza nelle basi italiane si è tenuta segretamente dal 6 al 9 novembre in Nord Africa. A renderlo noto, una settimana dopo, il Comando di U.S. Africom di Stoccarda che sovrintende a tutte le operazioni delle forze armate degli Stati uniti d’America nel continente africano.

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Nov 21 2020

Navi da guerra Fincantieri prodotte in USA per evitare l’embargo ad Arabia Saudita

Riceviamo e pubblichiamo:

Navi da guerra Fincantieri prodotte in USA per evitare l’embargo ad Arabia Saudita

 


L’Europa chiede di non vendere più armi all’Arabia Saudita per i suoi crimini in Yemen? Nessun problema: si può andare a produrle negli Stati Uniti d’America e da lì inviarle poi al regime di Riyad.

Da tempo pacifisti e difensori dei diritti umani invocano l’embargo militare nei confronti dei paesi più coinvolti nella carneficina yemenita, mentre il 17 settembre 2020 una risoluzione del Parlamento europeo ha esortato i paesi membri Ue “ad astenersi dal vendere armi e attrezzature militari all’Arabia Saudita, agli Emirati Arabi Uniti e a qualsiasi membro della coalizione internazionale, nonché al governo yemenita e ad altre parti del conflitto”. E cosa fanno allora le aziende leader del complesso militare-industriale italiano? Esternalizzano la produzione di sistemi di morte utilizzando i cantieri d’oltreoceano in mano alle proprie società controllate.

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Nov 5 2020

Solo l’inizio

Come dopotutto poteva essere prevedibile, la rabbia è esplosa e sta esplodendo in tante piazze italiane ed europee. Se fino ad ora Stato e classi dirigenti (capitanati da Confindustria) hanno determinato le condizioni di reclusione differenziata e controllo poliziesco più o meno incontestati da una sorta di obbedienza rassegnata, adesso le strade hanno iniziato a parlare un altro linguaggio. “È solo l’inizio” si sente urlare più o meno ovunque. Forse qualche voce ancora timida tra il marasma delle piazze riempitesi velocemente una influenzata dall’altra; forse l’idea che le misure coercitive saranno inevitabilmente sempre più stringenti; forse l’impressione crescente di non essere affatto tutti sulla stessa barca; forse le contraddizioni sociali che si fanno semplicemente più esplicite, rendendo più chiaro chi da sempre può morire e chi no, lasciando piccole brecce al sentimento vivo di un conflitto che non ha più pazienza di attendere. Forse.

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Nov 5 2020

Assumere più personale sanitario? No, meglio le forze armate contro il Covid-19

Assumere più personale sanitario? No, meglio le forze armate contro il Covid-19

Al di là del riferimento a Vittorio Agnoletto, di cui nessuno si è scordato il ruolo di poliziotto sociale durante il G8 del 2001 a Genova, vi consigliamo la lettura di questo testo uscito di recente sul blog di Antonio Mazzeo.

 

Assumere più personale sanitario? No, meglio le forze armate contro il Covid-19

In un post di ieri 22 ottobre 2020, il medico ed ex europarlamentare Vittorio Agnoletto, uno degli esperti più accreditati nel campo delle politiche sanitarie pubbliche, ci fa sapere di una riunione organizzata a Roma tra alcuni Ministeri e le Regioni per valutare l’opportunità di lanciare un bando della Protezione Civile per l’assunzione di 2.000 persone per potenziare l’esecuzione dei tamponi. Giustamente Agnoletto rileva e lamenta come “nessuno abbia ragionato su queste assunzioni e su quelle di medici e infermieri assolutamente necessarie (ed in numero ben maggiore di 2.000) qualche mese fa per prepararsi all’autunno”.

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Ott 17 2020

Quel sangue puzza di metano

QUEL SANGUE PUZZA DI METANO

Si riaccende lo storico conflitto tra Armenia e Azerbaijan che negli anni ‘90 provocò oltre 20 mila morti. Una guerra che non interessa a nessuno, tanto meno in un momento di pandemie e restrizioni autoritarie. Eppure quel conflitto ci riguarda da vicino. Una delle ragioni della guerra è anche il passaggio del gasdotto che porta il metano dal Mar Caspio alla Grecia. Lo stesso metano finirà nel Tap e attraverso il Gasdotto Snam, un’opera mastodontica che devasterà quasi 700 km di Appennino, passerà proprio sotto i nostri piedi.
Perché la guerra, la devastazione ambientale, la messa in pericolo di località già sventrate dai terremoti sono parte di uno stesso processo con cui i governi e le multinazionali dominano le nostre esistenze. Non rinunciamo al pensiero critico, nemmeno in un momento come questo!

Parliamone insieme lunedì 26 ottobre, alle ore 17 al Circolaccio Anarchico di Spoleto (viale della Repubblica 1/a)

a seguire… castagne e vino!


Ott 13 2020

Ancora collaborazioni fra l’Esercito e l’Università di Trento

Ancora collaborazioni fra l’Esercito e l’Università di Trento

Il 1° ottobre, a Bolzano, sono stati firmati due accordi tra l’Università di Trento e il Comando Truppe Alpine dell’Esercito. Il primo accordo avrà una durata triennale (e sarà di “carattere scientifico”), il secondo invece sarà in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia. Gli argomenti che interessano entrambe le parti spazieranno dall’ambito geografico a quello meteonivologico, dalla cartografia allo studio delle valanghe, per concludere con studi scientifico-culturali sull’ambiente montano.

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Ott 10 2020

Italia-Israele, affari e guerra. Nuovo accordo di cooperazione industriale-militare

Tratto da https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2020/09/italia-israele-affari-e-guerra-nuovo.html

Italia-Israele, affari e guerra. Nuovo accordo di cooperazione industriale-militare

Dodici elicotteri per l’addestramento dei piloti dell’aeronautica militare israeliana in cambio di una partita di missili aria-superficie per armare gli elicotteri da guerra dell’esercito italiano. E’ quanto previsto dal nuovo accordo di cooperazione industriale-militare tra Italia e Israele sottoscritto in video conferenza il 22 settembre dal Direttore generale del Ministero della difesa israeliano, generale Amir Eshel e dal Direttore nazionale degli armamenti, generale Nicolò Falsaperna.

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Ott 10 2020

Via i militari dal Carso!

Tratto da https://nofrontierefvg.noblogs.org/post/2020/10/09/via-i-militari-dal-carso/ 

Via i militari dal Carso!

Dalla rotta Balcanica arrivano a Trieste ogni giorno molte persone. Di queste, poche hanno interesse a fermarsi in Italia, la maggior parte invece prosegue per altri Paesi europei. Per arrivare, queste persone fanno un viaggio terribile, di durata variabile tra uno e i dieci anni, molti sono giovanissimi e giovanissime. Il viaggio ha il suo collo di bottiglia ai confini in Croazia, ai confini  con Bosnia e Serbia. Ormai da anni, infatti, sia la Croazia sia la Slovenia, con il supporto di tutti gli altri Paesi europei, hanno iniziato a violare gli stessi accordi europei, deportando chiunque riescano a scovare sul proprio territorio e negandogli il diritto d’asilo. Questi respingimenti sono brutali, le persone vengono picchiate, derubate, terrorizzate a scopo deterrente (molti racconti diretti di queste violenze si possono trovare qui). Quindi, ognuna di queste persone è costretta a provare più e più volte prima di riuscire finalmente ad arrivare a Trieste, dove purtroppo da quando sono iniziate le “riamissioni informali” in Slovenia non possono nemmeno più sentirsi al salvo. “Le riammissioni” da Trieste infatti, a differenza di quanto riportano i vari politici e prefetti, sono delle pratiche orride, le persone vengono sì “riammesse” in Slovenia, ma in una caserma, da dove poi vengono inserite in una catena di respingimenti, accordati tra gli Stati in modo informale, che in poche ore li riporta al collo di bottiglia da cui sono partiti. Non è ancora chiaro su che base a Trieste vengano eletti gli sfortunati richiedenti asilo da “riammettere” e quelli da tenere, sono stati infatti già “riammessi” sia ragazzini minorenni sia persone provenienti da qualsiasi nazione. Le persone che arrivano qui provengono infatti da Paesi da dove è molto difficile emigrare legalmente: l’Italia fornisce visti di ingresso solo per una minoranza della popolazione, spesso corrispondente alla parte ricca, privilegiata e con potere di quelle società.

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