Gen 31 2018

Contributo alla discussione sulla guerra

Tratto da finimondo.org

di
André Prudhommeaux

Un pericolo immaginario: la guerra dei fascismi contro le democrazie. L’esperienza ha dimostrato che gli uni e le altre erano ben decisi ad ammettere una guerra sola: lo sterminio del proletariato rivoluzionario, per mezzo di tutta la gamma degli espedienti politici, dai più violenti ai più ipocriti (Franco, Negrin).
Un pericolo reale: l’abdicazione morale del proletariato che lascia che lo spoglino dei suoi fini e delle sue aspirazioni, e soprattutto dei suoi metodi e delle sue passioni di classe, per associarsi — nelle idee e nella pratica — ad uno dei clan imperialisti in contrasto.
Osservazione: l’estrema instabilità di questi blocchi imperialisti ci impedisce ogni previsione di qualche durata nel campo delle alleanze. La Russia e la Germania, la Francia e l’Italia, che sono attualmente in campi differenti, sono state alleate ieri e possono ridiventarlo domani. La diplomazia non ha niente in comune con la guerra tra «principi ideologici». Lo sfruttamento dei fattori morali è lasciato ai tecnici della propaganda demagogica e patriottarda, che scoprono sempre le formule necessarie.
Semplice domanda ai partigiani della guerra contro il fascismo: Credete voi che, dato lo stato di degradazione morale in cui si trovano le «democrazie» francese, inglese, americana, ecc., sia nostra funzione il provocare l’allargamento al mondo intero della guerra che combattono in Spagna l’Esercito Rosso di Stalin e le Camicie Nere delle Divisioni italiane?


Gen 31 2018

Letture consigliate

CIVILTA’ DELL’ORRORE

Spesso presentato come il «George Orwell americano», Dwight Macdonald (1906-1982) può esser definito un eretico del marxismo. Irrispettoso della disciplina di partito, fu un accanito anti-stalinista che ruppe anche ogni rapporto col trotzkismo. Nemico del progresso scientifico, in cui non vedeva affatto una premessa di liberazione, sosteneva che un’opposizione radicale a questo mondo dovesse fondarsi sulla tensione etica. Diffidando del passo di marcia delle masse, prediligeva i sentieri dell’individuo.

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Gen 25 2018

Afrin: Gli stati in guerra contro i popoli perderanno

Tratto da roundrobin.info

Afrin appartiene a chi vive ad Afrin. I popoli che vivono ad Afrin sono nati in queste terre e sono morti in queste terre. Vivere là non ha nessun rapporto con piani o programmi. Non sono ad Afrin per motivi strategici. Afrin per loro è l’acqua, il pane, il cibo, il gioco, la storia, gli amici, i compagni, gli amanti, la strada, la casa, il quartiere. Ma per lo stato è solo una strategia. Una strategia che non ha alcuna preoccupazione per Afrin e i popoli che vivono ad Afrin.

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Gen 23 2018

Trento: Iniziativa sulla Libia e le frontiere


Gen 23 2018

Scritte sul comando militare della Sardegna

Ricordiamo che il comando militare è situato in uno dei quartieri storici della città, ed è da sempre un punto sensibile. Nel ’92, durante l’operazione di occupazione militare Forza Paris, un potente ordigno esplosivo danneggiò pesantemente la parete su via Principe Amedeo. Più recentemente è stato oggetto di scritte e attacchinaggi di materiali antimilitaristi, per uno dei quali divers* antimilitarist* sono stat* denunciat*.


Gen 23 2018

Sardegna: Tir del DSV sulla s.s. 130 in direzione RWM

Oggi pomeriggio verso le 16 è stato avvistato un tir della DSV, multinazionale danese dei trasporti e logistica, lungo la s.s.130 in direzione ovest.

La DSV proprietaria anche della Saima Avandero è una delle ditte specializzate nel trasporto di materiali pericolosi. A confermare il sospetto che il tir fosse diretto alla RWM c’erano i segnali di pericolo per trasporto esplosivi attaccati sul retro del mezzo.


Gen 21 2018

Vicenza: 27 gennaio presidio “guerra a chi insegna la guerra”


Gen 21 2018

E’ uscito il numero 1 di “Cassandra”

Per scaricarlo:

cassndra1


Gen 19 2018

Bologna: 27 gennaio presidio contro i signori del petrolio


Gen 9 2018

Resoconto dell’assemblea di Monza e prossimo appuntamento su Libia, frontiere, ENI…

Domenica 17 dicembre si è tenuto a Monza il terzo appuntamento dell’assemblea nata per impostare la solidarietà alle compagne e ai compagni indagati per la manifestazione al Brennero. Prima di tutto si è fatto un breve resoconto delle iniziative svolte il 12 dicembre per collegare la memoria della strage di piazza Fontana alle stragi compiute oggi dallo Stato italiano contro chi cerca di fuggire dalla Libia. Anche se si è trattato per lo più di piccole iniziative, il dato positivo è che si siano svolte contemporaneamente in una decina di città, quanto meno per rompere l’assordante silenzio su ciò che il governo italiano e l’ENI stanno facendo in Africa (tra l’altro l’assemblea si è svolta proprio in una stazione di servizio dell’ENI dismessa e occupata pochi giorni prima). All’intervento in Libia si aggiunge ora quello in Niger, ancora una volta con il pretesto della “lotta ai trafficanti di uomini”. Un intervento militare – deciso in fretta e furia prima che finisse la legislatura, a riprova degli interessi in ballo – dal nome assai emblematico: “operazione saracinesca”. Riaffermato il ruolo del capitalismo italiano in Libia, ora si punta ai paesi confinanti a sud, facendo dell’ex colonia una prigione a cielo aperto.

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