Ott 24 2017

Condanna per articolo contro la guerra

Giovedì 19 ottobre c’è stata la cassazione a Roma per il processo al compagno accusato di istigazione alla
violenza per un articolo apparso sul mensile anarchico “Invece” nel maggio del 2012.
L’articolo riguarda un libro scritto da Pierpaolo Sinconi, capitano dei carabinieri. Egli ha partecipato alle missioni di guerra in Bosnia Erzegovina, Kosovo ed Iraq. Ha insegnato presso centri di formazione per il peacekeeping in Africa, America, Asia ed Europa. Fa parte del gruppo di esperti in peacekeeping e peacebuilding dei paesi del “G8”. E dal 2006 insegna Diritto Internazionale e Diritto Internazionale Umanitario presso il Centro di Eccellenza per le Stability Police Units di Vicenza.
Il reato contestato è “istigazione alla violenza”.
Nonostante l’articolo fosse firmato, i Ros di Roma e Trento hanno svolto indagini per individuare chi fosse l’autore, da lì le perquisizioni nel settembre 2013.

La sentenza è stata confermata ad un anno e tre mesi di reclusione, inoltre il PM ha dichiarato il ricorso in cassazione inammissibile quindi il compagno riceverà anche una multa.
La condanna essendo sotto i tre anni non avrà l’arresto immediato, si hanno ora 30 giorni per depositare gli incartamenti necessari per la richiesta delle possibili pene alternative.

CONTRO CHI VIVE DI GUERRA LA VERNICE È IL MINIMO!

Anarchici ed anarchiche di Trento e Rovereto


Gen 5 2016

Australia: Attaccati uffici del colosso bellico BAE System

Nelle ultime ore di Dicembre del 2015 abbiamo attaccato gli uffici del contractor della difesa BAE Systems su River Boulevard a Richmond con vernice e mazze da cantiere.

BAE System guadagna miliardi dalla guerra e la loro tecnologia è responsabile della morte di innumerevoli civili in tutto il mondo. Continue reading


Apr 9 2009

Comunicati di solidarietà per l’operazione Ixodidae

SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI DI ROVERETO E TRENTO

Lo Stato i suoi servi continuano a non annoiarsi nell’uso di aberranti e pretestuose associazioni nei confronti dei compagni, e di chiunque lotti per il cambiamento di questo mondo, sperando così di poter frenare il malcontento sociale dilagante e irrefrenabile.
Da anni ormai la qualità delle nostre vite all’interno di questo sistema capitalista e democratico è peggiorata e continua a peggiorare. Continuiamo a sentirlo e a dirlo che questo sistema non ha più nulla da offrire. Non c’era nulla da salvare prima, non c’è niente da salvare anche adesso; semplicemente è tutto da cambiare.
Un forte saluto solidale e fraterno a tutti i compagni e le compagne di Rovereto e Trento che questa mattina si sono visti entrare la polizia in casa con un mandato per 270bis, e soprattutto a Massimo che ora si trova nel carcere di Tolmezzo e a Daniela che è ai domiciliari.

Anarchici, 27 agosto 2012, Genova

Oggi, 27 agosto, è stata resa esecutiva l’ ennesima operazione repressiva contro degli anarchici.

La D.I.G.O.S., su mandato della procura di Trento, ha consegnato diversi avvisi di garanzia nella provincia effettuando numerose perquisizioni e due arresti: fin dalla prima mattinata Massimo viene tradotto nel carcere di Tolmezzo – Udine, e Daniela ristretta ai domiciliari. L’ accusa per tutti/e è quella di appartenere ad un’ associazione sovversiva con finalità di terrorismo.
Pur non conoscendo ancora i dettagli, sentiamo la necessità di esprimere tutta la nostra solidarietà con i compagni e le compagne colpite, d’ altra parte le categorie di innocenza e colpevolezza non ci appartengono nè ci interessano: la legge è solo lo strumento che il potere usa per difendere e mantenere sé stesso.
Rifiutiamo inoltre qualsiasi tentativo di imposizione di ruoli, in primis quello di leader, di “capo degli anarchici”, come attribuito da sbirri e giornalisti nei confronti di Massimo. Lo rifiutiamo perché degradante e infamante, oltre che falso, per chi fa della negazione di ogni autorità la propria ragione di lotta. E di vita.
Il tentativo di cancellare l’idea anarchica rinchiudendo chi la porta nel cuore, e nelle strade, si mostra con evidenza: padroni, politici, magistrati e sbirri temono che l’ azione diretta, la conflittualità permanente e l’ orizzontalità dei rapporti si doffondano come un virus contagioso tra gli sfruttati. Dalla nostra pensiamo sia necessario organizzarci affinchè ciò si realizzi, e al più presto.
Per la libertà immediata di Massimo e Daniela. Per la libertà di tutte e tutti.

Roma, 27 Agosto 2012 anarchici e anarchiche

Solidarietà per chi lotta contro l’esistente

Nella mattinata di oggi, 27 agosto, gli sbirri infami hanno arrestato i compagni Massimo e Daniela (quest’ultima agli arresti domiciliari),
perquisito le abitazioni di compagne e compagni, controllato luoghi liberati di Trento e Rovereto, affibbiando il solito articolo del sistema coercitivo imperante contro gli anarchici: il 270bis, associazione sovversiva. Dopo le operazioni repressive contro Fuoriluogo, contro il movimento No Tav, le sentenze del G8 di Genova, fra Ardire e Mangiafuoco, oltre alle denunce a compagne e compagni di Villa Vegan, minacciando lo sgombero dello squat,
il potere tesse ancora la sua tela inquisitoria di persecuzione contro individualità antiautoritarie. Solidali con i perseguitati dallo Stato, ci accingiamo ancora a constatare che le individualità che lottano senza nessuna mediazione con sfruttatori e oppressori, entrano nell’ordinaria repressione contro chi vuole, con il proprio agire, distruggere l’esistente fatto di omologazione, devastazione ambientale, nuclearizzazione dei territori e rapporti mercificati che producono dominio e galere. Pensare e agire contro il controllo e la repressione per essere solidali oltre che complici.
Solidarietà a tutte/i le/gli indagate/i! Massimo e Daniela liberi subito!

Anarchici dalla grigia pianura cremonese

Pistoia

Hanno paura, hanno paura che l’autunno sia caldo, ben più caldo di questa asfissiante estate…hanno paura, hanno paura che il loro mondo, i loro privilegi, la loro signoria cada sotto i colpi possenti della rivolta…hanno paura e, come una belva ferita, colpiscono ciechi chi da sempre lotta, con la mano e la mente, contro l’oppressione dell’autorità, della gerarchia e dello sfruttamento…tremano, tremano scossi dai brividi della rivolta che ribolle in una valle piemontese e che fa vacillare, non accettandola, la loro autorità fatta di ruspe e manganelli, devastazione e lacrimogeni. In questo stralcio di 2012 tanti compagni sono stati sequestrati dallo stato e a loro va il nostro più fraterno abbraccio. Giusto ieri 27 Agosto Massimo ha subito stessa sorte, assieme alla compagna Daniela…ebbene non credano di poterci fiaccare o intimorire, non credano, lor signori, di poter prevenire l’imponderabile…non sperino birri, politicanti ed affaristi di tutelare i propri interessi (e le proprie tibie) dispensando manganellate ed anni di carcere…la voglia di Libertà è un virus contagioso e resistente al vaccino autoritario, e ci sarà sempre qualche infetto pronto ad attizzare il bracere della rivolta. Solidarietà a Massimo e Daniela, solidarietà ai sequestrati nelle operazioni Aediere e Mangiafuoco! Viva l’Anarchia!

Anarchici Pistoiesi.

ZECCA DI STATO

In un mondo all’incontrario le guerre si chiamano “missioni di pace” e la devastazione dei territori viene definita “sviluppo”. Per effetto di questo stravolgimento di termini, chi si oppone a ciò è per forza un terrorista.
Chi spara armi chimiche (proibite nei conflitti esterni, ma in un uso alle forze dell’ordine) ad altezza uomo frantumando i volti dei manifestanti e avvelenando i loro polmoni, è invocato, applaudito e difeso da tutti i mass media asserviti ai partiti (cioè la totalità dell’informazione main stream), mentre chi risponde a questa violenza è sempre il solito “terrorista”, anarchico o no poco importa.
Il PD è uno dei fautori di questa neo-lingua e, in Piemonte, Stefano Esposito, è tra i maggiori responsabili della presenza dell’esercito in Val Susa, l’istigatore compiaciuto delle torture avvenute il 3 luglio  2011 nei confronti dei 4 manifestanti arrestati nel corso dell’assalto al non-cantiere, il responsabile morale della criminalizzazione degli anarchici trentini e, in particolare, dell’arresto del nostro  compagno Massimo, da lui spesso indicato come un capo della rivolta valsusina. Il suo unico neurone non gli permette di comprendere che gli anarchici non hanno capi e tanto meno aspirano a diventarlo. Sigle, leader, capi carismatici e tutte le miserie derivanti le lasciamo con piacere ad un potere che cerca di plasmare il suo nemico a sua immagine e somiglianza nell’inutile sforzo di incasellarlo per reprimerlo in modo isterico e vendicativo.
Per di più ci pare che i valsusini in lotta, e tutti/e coloro che si oppongono alla distruzione di monti e fiumi non hanno certo bisogno di qualcuno che gli dica “che fare”, dato che ci riescono benissimo da soli.
In un mondo all’incontrario i legami d’amicizia e complicità, vengono trasformati in “sodalizi criminosi” ai quali, per meglio configurarli, vengono attribuiti delle sigle mai lette da nessuna parte, inventate di sana pianta dagli indagatori di turno.
È così che a due giorni dal campeggio NO TAV a Rovereto la procura di Trento arresta due anarchici indigeni e ne indaga 43 per vari reati, dall’occupazione di stabili dismessi ad anonimi atti di sabotaggio dal 2009 ad oggi. Il legame con la lotta in Val Susa è più che evidente, tanto quanto il generoso contributo che i compagni trentini vi hanno apportato.
Con questa operazione, unitamente ad altre avvenute in questi ultimi mesi in tutta Italia contro realtà e individui impegnati nella lotta contro nocività e devastazione dei territori, si vuole eliminare dai conflitti la presenza degli anarchici. Il gioco è sempre lo stesso e molto vecchio, quando l’ordine costituito pensa di andare incontro a momenti storici che potrebbero metterlo in discussione si premura di togliere di mezzo gli elementi più attivi  nelle lotte e cerca d’isolare tutti/e coloro che si negano a qualunque compromesso con il potere e che, nella lotta, non mettono in scena nessuna pantomima costruita ad hoc per la stampa, che già sappiamo da che parte sta.
Anarchici che da sempre hanno dato più che un supporto lottando e rischiando in prima persona nonostante la repressione da un lato, e le accuse di “cittadinismo” dall’altro.
Affinché entrambe queste cloache scompaiano dalle nostre strade e dalle nostre montagne auspichiamo la generalizzazione della rivolta in ogni territorio. Solidarizziamo con chiunque si opponga all’autorità in ogni dove.
LIBERTA’ PER DANIELA E MASSIMO, LIBERE/I TUTTE/I
NO TAV
NO STATO

individualità anarchiche associatesi per l’occasione, in Milano 30/08/2012

COMUNICATO IN SOLIDARIETÀ A DANIELA, MASSIMO
E AI COMPAGNI DI TRENTO E ROVERETO PERQUISITI ED INDAGATI

Le notizie dell’arresto di Daniela e Massimo, delle perquisizioni e dell’ennesimo tentativo di usare i reati associativi contro compagni anarchici riempiono di nuova rabbia i nostri cuori.
Non ci stupiamo dell’accanimento che – con incalzante arroganza – magistratura e sbirraglia stanno esercitando contro chi lotta per un mondo diverso. Non restiamo attoniti né inermi come i tutori dell’ordine democratico vorrebbero.
Siamo solidali e complici con i compagni di Trento e Rovereto davanti a questo nuovo attacco dello stato.
Nell’ultimo anno e mezzo, a partire dalla maxi operazione contro Fuoriluogo a Bologna, passando da quella contro i NO TAV, per arrivare più di recente alle operazioni Ardire e Mangiafuoco, fino a quest’ultima, si sono susseguiti pesantissimi attacchi repressivi contro chi, nelle proprie città e valli, contrasta le ideologie e le pratiche gerarchiche, devastatrici e sfruttatrici di questo stato.
Alla base di queste maxi-operazioni leggiamo il raffazzonato tentativo di mettere fuorigioco l’idea e la pratica anarchica, snaturandola attraverso montature che affibbiano gerarchie e ruoli a gruppi informali di compagni, fatto quanto mai distante dal nostro modo di concepire e realizzare rapporti e percorsi di lotta.
Accanto a questo vi è il tentativo di isolare e dipingere come mostri votati ad una cieca violenza i compagni messi sotto attacco, il che non ha trovato fino ad ora un reale riscontro: la lotta contro il TAV dentro e fuori la Val Susa, le lotte per la casa nei quartieri popolari, quelle a fianco dei detenuti di CIE e carceri – per citarne solo alcune – hanno reso evidente quanto sia forte, in questi anni in cui “la crisi” si fa sentire pesantemente, ciò che si può mettere in campo e stravolgere se si sceglie di fare della propria vita una lotta contro i meccanismi oppressivi di questo stato, e quanto sia sempre più reale ed evidente che i compagni anarchici non sono gli unici, né tanto meno isolati, nelle lotte che continuano ad attraversare le nostre città e le nostre valli.
Solidarietà con gli otto compagni indagati per associazione sovversiva a Trento e Rovereto!
Un forte abbraccio solidale e complice a Daniela e Massimo! Siamo con voi!

Anarchici di Lecco

Il circolo S’ARXA di Cagliari esprime totale SOLIDARIETA’ ai compagni/e colpiti dalla repressione, e allo spazio ELTAVAN, il 27 agosto ’12, tra Trento e Rovereto

Questa volta e’ toccata alla magistratura di Trento, l’ennesima operazione repressiva e di criminalizzazione
contro attivisti rivoluzionari, a poche ore dall’inizio del campeggio a Rovereto contro la “TAV”, dimostra
quanto spudorato, arrogante e autoritario sia lo stato italiano. Degno rappresentante della UE e della NATO, e
delle politiche capitaliste-neoliberiste. Per mantenere lo status quo, da un lato massacrano, bombardano,
distruggono, affamano e sfruttano e dall’altro reprimono i nemici interni (anarchici e rivoluzionari in generale)
che a tale sistema non si conformano e combattono.
Non esistono parole che possano esprimere l’ODIO che proviamo di fronte a coloro i quali, queste operazioni
repressive ordinano, eseguono, e supportano mediaticamente (magistrati, sbirri e giornalisti).
Al compagno e alla compagna arrestata va tutta la nostra SOLIDARIETA’ e il desiderio di vedervi SUBITO LIBERI
affianco (anche solo idealmente) nelle prossime lotte e battaglie contro lo stato/capitale. cosi come inviamo un
SALUTO a pugno chiuso e cuore aperto, a tutte/i indagati inquisiti, e perquisiti, ai loro compagni/e amici e
amiche: che la lotta continui!!
de sa kolonia sarda, saludus solidalis! gherra a s’istadu,! morti a su kolonialismu e a s’imperialismu!
SA LUTTA SIGHIDI!
DANIELA LIBERA! MASSIMO LIBERO! TUTTE LIBERE-TUTTI LIBERI!!

27/08/2012 kasteddu 29-austu-2012 circulu libertariu S’ARXA

Massimo e Daniela liberi subito!!
Solidarietà agli indagati!

Come compagni e compagne del Centro Popolare Autogestito Fi*sud esprimiamo la nostra massima solidarietà a Massimo, in carcere ad Udine, a Daniela, agli arresti domiciliari, e a tutti i compagni indagati nella cosiddetta “operazione loxididae” condotta lunedì 27 agosto con decine di perquisizioni tra Trento e Rovereto dalla Digos trentina.
Questa è solo l’ultima di una lunga serie di “sensazionali” maxioperazioni che nell’ultimo anno sono state condotte in varie città italiane: Bologna, Firenze, Torino e Perugia. L’accusa stavolta è associazione sovversiva.
L’apparato repressivo riprova a costruire teoremi e a cucirli addosso a chi si espone tenacemente e quotidianamente contro la devastazione del territorio (in Val Susa come a Trento), contro il fascismo, contro un sistema fondato sullo sfruttamento, nel tentativo di dividere e isolare i cosiddetti “cattivi”.
Il solito schema, funzionale affinché la contestazione rientri nei ranghi delle compatibilità “democratiche” e legalitarie.
Anche i tempi non sono casuali.
L’apparato repressivo sa bene quando è il momento giusto per sferrare l’attacco: pochi giorni prima dell’apertura del campeggio Notav a Marco nei pressi di Rovereto, nonostante gli arresti fossero stati firmati già un mese fa data la “pericolosità” dei soggetti, nel tentativo di scoraggiarne la partecipazione che nell’ultimo anno in Trentino è cresciuta esponenzialmente.
Il movimento NOTAV ha dimostrato che uniti si va avanti, che non ci sono buoni e cattivi.
Noi non ci stiamo a prendere parte al gioco della desolidarizzazione e delle divisioni: la lotta di Massimo, Daniela e degli altri 43 indagati sono le lotte dei NOTAV e quindi di tutti noi.
Anche per questo ci rendiamo disponibili fin da ora per organizzare iniziative di solidarietà, d’informazione e di autofinanziamento per sostenere politicamente ed economicamente i compagni.
La solidarietà è un’arma
Continuiamo ad usarla!

(2 Settembre 2012) CPA Fi*sud

Sempre al fianco di chi lotta e resiste

A tutte le compagne e ai compagni di Trento e Rovereto, colpiti dalla nuova ondata repressiva dello stato, che ha visto il suo inizio lunedì 27 agosto, diamo la nostra massima solidarietà.
Ancora una volta ci viene dimostrata la violenza e la ferocia con cui lo stato si accanisce contro le realtà di lotta che lavorano su temi cari al capitalismo quali lo sfruttamento, la speculazione e la devastazione del territorio, capaci di mettere in luce tutta la sua crudeltà e miseria che, di conseguenza, provoca. L’operazione repressiva arriva a pochi giorni da un importante appuntamento di lotta come il campeggio no tav, con l’intento (pensano loro) di impaurire e scoraggiare le tante persone che, invece, lo frequenteranno per dire ancora una volta no ad un’opera inutile e dannosa.
E’ fin troppo chiaro come lo stato e i suoi servi siano in debito d’ossigeno e, per questo, costretti a ricorrere a misure repressive contro chi, giorno per giorno, mette in discussione l’attuale sistema.
Solidarietà a tutte/i gli indagati e i perquisiti!
Daniela e Massimo liberi!

O.S.A. Operai Studenti Autorganizzati Bassano

Sesto S.Giovanni

Massimo e Daniela liberi subito!!
Ancora una volta chi lotta e si oppone alla logica del profitto, che distrugge gli esseri umani e la natura, ostacolando gli affari del grande capitale, viene perseguito e arrestato.
Questa volta è toccato a Massimo Passamani e Daniela Battisti, accusati anche di associazione sovversiva. Hanno partecipato alla lotta contro la TAV: un’opera inutile, dannosa alla salute dei cittadini e del territorio, costosissima, contro cui da anni si battono le popolazioni coinvolte da questa maxi-opera, che persino la Francia, per bocca del suo presidente, sta ripensando.
Oggi in molti paesi d’Europa c’è un’associazione davvero sovversiva: l’alleanza tra  i padroni, i banchieri e il loro Stato, che sta distruggendo quanto rimasto dei diritti dei lavoratori, conquistati con lacrime e sangue. E’ l’associazione sovversiva che priva del futuro lavoratori e giovani contro cui, in questi giorni, si stanno battendo gli operai della Sardegna, tanto per fare un esempio.
Chi lotta per difendere i diritti dei lavoratori e delle popolazioni viene criminalizzato, denunciato, arrestato.
A chi, invece, assassina gli operai e le popolazioni – come i padroni dell’ILVA – lo Stato offre i soldi (i nostri soldi, quelli che “non ci sono” per la sanità, per la scuola, per le pensioni …) perché ricomincino a fare profitti. I manager delle grandi società finanziarie, i banchieri, diventano ministri, capi di Stato, presidenti della BCE.
Esprimiamo quindi tutta la nostra solidarietà militante a Massimo Passamani arrestato e in carcere a Udine e a Daniela Battisti, agli arresti domiciliari.
La loro battaglia, che è quella di chiunque lotta contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, è la nostra battaglia.

2 settembre 2012 Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Arresti a Trento. Teoremi e manette

L’operazione “Ixoditae”, (“zecche”) frutto di un immaginario poliziesco di chiara impronta fascista, è solo l’ultima di una lunga serie di attacchi della magistratura contro l’opposizione politica e sociale.
Gli anarchici – più di chiunque – finiscono nel mirino, perché la critica radicale allo Stato e al capitalismo si sostanzia nella capacità di lotta, nella costruzione di percorsi di autogestione e di autonomia dall’istituito, nella consapevolezza che un percorso rivoluzionario è necessario perché la ferocia dello sfruttamento e della gerarchia vengano spezzate.
Oggi più che nel recente passato la magistratura si è assunta il compito di farla pagare a quanti, in uno scontro sociale che non potrà che farsi più duro, propongono una diversa organizzazione sociale, senza sfruttamento, senza proprietà privata, senza istituzioni statuali.
L’utilizzo di reati associativi, o di reati che presuppongono una responsabilità collettiva al di là delle responsabilità individuali, sono stati in questi anni l’arma di guerra usata dalla magistratura per privare della libertà chi si oppone all’ordine costituito.
Intendiamoci.
Non ci stupisce che i giudici perseguano chi viola le regole imposte dallo Stato, chi non ne accetta l’autorità e vuole un assetto sociale senza stato.
La democrazia, che vanta la propria capacità e volontà di accettare il dissenso, mostra la propria attitudine intrinsecamente disciplinare nei confronti di chi vuole cambiare le regole di un gioco truccato sin dalla sua costituzione formale. Una costituzione che – a parole – sancisce l’uguaglianza formale tra diseguali.
I reati associativi sono reati politici. L’esistenza stessa di una legislazione che li prevede è il segno che le dichiarazioni altisonanti dei magistrati che dicono di voler perseguire fatti specifici non sono che fumo negli occhi. Non a caso i “fatti specifici” che vengono incollati alle accuse associative sono per lo più gesti di protesta sociale, comuni a tutti i movimenti, come i blocchi, le scritte, le manifestazioni spontanee, la violazione di zone militari o la solidarietà attiva con gli esclusi dalle tutele riservate ai ricchi.
Quando la magistratura non utilizza i reati associativi, che consentono arresti e lunghe detenzioni, di fatto, ripetiamo, si ispira comunque al principio della responsabilità collettiva. L’inchiesta contro i No Tav accusati della resistenza all’occupazione militare della Maddalena in Val Susa ne è un esempio molto chiaro.
Lo stesso principio è stato adottato verso gli antirazzisti torinesi inizialmente accusati di associazione a delinquere, che sono stati comunque rinviati a giudizio collettivamente, nonostante il reato associativo non abbia retto al giudizio del riesame.
L’inchiesta per associazione sovversiva che ha privato della libertà due anarchici trentini e ne investe altri 43, come tante altre che l’hanno preceduta, è il segno chiaro della difficoltà che hanno oggi le istituzioni di fronte all’estendersi – anche al di là del movimento anarchico nelle sue tante articolazioni – di una critica radicale ad un sistema di relazioni sociali che distrugge il pianeta e condanna ad una vita miserabile miliardi di esseri umani.
La violenza estrema dello sfruttamento e dell’oppressione relega la maggior parte degli abitanti del pianeta nell’inferno degli ultimi. Un inferno più fondo e più buio di un secolo fa. La piramide sociale è sempre più aguzza: i tempi delle socialdemocrazie sono passati, le logiche disciplinari si impongono a livello planetario, sullo sfondo dello scontro sempre più duro per un’egemonia che vede nuovi agguerriti protagonisti scendere in campo.
Le logiche feroci del conflitto tra potenze non lasciano più spazio per la mediazione con le opposizioni politiche e sociali neppure nei paesi ricchi.
Questa realtà asfittica e disumana ci racconta dell’urgenza dell’anarchia, dell’urgenza di un agire rivoluzionario che spezzi la piramide e apra un tempo altro.
L’estendersi di un desiderio di partecipazione diretta alle scelte che li riguardano di sempre più persone, che rifiutano, nei fatti, di dare fiducia ad un sistema che garantisce solo il dominio e la gerarchia, fa paura. E fanno ancora più paura coloro che queste idee sovversive le praticano e le offrono come possibilità a coloro che incontrano.
Una possibilità che, nonostante gli apparati di cui dispongono, fa tremare governanti e padroni.
Uno Stato che uccide, bombarda, tortura cerca di seppellire con anni di galera chi non si piega al suo ordine. Vogliamo liberi tutti.

(7 Settembre 2012) La Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana

Foggia

I compagni e le compagne del centro di documentazione Filorosso di Foggia si uniscono nella solidarietà ai compagni inquisiti

Solidarietà ai compagni di Trento e Rovereto

Esprimiamo la nostra solidarietà militante ai compagni che sono stati arrestati il 27 agosto in un’operazione repressiva che si è svolta tra Trento e Rovereto ed esprimiamo tutta la nostra vicinanza agli oltre 40 compagni perquisiti e indagati.
L’artiglio repressivo dello Stato arriva puntuale in un momento in cui questo è impegnato a varare continue manovre “anticrisi” che si traducono in una politica di lacrime e sangue fatta di tagli ai servizi pubblici, privatizzazioni, diminuzione dei posti di lavoro, devastazione del territorio e spreco di denaro pubblico per la costruzione di grandi opere utili solo agli interessi del capitalismo! Inevitabilmente il tutto è condito con maggior controllo, militarizzazione e repressione necessari per garantire la riuscita di questa riorganizzazione strutturale che il governo Monti sta dando all’Italia per tentare di sopravvivere alla crisi economica intrinseca al sistema capitalista e per mantenere una forzata “pace sociale”. L’intento è di evitare lo sviluppo di qualsiasi forma di contestazione non controllata dai revisionisti e non compatibile con il sistema.
Ancora una volta vengono colpite realtà organizzate che sono impegnate in prima linea a lottare, in questo caso contro la speculazione e per la difesa del territorio, come sta avvenendo in Trentino e da anni in Val Susa contro la costruzione del TAV. Questa inchiesta vuole dare un altro colpo basso al forte movimento No Tav, che vive grazie alla determinazione degli abitanti di un’intera valle unita a quella dei compagni che da anni credono in questa lotta e cercano di dare il proprio contributo per il suo avanzamento.
Tre inchieste contro i compagni anarchici in meno di tre mesi sono solo le ultime vicende giudiziarie che stanno colpendo numerosi compagni, studenti e anche lavoratori che lottano. Tutto ciò è espressione della guerra sul fronte interno che lo Stato conduce contro il possibile sviluppo della lotta di classe e, in termini preventivi, dello sviluppo della prospettiva rivoluzionaria. L’altra faccia della medaglia della guerra imperialista sul fronte esterno, che nelle sue numerose aggressioni ha visto l’Italia impegnata direttamente (dall’Afghanistan alla Libia).
La solidarietà è l’arma migliore per spezzare l’isolamento in cui vogliono confinare i singoli compagni con il carcere, con le perquisizioni e le indagini e per rilanciare la lotta No Tav che oggi fa seriamente preoccupare speculatori e capitalisti italiani ed europei, e in generale per rafforzare ogni mobilitazione colpita dalla repressione.
Solidarietà ai compagni colpiti dalla repressione!
Libertà per Massimo e Daniela!
Ora e sempre No Tav!

29 agosto 2012 Compagne/i per la costruzione del Soccorso Rosso in Italia

Non entriamo nel cappello del mago

Ancora una volta alcuni compagni anarchici vengono arrestati con accuse deliranti, un fatto che si ripete con cadenza periodica. Ora nelle patrie galere è finito Massimo Passamani e la compagna Daniela Battisti è sottoposta agli arresti domiciliari.
Le accuse sono ridicole, il nome dato all’operazione di polizia puzza di fascista,”Ixodidae” che significa zecca, è esemplare e non nasconde l’utilizzo simbolico di una operazione di polizia diretta a discriminare gli arrestati ed il loro ruolo nelle lotte sociali, dall’antifascismo all’opposizione alla costruzione della Tav ed alla solidarietà espressa e dimostrata al movimento in Val Susa.
Scontato il grande risalto mediatico all’operazione, sventolati come risolutori alla riuscita delle indagini una mole impressionante di controlli telefonici, mail e gps, che dimostrano un controllo sociale da fare impallidire il vecchio KGB, per arrivare ad un reato associativo che da solo, anche senza riscontri oggettivi a carico degli imputati, fa rischiare anni di galera.
Questi arresti sono la conferma di una tendenza del controllo sociale a prevenire ogni ruolo nel prossimo futuro assunto dal movimento rivoluzionario, i comunicati di sostegno alla operazione della DIGOS, in primis quello del partito democratico, sono rivolti alla pura criminalizzazione di attività e comportamenti non controllabili, e quindi da additare come illegali e da criminalizzare nel più classico degli schemi di propaganda di regime, per cercare di togliere ogni possibile supporto e condivisione alle forme di opposizione radicali, agli anarchici ed al movimento rivoluzionario, per cacciare in galera il dissenso a “furor di popolo”.
Noi libertari non cadiamo in questa trappola, continuiamo ad affermare la nostra indisponibilità al compromesso politico e sociale basato sulla distruzione ambientale e sulla macelleria sociale imposti dalla dittatura dell’accumulazione capitalista, per una società comunista e libertaria, dove siano i lavoratori, i ceti popolari a scegliere il proprio destino e non i consigli di amministrazione delle aziende ed i loro servitori di Stato.
Agli arrestati la nostra solidarietà umana e politica, siamo stufi di vedere compagn* essere tirati fuori dal cappello dei maghi dello Stato e le loro vite gettate al vento per rinvigorire lo show di fronte ad un pubblico in mano agli illusionisti di un sistema di
potere che sempre più usa metodi repressivi contro ogni pratica di dissenso che sia fuori e contro le logiche del dominio capitalista.

(1 Settembre 2012) Federazione dei Comunisti Anarchici Segreteria Nazionale

Comunicato di solidarietà con i colpiti dall’operazione “Ixodidae”

Nella mattina del 27 agosto è scattata un’operazione di polizia condotta dalla Digos di Trento contro 43 anarchici che ha portato alla custodia cautelare in carcere di Massimo e agli arresti domiciliari di Daniela. Contestualmente sono state perquisite una decina di abitazioni e due sedi del movimento anarchico a Trento e Rovereto. L’accusa è di associazione sovversiva.
PERCHE’ E’ IMPORTANTE ESPRIMERE LA NOSTRA SOLIDARIETA’ AGLI INDAGATI?
L’intento di quest’operazione non è certo fermare una pericolosa associazione di terroristi ma criminalizzare e disarticolare le lotte sociali in Trentino.
Il reato di associazione sovversiva (art. 270 codice penale) è stato introdotto dal Codice Rocco, come si legge nella Relazione introduttiva al codice, esplicitamente per punire “bolscevichi ed anarchici”, categorie perseguitate in quanto oppositrici del regime fascista.
Questa tipologia di reato ha un contenuto talmente indefinito e generico che si presta anche oggi ad assumere la stessa funzione che aveva durante il ventennio. Anche nel caso degli anarchici trentini viene infatti colpito un determinato gruppo politico presumendone la pericolosità sociale non attraverso l’attribuzione a persone determinate di reati specifici, ma attraverso la semplice adesione ad un’ideologia, ad un’area politica, ad una volontà di opposizione sociale.
Vogliono etichettare come pericolosi sovversivi chi organizza presidi e cortei o chi scrive le proprie idee e rabbia sui muri. E si commenta d’altronde da sé il fatto che – dopo tre anni di indagini e aver speso un sacco di soldi in intercettazioni, microspie e pedinamenti – le perquisizioni nelle case dei “terroristi” facciano rinvenire solo due bastoni, caschetti da arrampicata e un computer.
Nonostante l’”excusatio non petita” del procuratore generale, quest’indagine costituisce quindi un atto di repressione politica delle idee e delle intenzioni da vero regime autoritario, a incominciare dal nome che le hanno dato. “Ixodidae” in latino significa zecche, che è l’insulto che i fascisti rivolgono agli antifascisti. Insomma, c’hanno proprio messo la firma!
Significativa è poi la tempistica degli arresti che giungono tre giorni prima del campeggio No-Tav a Marco di Rovereto.
Gli anarchici infatti sono una componente importante del movimento No Tav del Trentino, un movimento che pur composito ha dimostrato forza, radicalità e unitarietà. La criminalizzazione mira proprio a spezzare questa coesione etichettando ed isolando una parte del movimento, tentando di intimidire chi ne fa parte e di tenere a distanza chi potrebbe avvicinarsi.
Tentativo che tuttavia non ha sortito l’effetto sperato: il Coordinamento Trentino No-Tav ha subito espresso la sua solidarietà con gli arrestati e il campeggio è stato un successo di partecipazione.
In una fase in cui la crisi del sistema capitalista si manifesta nel saccheggio dei beni comuni, nell’arretramento dei diritti, nella dittatura delle banche, diventa strategico per il potere impedire forme di autorganizzazione collettiva e di lotta che vadano oltre l’atto autolesionistico e disperato.
Viceversa per chi non accetta di subire passivamente tutto questo diventa necessario unire le lotte (e prima ancora unirsi alle lotte) e dichiarare
SIAMO TUTTI SOVVERSIVI!

5.9.2012 Collettivo universitario Trento Anomala Cso Bruno

Il Partito della Rifondazione Comunista del Trentino Alto Adige

esprime la sua solidarietà a Massimo Passamani, a Daniela Battisti, a tutti i compagni del Movimento No Tav che in questi giorni sono vittime della repressione di chi vuole intimidire un movimento popolare che in piena libertà e senza condizionamenti vuole opporsi alla realizzazione di un’opera inutile e devastante come il TAV.
Anni di lotte in Val di Susa, anni di lotte in Trentino Alto Adige come in altre parti d’Italia non si fermeranno né con l’intimidazione né con la repressione.
A leggere le motivazioni degli ultimi provvedimenti a carico di decine di attivisti NoTav c’è da rimanere allibiti. Siamo al di là di ogni logica o fondamento di legittimità. Molto semplicemente siamo alla persecuzione delle idee, al divieto di manifestare.
Il salto di qualità nella prassi repressiva è evidente, chi non è in linea con gli orientamenti del blocco politico affaristico pro Tav è sicuramente un nemico da spazzare via. Noi questo non possiamo accettarlo, non accettiamo la criminalizzazione di un movimento che lotta non solo per difendere l’ambiente, che lotta non solo contro la devastazione di interi territori, che lotta non solo contro il depauperamento economico delle zone attraversate dal TAV, che lotta anche per affermare che il liberismo non è la fine della storia ma che un modello sociale, economico, politico diverso è possibile.
Come Rifondazione Comunista respingiamo senza mezzi termini forme di repressione e di censura, l’idea di ridurre il conflitto contro il TAV a mera questione di ordine pubblico.

Francesco Porta
Coordinatore Regionale del Trentino Alto Adige
Partito della Rifondazione Comunista

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA DI BIELLA

Stiamo assistendo a un crescendo e continuo attacco da parte della maggioranza che sostiene il
governo Monti contro chi dissente, con la complicità e l’utilizzo di tutti gli strumenti e gli amici a
loro disposizione, dai media, giornali e tv, fino ai magistrati che si reinventano teoremi e
rispolverano articoli del codice Rocco di epoca fascista. Si va dagli articoli contro, emblematico
quello della Stampa di Torino di mercoledì 29m agosto contro Di Pietro, fino alla criminalizzazione
dei movimenti che si oppongono, in primo luogo quello NO TAV, portata avanti senza mezze parole
da deputati come Esposito o Di Napoli o con perquisizioni e arresti costruiti su fantomatiche accuse, come quelli avvenuti nei giorni scorsi a Trento contro esponenti di movimenti che lottano
continuamente per la difesa dei diritti, del lavoro e dell’ambiente e a fianco del movimento NOTAV.
Questi arresti indiscriminati e le perquisizioni subite da altri giovani, non sono altro che azioni
repressive che vogliono intimidire un movimento popolare che in piena libertà e senza
condizionamenti vuole opporsi alla realizzazione di un’opera inutile e devastante come il TAV.
Le motivazioni di questi ultimi provvedimenti sono un esempio di come questo governo intenda,
senza alcun pudore o remora democratica, colpire quanti si oppongono utilizzando logiche prive di
legittimità. Chi dissente deve essere spazzato via senza se e senza ma.
Per questo il Partito della Rifondazione Comunista di Biella si unisce al Partito della Rifondazione
Comunista del Trentino Alto Adige nell’esprimere la solidarietà a Massimo Passamani, a Daniela
Battisti, a tutti i compagni del Movimento NO TAV che in questi giorni sono vittime di questa
repressione.
Queste azioni non riusciranno a fermare anni di lotte in Val di Susa, come in altre parti d’Italia .
Come Rifondazione Comunista respingiamo senza mezzi termini ogni forma di repressione e di
censura e l’idea di ridurre il conflitto contro il TAV a mera questione di ordine pubblico.

La segreteria biellese del PRC

Il bandito Passamani

La mattina del 27 agosto la questura di Trento ha condotto un’operazione che ha portato all’arresto degli anarchici Massimo Passamani e Daniela Battisti. Passamani è stato condotto al carcere di Tolmezzo e la compagna relegata agli arresti domiciliari. Altre 43 persone risultano indagate.
I media mainstream hanno fedelmente riportato le veline della Digos (la polizia politica) e hanno parlato di anarco-insurrezionalisti. Questa la nuova etichetta omnicomprensiva che ha preso il posto di quella ormai stantia di black-block. L’accusa è quella di aver costituito un’associazione sovversiva contro l’ordine costituito. Capiamoci, un’associazione tutta particolare, una fattispecie di associazione costruita ad hoc al di fuori della normale giurisdizione. Infatti per rientrare in questo tipo di associazione non è necessario che gli inquisiti si conoscano, non è necessario aver preso decisioni insieme, non è necessario che ci siano stati contatti, è sufficiente pensarla allo stesso modo.
Come gli investigatori abbiano costruito in questo caso l’associazione lo si capisce direttamente dal nome dato all’operazione: Operazione Zecca. Sì proprio zecca, quell’appellativo con cui i fascistoidi definiscono i compagni. Zecca, un animale inutile che succhia il sangue altrui e deve essere schiacciata. Ovviamente non l’hanno chiamata Operazione Zecca ma con l’humor nero che contraddistingue l’estrema destra, hanno sfogliato il vocabolario e hanno cercato il nome latino di questo parassita: Operazione Ixodidae (chissà i ghigni dopo questa ideona). Un termine tecnico regalato ad un governo tecnico ma è bastato grattare, appena sotto, e si è svelato in fretta cosa si nascondesse dietro tutto questo tecnicismo.
Massimo Passamani è un bandito dalla società. Più volte arrestato e sempre scarcerato per non aver commesso il fatto, non ha mai goduto della prescrizione. Non ha fondato la propria vita su un lavoro sicuro, sulla rincorsa delle agiatezze e della pensione. È un anarchico serio e preparato. Riconosciuto e stimato a livello nazionale e internazionale. Sempre presente dove ha ritenuto di poter dare un proprio contributo.
Da mesi il politico-amministratore, deputato piemontese del Partito Democratico, Stefano Esposito, si scagliava contro la presenza di Massimo in Val Susa. A dare man forte all’amministratore ci ha pensato il noto Massimo Numa, giornalista di cronaca locale da più di un decennio per La Stampa e conosciuto come fedele trascrittore delle veline della Questura di Torino. Moltissimi i suoi articoli infamanti e basati sul nulla che hanno infangato molti NoTAV. Il caso più famoso è sicuramente la montatura che portò al suicidio di Edoardo Massari (Baleno) e di Soledad Rosas (Sole), nonché ad un’ingiusta carcerazione per Silvano Pelissero.
Stefano Esposito non è un bandito dalla società, anzi lui, sin dal diploma delle superiori, è stato incaricato dal Partito di sedere nei consigli di amministrazione delle società partecipate, con una lunga carriera nello smaltimento dei rifiuti.
Stefano Esposito, a differenza di Massimo, ha accettato in pieno il proprio ruolo in questa società, con dichiarazioni dei redditi superiori ai 100.000€ e future pensioni accumulate grazie ai vari incarichi politici e amministrativi.
Stefano Esposito, con tutto il Partito Democratico, ha scelto da che parte stare, lo hanno chiaramente indicato con cartelloni pubblicitari enormi (quelli che costano migliaia di euro l’uno) piazzati nel torinese: loro stanno con le aziende che lavorano nel finto cantiere, questo sì un vero succhiasangue dei soldi pubblici. Quelle ditte costituite come scatole cinesi pochi giorni prima dell’avvio del finto cantiere. Oppure legate all‘ndrangheta, come emerge da diverse inchieste. Loro hanno deciso di stare da quella parte e Massimo è divenuto per loro un nemico, un eretico, un brigante, un banditen, un terrorista, un anarcoinsurrezionalista.
In loro soccorso hanno chiamato gli stessi che dagli anni 20 difendono gli interessi dei poteri più o meno occulti in Italia, quelli che dopo la vergognosa caduta della dittatura fascista si sono riciclati ai vertici degli apparati della Repubblica, come il famoso dottor Guida. Li ritroviamo nell’immediato dopoguerra in Sicilia al fianco di mafiosi e FFOO per fermare le rivendicazioni dei contadini. Poi negli anni ’60 – ’70 strenui alleati dell’eversione Atlantica in Italia e ora ancora presenti con le loro insegne nelle Questure e non solo, come dimostra la vicenda dell’ufficio epurazione (così diceva il cartello al posto di Ufficio Immigrazione) della Questura di Trieste con tanto di immigrati misteriosamente morti, busti e foto del Duce come corredo negli uffici.
Massimo Passimani non penso si preoccupi del carcere, è una persona matura e cosciente di quanto il sistema possa divenire violento pur di perpetuarsi fedele a sé stesso nei secoli, un sistema pronto a bloccare qualunque anelito di cambiamento e giustizia che possa mettere in pericolo la sua esistenza. Non per questo Massimo deve rimanere in carcere, non abbiamo bisogno di eroi e lui sicuramente non lo vuole essere. Abbiamo bisogno di persone serie e preparate, non invischiate nei sollazzi dei palazzi ma attive tra la popolazione. Persone capaci di parlare all’animo e alla mente, non alla pancia, dei cittadini e per questo Massimo deve essere libero, abbiamo bisogno di persone come lui.
La scommessa dell’etica anarchica è quella di trasformare il modo di vivere in un’avventura appassionante fra noi e il nostro ambiente, senza l’ansia del dominio né i crampi del senso di colpa. (Massimo Passamani, “Note su aborto, diritti e natura”)

31 agosto 2012 di Rom Vunner (dal blog di Daniele Barbieri & altr*)

Replica sul blog

Conosco Massimo Passamani da una decina di anni. all’epoca la Cabilia, la mia regione di origine, in Algeria, era in stato di insurrezione generale. Lui e molti anarchici italiani si erano appassionati per questo popolo che senza l’uso delle armi era riuscito a sollevarsi e affrontare a mani nude la repressione feroce dell’esercito algerino. Nessuno parlava di quella insurrezione. la caduta del regime algerino non era nell’agenda delle potenze internazionali e quindi il mondo intero fece finta di nulla. L’ordine del giorno era la privatizzazione del petrolio algerino e nessuno voleva rinunciare alla fetta di torta.
Loro, gli anarchici, erano gli unci a cercare di attirare l’attenzione intorno a quella rivolta. Incontrai Massimo quando ci organizzarono una serata pubblica a Rovereto per parlare di Cabilia. Da lì abbiamo avuto varie occasioni di vederci e di chiacchierare. Qualche volta a rovereto dove vado spesso per motivi vari, qualche volta a Torino o in valle di Susa, dove è invece il Passamani a venire spesso per le sue note attività di associazione a delinquere.
Comunque da quello che ho avuto modo di capire dai nostri incontri il Passamani è una persona veramente pericolosa. Non fa sconti, non è in vendita, non ha paura di impegnarsi in prima persona… Un pericolo per tutti quelli che invece che compromessi lo sono fino al midollo anche se si nascondono dietro le istituzioni e quelli che sono sempre in vendita al più offerente…

31 agosto Karim METREF

MASSIMO PASSAMANI
UN ANARCHICO DALLA PARTE DEL TORTO
OPINIONI

Bisognerà proprio che anche questa volta ci sediamo dalla parte del torto, dato che tutti gli altri posti sono come al solito occupati. Massimo Passamani, 40 anni, una figura importante fra gli anarchici di Rovereto, è stato arrestato la notte del 27 agosto dalla Digos di Trento, insieme a un’altra militante del movimento anarchico, Daniela Battisti, alla quale però sono stati concessi dal gip gli arresti domiciliari. Passamani invece è in carcere, ancora una volta simbolo di una operazione che pare sia stata molto vasta, con perquisizioni in due centri anarchici a Trento e Rovereto, e in molte abitazioni di militanti del Movimento. A prima vista, Massimo e Daniela devono rispondere di capi d’accusa molto pesanti: addirittura 29, fra cui danneggiamenti, incendi, manifestazioni violente, nonché l’occupazione dell’ex asilo di via Manzoni a Trento (fatto risalente al 2009).
Sarebbe quindi buon dovere di ogni intellettuale «rispettabile» sedersi dalla parte della ragione, «prendendo le distanze» dai «violenti anarcoinsurrezionalisti». C’è però un problema: molti di noi sono dotati di una certa memoria e notano certe coincidenze.
Massimo Passamani ha subito negli ultimi vent’anni molte «attenzioni» da parte dello Stato: nel 1996 è dovuto persino riparare in Francia per sfuggire a un mandato di cattura in seguito a un’indagine dei Ros. Arrestato e detenuto alla Santè di Parigi, venne poi rilasciato nel 1998, dato che le accuse si rivelarono del tutto infondate. Altro arresto nel 2004 per aver partecipato a scontri con estremisti di destra fuori dall’Università di Trento: puntuale, dopo una settimana, la scarcerazione. Nel 2006 il peccato più grave ed altro arresto: violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale. Passamani aveva addirittura osato togliere di mano la Torcia delle Olimpiadi invernali Torino 2006 a una nota atleta tedofora che stava portando la sacra fiamma in piazza Duomo, a Trento, per l’accensione dell’olimpico tripode. Anche qui, Massimo venne assolto dalle accuse.
Se la memoria non ci inganna, quindi, pare ci sia una lunga storia di arresti e detenzioni, seguite sempre però da scarcerazioni e assoluzioni. Oltre ad avere memoria, siamo anche in grado di notare la coincidenza temporale con il fatto che, fra pochi giorni, è previsto il campeggio No Tav a Rovereto, proprio la Rovereto dove milita Massimo, proprio il movimento No Tav al quale Massimo ha partecipato attivamente in questi ultimi anni. Certamente, è del tutto casuale che – con questa operazione – si ponga ancora una volta sotto una luce di pericolosità e violenza il movimento NoTav. Certamente, è del tutto casuale che gli arresti – disposti quasi un mese fa – siano stati eseguiti a ridosso dell’inizio del campeggio.
Oltre a scrivere straordinari articoli sulle riviste anarchiche internazionali che denotano una cultura e una preparazione profonde, Massimo Passamani è infine specializzato nel sedersi dalla parte del torto: poco più che ventenne, prese posizione a favore di un gruppo di anarchici arrestati sul Garda, poi dichiarò apertamente la sua contrarietà alla leva militare, che allora (che tempi!) era addirittura obbligatoria. Mettiamoci dalla parte del torto anche noi, allora: stiamo con Massimo, e chiediamo che esca dal carcere al più presto.

Massimo Zucchetti (Il Manifesto)