Lipsia (Germania): incendiate jeep dell’esercito

Lipsia (Germania): incendiate jeep dell’esercito

de.indymedia.org / 1° gennaio 2021

[traduzione da attaque.noblogs.org]

Nella tarda serata del 31 dicembre 2020, abbiamo incendiato sette jeep della Bundeswehr [esercito tedesco], sul parcheggio della Mercedes a Lipsia-Schönefeld. L’esercito merita la nostra attenzione in quanto cassetta degli attrezzi della repressione statale, al pari delle altre istituzioni colpite, questi ultimi anni, in occasione di San Silvestro.
Numerosi argomenti validi posso essere richiamati per criticare la Bundeswehr: fa la guerra («missioni di forza all’estero»). È concepita per far rispettare, con la forza, gli interessi dello Stato tedesco nel mondo intero. Si tratta di una struttura autoritaria, piena di reti di destra e caratterizzata da rapporti machisti. Con la piattaforma militare dell’aeroporto di Lipsia-Halle, la città di Lipsia, che aspira a una buona reputazione, dispone anche di una struttura militare che può operare nel mondo intero.

Può essere che questi inconvenienti della Bundeswehr, evidenti a tutti gli spiriti benintenzionati, ci abbiano spinto ad avere un atteggiamento negativo nei confronti di questa istituzione. Tuttavia, essa ha rafforzato in noi anche l’idea che lo Stato – in quanto potere dell’essere umano sopra un altro essere umano – è nostro nemico. Le organizzazione repressive di questo potere, come gli sbirri, l’esercito, la giustizia o le agenzie del lavoro, meritano in modo particolare i nostri attacchi.

Il carattere distintivo dell’esercito è reso ancora più evidente dalle discussioni attuali sul dispiegamento dell’esercito all’interno del paese, per sostenere le autorità sanitarie in occasione della pandemia da Covid-19. In queste discussioni subentrano diversi argomenti: in questi tempi, numerosi servizi sanitari sono al collasso per il numero delle persone contagiate, e dei loro contatti, da gestire. I soldati sarebbero mobilitati per tracciare certi contatti, quindi valutare in modo più preciso chi altro potrebbe essere contagiato e limitare così la diffusione della pandemia. D’altra parte, l’uso dei soldati in Germania è visto spesso in modo critico ed esistono seri ostacoli al dispiegamento della Bundeswehr in Germania. Dopo aver pesato i pro e i contro, la decisione presa va spesso a favore del sostegno da parte dell’esercito ai servizi sanitari, raramente contro.

La vita del/della cittadino/a sotto il dominio dello Stato – in quanto capitalista perfetto, capo della polizia, dispensatore della pensione, fratello maggiore e organizzatore dell’educazione dei giovani, o in quanto potere che rinchiude – è già una catastrofe. Anche se non conosciamo nient’altro che questa vita, vediamo che ci trasforma in schiavi ai quali la paura per la propria pelle fa perdere la propria umanità. Non si tratta qui della disumanità che permette d’ignorare la sofferenza alle frontiere esterne dell’Europa o la povertà che ci circonda, ma della disumanità che permette di negare alla gente la loro uguaglianza e che fa approfittare di un mondo nel quale siamo giudicati/e in funzione del colore della pelle, della classe sociale, del genere. Il fatto di credere nella promessa di potersi elevare socialmente attraverso la sottomissione alla logica dello sfruttamento e allo spirito di competizione ci serve da criterio di valutazione dei nostri simili. Per ritenere normale spedire soldati tedeschi in tutto il mondo, ma non volerli impiegati qui, bisogna già aver accettato la differenza tra la gente «di tutto il mondo» e la gente di qui.

I benefici e i flagelli del dominio statale ci hanno portati/e a non sapere come prenderci cura degli altri e di noi stessi in modo solidale e libero da ogni dominio. Sembra quindi importante, in questi tempi di pandemia, che i servizi sanitari dispongano del personale necessario per il tracciamento dei contagi e che, inevitabilmente, l’esercito intervenga ad apportare il proprio aiuto. Il fatto che si accetti che svolgano il lavoro dei servizi sanitari ci mostra fino a che punto siamo dipendenti dalle istituzioni statali. L’accettazione dei soldati come sostegno rivela la disperazione nella quale siamo pronti/e ad abbandonare i nostri princìpi.

Ma poco importa: le decisioni dello Stato sono in ogni modo fuori della nostra portata. Non possiamo che cercare di preservare, o di conquistare, la nostra umanità. Senza sapere chiaramente in che maniera sbarazzarsi del dominio dello Stato, sappiamo che non c’è nulla di male in un attacco riflettuto in modo maturo. Cerchiamo, a questo proposito, di non andare alla cieca: tenuto conto delle circostanze, per esempio, ci sembra assurdo prendersela con i servizi sanitari poiché, se si tratta certo di istituzioni dello Stato, non vediamo come il loro lavoro di limitazione della propagazione della pandemia potrebbe essere rimpiazzato. Mentre è possibile fare a meno dell’esercito.

Nel corso dell’ultimo anno, abbiamo dovuto subire parecchi colpi repressivi. In tutta la Germania, ci sono state numerose perquisizioni contro compagni e diversi antifascisti sono in custodia cautelare. Si cerca di criminalizzare le azioni antifasciste e di ridurle a terrorismo, l’Associazione delle persone perseguitate dal regime nazista, una associazione antifascista, si è vista ritirare il proprio statuto di associazione non a fini di lucro. I nazisti sono accolti a braccia aperte nella Bundeswehr e nella polizia, da cui possono stoccare armi e munizioni.

Questa situazione è stata contrastata attraverso risposte rapide da parte nostra. Dopo la discesa [dei nazi; NdAtt], ci sono state numerose manifestazioni, purtroppo per la maggior parte del tempo solo nel quartiere di Connewitz. Nella nostra città, c’è stato più movimento nello scontro tra l’ambiente autonomo e lo Stato, in particolare dopo e durante l’arresto di Lina*, ma ciò è stato rallentato dalla pandemia che colpisce l’intero pianeta. Dobbiamo assolutamente continuare su questa strada.

Verso un 2021 di lotta!

Libertà per Lina, Dy & Jo!

Per una società che non ha più bisogno di prigioni

*Nota di Attaque:

antifa di Lipsia arrestata nel novembre del 2020 con la sempre verde accusa di «associazione criminale». Jo e Dy sono stati arrestati a giugno e a novembre a Stoccarda, accusati anch’essi di attacchi contro dei nazisti.


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