Strategie di contro-insurrezione

Quello che segue è un piccolo e parziale contributo tratto da alcune elaborazioni riportate dagli specialisti della contro-insurrezione in un libro dal titolo emblematico: “Strategie di contro-insurrezione”.

Vogliamo, con questo piccolo testo, ribadire l’importanza di questo tipo di conoscenza che rimane sterile se non è affiancata da un percorso di lotta contro tali dispositivi e il mondo che li produce.

Questi saperi, anche se parziali (in quanto rivelati dal nemico), mostrano una complessità da tenere presente visto che il muro di divisione di classe tra inclusi ed esclusi si basa sull’apparato di conoscenza tecnica-scientifica e sull’applicazione di questi saperi al servizio (e alla creazione) del mondo del dominio e dello sfruttamento che ha nella guerra un suo perno fondamentale, e nel controllo sociale e nella repressione degli individui la necessità primaria di mantenersi per perpetuare questo stato di cose.

Ci avviciniamo sempre di più al 2020, data individuata dagli strateghi nella NATO nel loro rapporto Urban Operations.

In quel dossier elaborato dai signori della morte si evidenziava, in un mondo che sarà sempre più misero e militarizzato, più invivibile e irreale, la sempre maggiore possibilità di rivolte e di insurrezioni ( come quelle avvenute nel bacino del Mediterraneo) e la necessità di elaborare, terminati i tempi del livellamento social-democratico, strategie di contro-insurrezioni sempre più complesse. Quello che segue è un piccolissimo contributo per comprendere un po’ meglio quali potrebbero essere potenzialmente le loro mosse per il presente ed il futuro.

Strategie di contro-insurrezione, quali risposte alla guerra di quarta generazione?è un testo edito nel 2011. Il libro è frutto di una ricerca effettuata dal Forum per i problemi della pace e della guerra per conto del CeMISS (Centro militare di studi strategici), ovvero l’organismo che gestisce, nell’ambito e per conto del ministero della Difesa, la ricerca sui temi di carattere strategico.

La ricerca è suddivisa in tre macro-capitoli: “ La guerra di quarta generazione fra continuità e cambiamento”; “L’arte della contro-insurrezione” e “La guerra di quarta generazione sul territorio nazionale”

La guerra di quarta generazione fra continuità e cambiamento”: Il primo capitolo è scritto da Francesco Niccolò Moro, docente di “Studi strategici” e “Studi sulla sicurezza” presso la facoltà di Scienze Politiche dell’università di Firenze e docente di “Strategia” presso il corso comando dell’istituto di scienze militari aeronautiche di Firenze. Lo scritto si sofferma sulle nuove forme della guerra, dove non esiste più un campo di battaglia definito e dove il nemico è indistinto dalla popolazione ed il concetto di “combattenti” e “civili” si attenua fino a scomparire.

La militarizzazione e la guerra di contro-insurrezione hanno come “obiettivo la popolazione stessa” e la tecnologia, in particolar modo gli apparati ICT ( Information and Communication Technologies, informatica e comunicazioni) è legata alla ridefinizione di un paradigma strategico fondamentale e cioè il concetto di “swarming” (“sciamare”).

Questa tecnica di combattimento è presa concettualmente a prestito dal modo di agire delle milizie di Aidid a Mogadiscio e dai gruppetti di affinità al contro-vertice di Seattle nel 1999. Lo “swarming” consiste nel muovere le truppe in un contesto urbano con piccole unità disperse e autonome, collegate fra loro “in rete” in tempo reale grazie allo sviluppo delle conoscenze informatiche. Nei contesti del futuro (neanche troppo lontano), gli analisti del CeMISS ritengono centrali queste due domande: “Chi combatte e come combatte queste guerre?”. Il “come” è strettamente collegato al “chi”. L’irregolarità degli insorgenti significa, per gli analisti della morte, anche l’irregolarità nelle loro modalità operative e di combattimento. “Chi combatte dunque?” Da una parte le nuove forze armate, e cioè “piccole unità ad alta mobilità che hanno come obiettivo civili piuttosto che militari, anche attraverso il ricorso ad operazioni di guerra psicologica” e dall’altra parte “strutture non facilmente riconducibili al modello gerarchico” che adottano modalità d’azione decentrate.

L’arte della contro-insurrezione”: Il secondo capitolo è scritto da Riccardo Cappelli, docente di “Relazioni internazionali e studi strategici” per la facoltà di Scienze politiche “Cesare Alfieri” dell’università di Firenze e docente di “Strategia: il potere aereo” presso i corsi Normale e di Perfezionamento dell’istituto di scienze militari aeronautiche di Firenze.

Lo scritto guarda alle esperienze storiche di insurrezioni ,contro-insurrezioni e alla loro rilevanza per il futuro, partendo dalla vicenda malese.

Il riferimento alla rivoluzione e alla contro-rivoluzione vinta dagli inglesi in Malesia dal 1948 al 1960 è un caposaldo obbligatorio per gli specialisti militari occidentali. Traendo insegnamento da questa esperienza, nell’“arte” della contro-insurrezione è necessario, secondo Cappelli, non solo comprendere i “principi generali”, ma sapere anche “attuarli in maniera appropriata”. Dall’esperienza malese in poi, per le forze degli Stati diventa decisivo:

1- “vincere lo scontro a livello politico-strategico, mentre si contiene il nemico a livello tattico”.

2- l’attività di intelligence

3- far funzionare l’amministrazione pubblica con un “tasso di corruzione accettabile”

4- creare aree di sicurezza da espandere “a macchia d’olio”

5- separare gli insorti dalla popolazione (ovvero “vincere cuori e menti”)

6- attuare riforme politiche e socio-economiche

Alla base del “Field Manual 3-24”(ovvero il manuale della contro-insurrezione in uso agli eserciti NATO) vi sono le “4 leggi fondamentali” della contro-insorgenza, elaborati dal francese Galula dopo la guerra coloniale in Algeria, e cioè:

1- l’obiettivo è la popolazione

2- il sostegno della popolazione non è spontaneo, deve essere organizzato

3- la minoranza della popolazione a favore della contro-guerriglia aumenterà solo se le forze contro-insurrezionali appaiono come vincitrici finali; le domande che la popolazione si pone sono: “ Chi vincerà? Chi è più pericoloso e chi offre più protezione?”

4- la contro-guerriglia deve concentrare i suoi sforzi in un’area alla volta

Il sostegno della popolazione: reso ormai irrealizzabile, se non a livello propagandistico, l’utilizzo della “carota” (riforme sociali ed economiche) come strumento di dominazione, per i curatori del “Field Manual 3-24” rimane solo il “bastone” e il sostegno della popolazione deve essere ottenuto con un’opera di “convincimento e controllo”.

Le tecniche principali di controllo della popolazione sono suddivise in: “identificazione; raggruppamento; responsabilizzazione e controllo dei movimenti e delle comunicazioni”.

Soffermandoci sulla parte dell’ ”identificazione”, grande spazio viene dato all’utilizzo delle tecnologie biometriche (nel libro viene portato l’esempio dell’apparato “Counterinsurgency Biometrics Tactical Census” della STS Technologies, impiegato per effettuare il rilievo delle impronte digitali e della scansione dell’iride della popolazione afghana). Le tecniche di censimento rimangono fondamentali in quanto fonte inestimabile di intelligence e utile ad avere nelle mani dello Stato la mappa sociale delle relazioni fra gli individui.

Quale nemico?: L’insurrezione irachena rimane per gli analisti l’esempio rappresentativo del moderno tipo insurrezionale, dove “la natura complessa dell’insurrezione è il maggior impedimento per raccogliere dati” e dove piccoli gruppi di insorgenti si coordinano senza un preciso comando centrale.

Secondo le stesse ammissioni del comando delle forze armate U.S.A., per anni gli stessi vertici militari statunitensi “non avevano idea di chi combattevano”. Per capire il funzionamento dei piccoli gruppi di combattenti in una struttura reticolare, gli studiosi militari U.S.A. si sono rivolti ai saperi antropologici e sociologici per capire alcuni raggruppamenti del mondo criminale brasiliano o americano, caratterizzati da organizzazioni con strutture reticolari formate da piccoli gruppi. Il capitolo si chiude con una sezione dedicata allo sviluppo delle problematiche “Sono più pericolose le strutture a rete o gerarchiche?” e su come combattere la guerriglia in città, con esempi tratti dal massacro di Falluja nel 2004.

La guerra di quarta generazione sul territorio nazionale”: il terzo ed ultimo capitolo è scritto da Daniele Zotti, docente di “Analisi strategica e strategia” presso i corsi Normale, di Perfezionamento e Comando dell’Istituto di Scienze militari aeronautiche di Firenze.

Per Zotti, caratteristica della guerra di quarta generazione è che il “nemico è mimetizzato nella società e inserito profondamente in essa e la guerra coinvolge tutti gli aspetti della società”. Per affrontare questo nemico che viene a coincidere potenzialmente con l’intera popolazione, fondamentale rimane il problema del controllo.“il problema centrale dello stato resta quello del controllo”, ammette Zotti, e questo controllo non deve essere “il prodotto di un presidio fisico, costante e visibile per essere efficace”, ma al controllo ed al reperimento dei dati di intelligence deve collaborare tutta la popolazione e tutte le istituzioni: dall’ufficio dell’anagrafe ai responsabili per l’assegnazione degli alloggi pubblici, dalle strutture ospedaliere agli internet point, dai corrieri espressi, alle ditte di consegna pizze (!).

Ripensare dunque l’idea di sicurezza è la base per lo sviluppo dei paradigmi contro-insurrezionali per il territorio nazionale, superando l’equivalenza tra “sorveglianza” (videosorveglianza e presenza di militari per le strade) e “sicurezza”, caratterizzata dal ruolo primario dell’intelligence come strumento di razionalizzazione del controllo da parte dello Stato , e sull’attività del “military deception- MILDEC”, e cioè “l’ingannare gli avversari in relazione alle nostre capacità, intenzioni ed operazioni in modo da indurre l’avversario ad intraprendere o non intraprendere azioni”.


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