Come ce lo devono dire?

 Il premio Nobel
per la pace Barak Obama ha deciso di inviare in Afghanistan, entro il
2010, altri trentamila marines. Dai diecimila del 2001, i soldati americani
stanno raggiungendo quota centomila. Imporre la propria egemonia politico-militare
costa: 30 miliardi di euro solo per il 2010 e solo per l’Afghanistan.
Senza contare i non pochi soldati che tornano a casa nelle bare, i casi
sempre più diffusi di diserzione, il dissenso interno.

Cosa ne pensi
la popolazione afghana del premio Nobel per la Pace (che tanti cuori
ha conquistato a sinistra, No Dal Molin compresi…) ce lo dicono le
mille forme della sua resistenza, che sta trasformando la missione a
stelle e strisce in un secondo Vietnam.

Il governo
italiano, militarista e reggicoda come pochi altri, ha dichiarato subito
che “farà la sua parte”: altri mille soldati. Soldati che partono
e partiranno dalle caserme e dalle basi militari – comprese quelle
di Trento – a portare la “pace” con blindati, cacciabombardieri
e velivoli senza pilota.

Orami il ministero
della Guerra e quello degli Esteri ci elencano orgogliosi gli strumenti
di morte che sono in dotazione ai “nostri ragazzi”. “Ragazzi”
che di ritorno in patria saranno pronti, Alpini in testa, per pattugliare
le città, i siti di inceneritori e discariche nonché i futuri cantieri
delle centrali nucleari. E per sorvegliare, in modo sempre meno discreto,
i movimenti e le proteste della gente.

Poi si continua
a chiedersi come mai tagliano i fondi all’istruzione e alla sanità
o come mai reprimano così pesantemente ogni forma di dissenso.

Siamo in
guerra
: come ce lo devono dire?   


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