La guerra è qui

 (volantino distribuito a La Spezia)

Nonostante oggi, nella propaganda mediatica, si definiscono “umanitarie” e “operazioni di pace”, tutta una serie di terminologie in uso di chi le guerre le crea, ci guadagna e le fomenta per interessi economici, sopratutto.

D’altronde se una guerra è violenza, stragi, controllo del territorio e delle risorse, stupri e genocidi, allora, a ben guardare, la guerra è ben presente qui ed ora, nelle città, nelle case.

La guerra si alimenta di pace sociale, entrambi sono operazioni di controllo e gestione sociale, culturale, economica, politica.

Se qualcuno ancora non arriva a comprendere certe cose, ecco spiegato il perché esiste questa società…

 Anni fa nello spezzino era viva una lotta che alcune/i anarchici conducevano contro il militarismo in ogni sua espressione; contro le guerre, la militarizzazione del territorio, le fabbriche di morte, così come il carattere autoritario e prevaricatore stesso che è alla base del militarismo.

Numerose iniziative si succedevano, dai cortei ai presidi, diffusione di opuscoli e manifesti, fino alle scritte murali e a qualche azione di “disturbo” indirizzate a negozi e ditte che operavano nel mercato della guerra; questo perché c’era semplicemente tanta rabbia che si manifestava nell’aperta ostilità verso una città caserma…

Se tanto si voleva fare e si vuol fare contro il cancro militare statale, non si cadeva comunque nell’errore di farsi accompagnare e imbavagliare dai soliti sinistri riformisti, quelli che sbraitano di pace in piazza e poi fan parte del carrozzone, bravi nel cianciare di equo solidarietà, diritti e non violenza per poi mandar avanti, comunque, questo sistema di morte.

Perché la società è la guerra nei suoi apparati, leggi, nei rapporti sociali e nella democratica autorità, quindi non si può tollerare questa società se non si vuole la guerra…

 Crediamo necessario la ripresa della lotta antimilitarista antiautoritaria, a questo servono queste righe; una ricerca e diffusione pubblica degli interessi legati all’industria bellica ci dovrebbero servire come un obiettivo in cui evidenziare le responsabilità nella produzione d’armi, nella propaganda guerrafondaia e nell’amministrazione della macchina militare, ampliare e tessere una lotta dalle più svariate pratiche, dai presidi alle azioni di disturbo, critica e sabotaggio, ciascuno come vorrà e con chi troverà al fianco, come sta avvenendo in varie parti d’Italia, dal Trentino alla Sardegna; nelle lotte contro basi militari, operazioni di guerra o la presenza di militari a pattugliare le città, molti sono coloro che si oppongono con proteste, azioni di sabotaggio, blocchi e occupazioni, tanti sono i modi per non lasciarli tranquilli…

 perché la guerra è attorno a noi! Le caserme, le strutture e aree militari, le fabbriche d’armi e dell’indotto civile (Oto Melare, Intermarine, Fincantieri,..) sono qui a ricordarci che non può esistere la pace in questa società,  soprattutto se restiamo a guardare…

Muoviti, muoviamoci tutti, riprendiamo la lotta antimilitarista, fuori dalle istituzioni, autorganizziamoci; insieme siamo più forti.

 Ricordiamoci che dietro le forze armate, a fare le guerre, ci sono i governi, le banche, le multinazionali, i media, ed è a tutte queste organizzazioni terroristiche che un antimilitarista dovrebbe rivolgere la propria rabbia, l’odio e un’opposizione senza compromessi.

 Uno slogan ai tempi del vietnam diceva “portare la guerra a casa”, provarci almeno..

 son tempi di pace se sei complice dell’indifferenza o son tempi di guerra se urli la tua complicità fino alla libertà..

 antimilitaristi antiautoritari spezzini sparsi


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