Afghanistan, repressa nel sangue rivolta anti-Nato

A Taloqan, nel nord del paese, migliaia di persone assaltano la base Isaf dopo l’ennesima uccisione di civili in un raid notturno delle forze speciali Usa: polizia e soldati tedeschi aprono il fuoco sui dimostranti: 12 morti e 85 feriti.

L’ennesima uccisione di civili – quattro, di cui due donne – in un raid notturno delle forze speciali americane, ha scatenato una violenta rivolta popolare a Taloqan, nella provincia afgana settentrionale di Takhar, sotto comando tedesco.

Questa mattina, tremila persone armate di asce, vanghe e bastoni hanno marciato sulla città portandosi dietro i quattro cadaveri. Al grido di ‘Morte all’America’ e ‘Morte a Karzai’ hanno bruciato auto, saccheggiato negozi, devastato uffici e infine hanno assaltato la locale base Isaf, lanciando pietre e bottiglie incendiarie oltre le mura della caserma e ferendo lievemente due militari della Bundeswehr. La polizia afgana, e poi anche i soldati tedeschi, hanno aperto il fuoco sui dimostranti causando un’altra strage: almeno dodici morti e ottantacinque feriti.

”Non ci sono più letti e stanze libere nell’ospedale, già pieno di feriti”, ha dichiarato alla Reuters Hassan Basij, direttore sanitario provinciale.
Il capo della polizia provinciale, Shah Jahan Noori, ha riferito che la rivolta è cessata, ma che la situazione in città rimane molto tesa, dicendosi egli stesso indignato per le continue vittime civili delle forze Nato: ”Condanno fermamente queste operazioni brutali che uccidono solo civili, creando una distanza sempre maggiore tra la popolazione da una parte e il governo e i suoi partner internazionali dall’altra”.

Il comandante Noori ha smentito la versione ufficiale data dalla Nato sulle vittime del raid di martedì notte, avvenuto nel villaggio di Gawmal, secondo cui le quattro vittime non erano civili afgani ma guerriglieri del Movimento Islamico dell’Uzbekistan (Imu), comprese le due donne, uccise solo dopo che avevano aperto il fuoco con mitra e pistole contro i soldati americani.
”Le vittime erano civili, tutti afgani”, ha detto il capo della polizia, spiegando che ”nell’area non ci sono insorti”, né talebani né gruppi stranieri a essi legati.

Le guerrigliere uccise in Afghanistan negli ultimi anni si contano sulle dita di una mano, perché talebani e altri gruppi della resistenza pashtun non arruolano donne. Infatti le vittime erano tutte straniere (centrasiatiche, caucasiche ecc). Ma l’Imu, composto da uzbechi, tagichi, kirghisi, afgani, pachistani, ceceni, uiguri, ha tra le sue fila sia mujahedin che ‘mujahidat’, combattenti donne solitamente impiegate negli attacchi suicidi.

(…) Lunedì le forze Nato hanno ucciso una bambina di dieci anni e ferito altri quattro bambini nella provincia orientale di Kunar. Sabato hanno ammazzato un ragazzino di quindici anni durante un raid notturno nella provincia di Nangarhar, scatenando una protesta durante la quale la polizia ha sparato sulla folla uccidendo un quattordicenne. Giovedì scorso, nella stessa zona, un altro raid notturno aveva causato la morte di una bambina di 12 anni e di suo zio, poliziotto.

(tratto da “Peacereporter”)


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