Eurogendfor, l’esercito dei banchieri

Noi come Eurogendfor
non siamo parte dell’Unione Europea e delle sue istituzioni.
Tanto che le stelle dell’Unione,
che figuravano inizialmente nel nostro simbolo
e nello stemma che portiamo sulla divisa,
sono state tolte.
(Cornelis Kuijs – Comandante EGF)

Intro

Nel 2007 il trattato di Velsen¹ ratifica l’ultima pensata dei boia di Stato. A reprimere sommosse, bastonare manifestanti, gasare esseri umani non bastavano le polizie nazionali di vario ordine e grado, ci voleva proprio una nuova gendarmeria europea: Eurogendfor².

Il trattato in questione fu firmato a Velsen – in Olanda – il 18 ottobre 2007 dai paesi dotati di Polizie Militari: Italia (Carabinieri), Olanda (Marechaussée), Spagna (Guardia Civil), Francia (Gendarmerie) e Portogallo (Guardia Nacional). Il 3 marzo 2009 ha aderito anche la Romania come nazione costituente EGF con la sua Gendarmeria romena, mentre Lituania e Polonia sono considerate nazioni partner di EGF e la Turchia ha attualmente lo status di “osservatore”.
Tale trattato pianifica compiti e poteri delle Forze di gendarmeria europea (Eurogendfor o EGF), in sostanza la futura polizia militare dell’Europa.

Un chinotto ogni due ore fa passare il malumore […]
(Skiantos)

La sede del quartier generale di Eurogendfor è in Italia, nella caserma dei carabinieri Generale Chinotto a Vicenza, dove è situata anche la più grande base militare USA in Italia, Camp Ederle (alla quale verrà affiancata la seconda base statunitense Dal Molin che è una sede dell’Africom, il comando americano per il quadrante mediterraneo-africano), a disposizione soltanto del Pentagono. Evidentemente gli yankee hanno la loro parte nella gestione operativa di EGF. Inoltre vi trovano sede i reparti del Centro di Eccellenza per le Unità di Polizia di Stabilità (Center of Excellence for Stability Police Units – COESPU).

La democrazia cala la maschera… Stato di polizia

Le nazioni dell’Europa dovrebbero essere guidate verso il superstato
senza che i loro popoli sappiano cosa sta accadendo.
Ciò si può ottenere tramite passi successivi,
ognuno mascherato da uno scopo economico,
ma che porterà alla fine e irreversibilmente alla federazione.
(Jean Monnet, padre fondatore dell’Unione Europea)

Le missioni e i compiti dell’European Gendarmerie Force sono riportati nell’articolo 4 del trattato:

a) condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico;
b) monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi comprese l’attività di indagine penale;
c) assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence;
d) svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti;
e) proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici;
f) formare gli operatori di polizia secondo gli standard internazionali;
g) formare gli istruttori, in particolare attraverso programmi di cooperazione.

Come riportato nell’articolo 5: “EUROGENDFOR potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche”.

L’EGF, inoltre, ha una totale immunità come riportato negli articoli dal 21 al 23 e negli articoli 28 e 29. In sintesi queste immunità riguardano:

1) L’inviolabilità dei locali, beni e archivi (Art. 21 e 22).
2) Il divieto di intercettare le comunicazioni (Art. 23).
3) L’impossibilità di indennizzare i danni a proprietà o persone (Art. 28).
4) L’impossibilità della giustizia dei paesi ospitanti di mettere sotto inchiesta i gendarmi (Art. 29).

Il 14 maggio 2010 la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana sancì definitivamente l’accordo con la legge numero 84.
Presenti 443, votanti 442, astenuti 1. Hanno votato sì 442.
Anche il Senato approvò senza dare spiegazioni o chiarimenti sui 47 articoli elaborati a Velsen o su che cosa fosse realmente l’European Gendarmerie Force e a chi facesse capo. I mass-media (nei secoli servi) hanno sempre taciuto sull’istituzione di questa nuova forma di controllo e oppressione.

L’articolo 1 configura la EGF come “una Forza di Gendarmeria Europea operativa, pre-organizzata, forte e spiegabile in tempi rapidi al fine di eseguire tutti i compiti di polizia nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi”. Si allude alle crisi stabilite nella dichiarazione di Petersberg del 1992. Le cosiddette ‘Missioni di Petersberg’ sono le seguenti:

missioni umanitarie o di evacuazione; missioni intese al mantenimento della pace; missioni costituite da forze di combattimento per la gestione di crisi, ivi comprese operazioni di ripristino della pace”.

EGF ha un bacino di capacità ad alta prontezza operativa, variabile a seconda dell’esigenza, che consente la possibile attivazione di 800 uomini e 2.300 di riserva entro 30 giorni. L’EGF potrà operare in qualsiasi parte del globo terrestre, sostituirsi alle forze di polizia locali, agire nella più totale immunità giudiziaria e, al termine dell’ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni al solo comitato interno. Il tutto gestito da due organi centrali: uno politico e uno tecnico.
– Il primo è il Comitato interdipartimentale di alto livello, chiamato CIMIN, composto dai rappresentanti dei ministeri degli Esteri e della Difesa aderenti al trattato.
– L’altro è il Quartier generale permanente (PHQ), composto da 16 ufficiali e 14 sottufficiali (di cui rispettivamente 6 e 5 italiani).

Non si tratta quindi di un vero corpo armato europeo, un inizio di esercito unico europeo, nel qual caso si collocherebbe alle dipendenze di Commissione e Parlamento Europeo, ma di un semplice corpo armato sovra-nazionale che, in quanto tale, gode di piena autonomia. Non risponde delle proprie azioni a nessun Parlamento nazionale, né al Parlamento europeo.
Ma che compiti avrebbe? Nel trattato di Velsen c’è un’intera sezione intitolata “Missions and tasks”, in cui si apprende che Eurogendfor potrà operare “anche in sostituzione delle forze di polizia aventi status civile“, in tutte le fasi di gestione di una crisi e che il proprio personale potrà essere sottoposto all’autorità civile o sotto comando militare.
Una banda armata strutturata come un servizio di spionaggio interno ed esterno, che gode di tutte le immunità e protezione paragonabili solo al KGB sovietico, alla Stasi della DDR, all’OVRA di Mussolini, alla Gestapo di Hitler.

Eurogendfor non può intervenire nella vita interna degli Stati membri
ma solo in contesti di crisi extra-UE.
È quanto abbiamo fatto in Bosnia, ad Haiti e in Afghanistan,
dove sono morti tre nostri uomini.
(Cornelis Kuijs – Comandante EGF)

Si noti che nella citazione sembra preclusa la possibilità di utilizzare EGF all’interno dell’unione europea, mentre l’art.5 sopra riportato apre invece anche a questa possibilità. Trucchi del mestiere.

Dal punto di vista operativo, EGF è stata tenuta a battesimo nell’ambito dell’operazione militare “EUFOR ALTHEA” in Bosnia Erzegovina. Dal dicembre 2009 opera anche in Afghanistan, all’interno della NATO Training Mission Afghanistan e, dal febbraio 2012, partecipa alla missione ONU in Haiti.

In Italia, i relatori del provvedimento di ratifica sono gli onorevoli Filippo Ascierto e Gennaro Malgieri, entrambi del PDL, che assicurano che i chiarimenti del caso potranno essere dati in Aula, a Montecitorio, precisando che questa squadra speciale di polizia militare extra-nazionale risponderà solo ai ministri degli Esteri e della Difesa degli Stati membri.

Ma non è stato detto tutto, difatti uno dei compiti di Eurogendfor sarà quello di far digerire al popolino le scelte economiche che di volta in volta gli Stati saranno costretti ad adottare per far fronte ai debiti che il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) imporrà.

Il MES e i suoi poteri

Faremo in modo che nella prossima legislatura ci sia una conferma rigorosa dell’agenda Monti […]
(Enrico Letta – “Corriere della Sera”, 3 ottobre 2012)

Il 17 settembre 2012, a Cipro, i membri dell’Unione Europea hanno reso immediatamente operativo il MES (o ESM). Con queste sigle viene identificato il Meccanismo Europeo di Stabilità. Viene spesso chiamato anche Fondo Salva Stati (o, più correttamente, Fondo Salva Banche). Nasce come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona Euro. In base alle modifiche approvate nel 2011 al Trattato di Lisbona, il MES è diventato una vera e propria organizzazione, sul modello del Fondo Monetario Internazionale (FMI), dotato di un Consiglio dei Governatori, formato dai ministri delle Finanze dei paesi membri, di un “consiglio di amministrazione” e di un Direttore Generale. Il Commissario Europeo agli affari economici (il finlandese Olli Rehn) e il Presidente della Banca Centrale Europea (Mario Draghi) sono membri osservatori. Il MES ha il potere di imporre scelte di politica macroeconomica ai paesi membri.

Il MES emette strumenti finanziari e titoli, può inoltre acquistare titoli di Stato (come i nostri BTP) dei Paesi dell’Eurozona.
Leggiamo qualche articolo del Trattato per renderci conto di cosa si tratta poi, chi vuole approfondire, consulti il link alla fine del testo³.
· Art. 9 – il MES può richiedere il versamento del capitale in qualsiasi momento, il capitale dovrà essere versato entro 7 giorni per non incappare in sanzioni;
· art. 10 – può richiedere in qualsiasi momento un aumento di capitale;
· art. 13 – la richiesta di sostegno al MES di uno Stato membro in difficoltà economica dovrà essere valutata insieme alla BCE (Banca Centrale Europea) e al FMI (Fondo Monetario Internazionale) e la sostenibilità del debito;
· art. 14 – il MES presterà denaro (più interessi) allo Stato membro;
· art. 20 – la politica di fissazione dei tassi d’interesse (su i soldi prestati) può essere rivista dal MES;
· art. 25 – il MES è autorizzato a richiedere interessi di mora sull’importo dovuto;
· art. 32 – immunità dei rappresentanti del MES da parte di tutti gli organi di giustizia degli Stati membri; immunità dei documenti dei rappresentanti MES; immunità sui beni del MES da ogni forma giurisdizionale (no a perquisizioni, sequestro, confisca, esproprio, pignoramenti); locali e documenti del MES sono inviolabili (tutto rimane segreto); esenti dal fisco o dalle licenze creditizie;
· art. 34 – i membri del MES devono tenere le informazioni protette dal segreto professionale;
· art. 35 – immunità dei membri del MES e dei propri documenti;
· art. 36 – tutte le operazione del MES non sono soggette a tassazioni dirette;
· art. 41 – il capitale iniziale (Italia 125 miliardi di euro) è da versare in cinque rate in cinque anni.

Visti i poteri straordinari di cui gode il MES, era assolutamente necessario affiancargli un ente militare in grado di fronteggiare efficacemente le proteste e le ribellioni che scaturiranno dalle future direttive impopolari che saranno adottate verso gli Stati insolventi che, a loro volta, se la rifaranno sul volgo.
Questo apparato militare esiste già da tempo, e si chiama Eurogendfor.
MES e EGF sono a tutti gli effetti al di sopra di qualsiasi legge.

Il ruolo dell’Italia nella costituzione dell’Esercito Internazionale antisommossa

Occorre smettere di considerare la pace come una specie di diritto acquisito,
garantito dall’articolo 11 della Costituzione,
ma di fatto delegato ad altri.
Occorre considerare le Forze Armate come strumenti di guerra 
anziché come mezzi indispensabili per qualsiasi pace possibile.
(Generale Carlo Jean, che nel 2003, a capo della Sogin,
pretendeva di realizzare a Scanzano Jonico il deposito unico di scorie atomiche).

L’Italia in questo campo ha proposto la possibilità di sviluppare nuove specializzazioni e di preparare personale addestrato a muoversi e combattere negli ambienti urbani ove occorre isolare quartieri, edifici, abitazioni, ma anche padroneggiare gli impianti di comunicazioni e distribuzione dell’energia e dell’acqua.
In effetti l’Italia è considerata da USA e Gran Bretagna come uno di migliori fornitori di personale addestrato ad operazioni antisommossa a partire dai reparti dei Carabinieri che sono inquadrati, principalmente nell’area balcanica, nelle MSU. [Multinational Specialized Unit (Unità Specializzata Multinazionale), corpo d’élite dell’Alleanza Atlantica comandato da un ufficiale dei Carabinieri. Impiegata nei Balcani nell’ambito delle missioni NATO, la sua peculiarità è quella di fondere il controllo bellico del territorio con le funzioni di polizia tradizionale].

Da quando l’Italia si è impegnata a fornire personale nelle guerre umanitarie, aree militari sono state attrezzate per ricostruire ambienti urbani e rurali dove si addestrano carabinieri, parà, assaltatori e bersaglieri che vanno ad operare all’estero, mentre gli stessi reparti di polizia militare sono addestrati direttamente, nell’ambiente metropolitano, con l’impiego di mantenere l’ordine pubblico quotidiano sul territorio nazionale e sono gli stessi che abbiamo già visto, o vedremo, operare nelle grandi città e a guardia di siti di rilevanza nazionale: discariche, termovalorizzatori, MUOS in Sicilia, cantieri TAP (Trans Adriatic Pipeline) nel Salento, TAV in Val Susa, Bre.be.mi. in Lombardia ecc.

Soldato futuro e armi “non letali”: il programma italiano

Nello studio “UO 2020” viene data particolare attenzione anche ad armamenti e a sistemi di controllo della popolazione adeguati a scenari d’insorgenza. In pratica si richiedono dotazioni sia di armi convenzionali ultratecnologiche, sia di sistemi d’arma bivalenti letali/non letali in funzione specificamente antisommossa.

Per rispondere a queste richieste, in Italia nasce e si sviluppa il programma “Soldato futuro” che prevede il finanziamento di piani di ricerca e sviluppo di tali armamenti, in collaborazione con le industrie armiere sia italiane che estere. Il futuro soldato che l’esercito italiano impiegherà nelle operazioni urbane sarà dotato, oltre che di armi convenzionali ultratecnologiche, anche di sistemi d’arma classificati come “non letali”.

È un esigenza che nasce dalle numerose operazioni di “guerra umanitaria” nelle quali l’esercito italiano, da oltre un decennio, è pienamente coinvolto con le operazioni all’estero, ma anche dall’esperienza di operazioni di polizia e ordine pubblico interno nelle quali esso si è trovato a collaborare con altre forze di polizia (es. Vespri siciliani) o ad operare autonomamente (operazioni anti-immigrazioni e controllo coste), in occasione di summit internazionali (es. Genova 2001 o Pratica di Mare 2003), nelle rivolte contro le discariche (Pianura, Contrada Pisani 2003/2004), nella politica di gestione delle emergenze (L’Aquila 2009) o, infine, nella difesa dei siti di interesse nazionale (cantieri devastanti ovunque).

Saper vivere è saper non arretrare di un pollice nella propria lotta contro la rinuncia.
(Vanaigem)

Lo hanno capito gli Stati che per la pace sociale la strada è ancora lunga, lo hanno compreso i vertici della repressione che la carota non è più sufficiente a rendere governabile un Paese, sarebbe auspicabile che almeno i rivoluzionari si rendessero conto che le contraddizioni insite nei vari territori possono esplodere da un giorno all’altro, e che farsi trovare impreparati è a dir poco da stupidi.
Di fronte alla deriva dell’uomo, il mero filosofare non è più possibile. Non è più possibile sottrarsi. Non è più consentito lo scarto di lato per mettersi nella comoda posizione dell’osservatore. L’atarassia, la calunnia e la pusillanimità non sono più concesse.
Di fronte alla prepotenza di tutti gli eserciti potrebbe essere interessante, altresì complesso, percorrere delle vie traverse, quelle deviazioni dalla strada considerata maestra che all’improvviso, e in modo inaspettato, rivelano squarci del mondo che non vediamo, che non siamo più capaci di vedere impediti dal velo dell’abituale, del consueto che trattiene l’immaginazione tra gli steccati del nostro giardino. Ad occhi aperti, lucidamente, da soli o in compagnia, sferrare l’attacco anonimo e destabilizzante.

Antoine Le Bodén
estate duemilatredici

note:

1. Trattato di Velsen:
http://www.ricercalegis.it/EUROGENDFOR.htm

2. Eurogendfor, sito web:
http://www.eurogendfor.org/italiano

3. Trattato MES ( Meccanismo Europeo di Stabilità):
http://www.leggioggi.it/allegati/testo-del-trattato-mes-meccanismo-europeo-di-stabilita/

Tratto dal giornale anrchico “Invece” n°27 di ottobre


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