Riflessioni intorno alla settimana di mobilitazione contro la guerra in Libia

Tratto da https://nobasi.noblogs.org

La proposta è nata da un’assemblea di anarchici e antimilitaristi che di fronte all’ennesimo possibile intervento militare italiano ha deciso di non tacere.

E’ stato scelto di tentare di identificare e colpire quei complici della guerra che vivono nelle nostre città e che, camuffati nel marasma dell’economia capitalista, riescono spesso a nascondere lo sporco del sangue della loro complicità bellica. Stiamo parlando di ditte civili che offrono i loro servizi, lautamente retribuiti, all’esercito italiano. In particolare ci si riferisce ai servizi logistici, ai trasporti da una caserma a un poligono, da una fabbrica di bombe a un deposito, dall’Italia al fronte.

I nomi di queste ditte, perlomeno di quelle più coinvolte, stanno lentamente venendo a galla: Meridiana, FS Logistica, Tirrenia, Moby Lines, Saima Avandero.

Chiaramente le complicità con la guerra, e la proposta di colpirle, non si fermano alla logistica, a fianco di essa vi sono le due sorelle ricerca e industria bellica. Tutte le Università hanno progetti di ricerca finanziati da esercito e multinazionali della guerra (Finmeccanica, Avio, etc.), tutto l’equipaggiamento che i nostri soldati usano al fronte è prodotto da aziende che non si limitano certo alle commesse militari (Piaggio Aerospace, Alenia Aermacchi, Iveco, etc.).

Attaccarle qui significa colpire anche lontano, dove la guerra è guerra; individuare i complici civili significa indebolire la struttura stessa, enorme, del militarismo. Ritardare la partenza di un contingente implica ritardarne le operazioni successive, fare in modo che una ditta rinunci ad una commessa può complicare i piani di chi necessita di quell’appalto. Gli esempi concreti non mancano: i blocchi dei convogli militari ai porti dei poligoni sardi, la rinuncia della Landservice ai carotaggi del TAV in trentino. Sono esempi diversi, lontani fra loro, ma concreti, che offrono degli spunti di analisi e pratiche ottimi per le lotte antimilitariste. Il diffondersi di alcune pratiche anche in ambiti diversi è uno dei passi per collegare delle lotte che poi diverse non sono. Se si guarda all’antimilitarismo, alla lotta contro le frontiere, alle lotte contro le nocività, i collegamenti sono forse banali da evidenziare: i militari delle caserme sarde li ritroviamo nel cantiere TAV di Chiomonte per proteggere la costruzione di un’opera devastante che la popolazione rifiuta, al Brennero per bloccare migliaia di persone che tentano di sfuggire dalle guerre e dalle distruzioni che hanno spezzato loro le vite, nelle nostre piazze mentre spianano i loro mitra nel nome della “prevenzione di attacchi terroristici”.

Gli spunti della settimana di mobilitazione in Sardegna sono vari, criticabili, migliorabili, ma sicuramente significativi. Alla campagna hanno aderito la Rete No Basi né Qui né Altrove, il Comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna e il Cagliari Social Forum, oltre a singoli individui che hanno scelto di contribuirvi.

Stando alle notizie avute dai giornali, da internet e da varie fonti di informazione, sono stati scelti tre tipi di obiettivi: le strutture militari e le loro attività, i complici civili della logistica militare, la ricerca universitaria asservita agli interessi bellici.

Martedì 29 a Sassari è stato fatto un volantinaggio contro la brigata Sassari davanti alla caserma.

Mercoledì 30 è stata disturbata una lezione del prof. Giacomo Cao nel dipartimento di Ingegneria di Cagliari, denunciando la vocazione militare del DASS (Distretto Aerospaziale della Sardegna) di cui Cao è presidente.

Nella notte ignoti hanno imbrattato la sede della Tirrenia contro la complicità fra essa e i militari per il trasporto marittimo (qui la rivendicazione integrale).

Giovedì 31 è stato volantinato un documento fuori dal Policlinico di Monserrato contro l’epidemiologo Pierluigi Cocco, che per anni ha offerto i suoi “servizi” al PISQ. Alterando i risultati delle analisi epidemiologiche, tentava di far risultare la zona del Salto di Quirra quasi come un “paradiso terrestre”.

Nel pomeriggio è stato organizzato un aperitivo nella facoltà di Scienze Politiche durante il quale è stato realizzato un murales contro la guerra e distribuito del materiale informativo.

Venerdì 1 è stato fatto un presidio cavanti al Comando Militare della Sardegna, per l’occasione blindatissimo da polizia e carabinieri, che hanno addirittura bloccato la strada con i quadrelli di transenne per tutto un pomeriggio. Successivamente è stato fatto un presidio-volantinaggio all’Autorità Portuale per denunciare l’uso del porto civile di Cagliari da parte dei militari tramite l’uso delle navi della Tirrenia.

Sabato 2 è stato calato uno striscione contro la guerra e le basi militari dal Bastione di Saint Remy (monumento in centro città), nel frattempo alcuni compagni volantinavano eattacchinavano in centro città.

Nella notte ignoti hanno tagliato diversi metri di reti militari sulla Sella del Diavolo (poligono e caserme in periferia di Cagliari).

Le numerose altre iniziative e azioni registrate in Italia in questa settimana, e più in generale negli ultimi tempi, dimostrano la vitalità del movimento antimilitarista.

Giovedì 31 marzo – Bologna: una ventina di antimilitaristi/e hanno bloccato il traffico dei viali, all’altezza della Caserma militare Mameli della “Brigata Friuli” che negli anni si è prodigata in diverse missioni militari (Somalia, Albania, Kosovo, Afghanistan, Libano, Iraq…). Il traffico è stato bloccato nell’orario di punta, introno alle 18, con un grande striscione che recitava “Chi fa la guerra non va lasciato in pace! Inceppiamo la macchina bellica”. Interventi al megafono, fumogeni e volantini hanno interrotto per un po’ la normale circolazione e i solerti militari hanno immediatamente chiuso i cancelli del loro covo.

Sabato 2 aprile

  • Cesena: Abbiamo aderito alla Mobilitazione Contro la Logica della Guerra con un presidio itinerante ed un volantinaggio con striscioni, cartelli e megafono per le vie del centro. Molti i volantini distribuiti al mercato e durante un comizio dei vari sindacati.
    Piccola sosta davanti alla sede del PD in Piazza del Popolo per ricordare la complicità di questo partito e del suo segretario Renzi, nelle guerre in corso con riferimento soprattutto alla situazione in Libia e Medio Oriente dove notevoli sono gli interessi economici delle aziende italiane esportatrici di armi e morte.
    INCEPPIAMO LA MACCHINA BELLICA !
  • Pinerolo: presidio per dire no alla guerra in Libia e alle guerre dei padroni.

 


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