Fincantieri-STX: Una storia non raccontata

Articolo apparso sul giornale anarchico “Il seme anarchico” n° 28

Nell’estate 2017 sono accaduti sei fatti apparentemente separati tra loro ma che riconducono ad un unico racconto, quello di un riproporsi di un confronto o meglio di uno scontro tra le diverse componenti del capitalismo europeo, in particolare tra Italia e Francia. Vediamo singolarmente gli eventi. Giugno 2017, a conclusione del vertice del G7 di Taormina viene prodotto un comunicato nel quale c’è un passaggio di enorme interesse (poco sottolineato dai media e dagli opinionisti) per le strategie economiche.

Si afferma un nuovo principio, quello del fair and free trade e non solo del free trade, ovvero del giusto e libero mercato e non solo di libero mercato. In altre parole si afferma che il mercato trova un limite (giusto) ad esempio nei settori strategici (per capirci meglio quello energetico e industriale militare), limite da realizzarsi con le nazionalizzazioni o misure ultra protezionistiche. Luglio 2017 il governo francese decide, con l’appoggio entusiastico della sinistra di Jean Luc Melenchon e della destra fascista di Marine Le Pen, la nazionalizzazione dei cantieri navali di Saint Nazaire (i più importanti in Europa per la costruzione di grandi navi sia civili che militari) dove opera la società francese STX. Di fatto si impedisce, con una decisione improvvisa ed inattesa, all’italiana Fincantieri di acquisire la maggioranza del capitale della società STX. L’operazione di acquisizione da parte di Fincantieri era già stata concordata con il precedente governo socialista francese. Luglio 2017 la Corte dei Conti italiana nel suo rituale commento della spesa pubblica, da una parte stronca il progetto del caccia F35 come economicamente inefficiente per i costi eccessivi ed i tempi dilatatesi oltre ogni termine. Dall’altra afferma che comunque è impossibile uscire dal progetto industriale poiché le risorse finanziarie sin qui investite non consentono più di abbandonare la realizzazione dell’F35. Luglio 2017, il presidente francese Macron organizza, con una mossa a sorpresa, un incontro con i due maggiori rappresentanti politici militari della Libia, il presidente del consiglio presidenziale libico Fayez Al- Sarraj ed il generale Haftar che controlla la parte est del paese. Luglio 2017 il capo azienda dell’ENI, Claudio Descalzi incontra a Tripoli non solo il presidente Al-Sarraj, ma soprattutto Mustafa Sanalla, il numero uno della compagnia nazionale petrolifera libica (NOC). Sanalla è in stretto contatto con il capo dell’altra fazione libica il generale Haftar il quale ha ceduto alla NOC il controllo dei porti dell’Est libico per assicurare il commercio del petrolio. La produzione e il commercio del petrolio è assicurata di fatto dall’italiana ENI. Agosto 2017 il parlamento italiano benedice la missione navale italiana in Libia, ufficialmente per gestire il flusso dei migranti, ma in realtà come vedremo con altri scopi meno “nobili e umanitari”. Cosa lega tra loro i singoli fatti? Partiamo dal comunicato del G7 di Taormina. Il “giusto” interesse nazionale fornisce lo strumento ideologico per affrontare la fase acuta della crisi del capitalismo occidentale, sempre più in difficoltà al suo interno, non potendo più garantire la piena occupazione e la protezione del Welfare, sempre meno efficiente nei confronti dei ritmi di crescita del capitalismo orientale, Cina in primis. Il “giusto” interesse nazionale oltretutto garantisce anche una tenuta elettorale, tramite le nazionalizzazioni , sopratutto nei confronti delle destre (più che delle sinistre storiche) che hanno rispolverato i vecchi miti del socialismo nazionale e della difesa dei produttori nei confronti del capitale. La nazionalizzazione di STX non risponde solo a questa motivazione ma nasconde invece il “nocciolo” della questione ovvero la competizione industriale militare tra Italia e Francia, due potenze nel mercato mondiale delle armi sopratutto nel settore navale militare. Fincantieri è uno dei maggiori protagonisti del mercato mondiale navale militare, ricordiamo che è capocommessa del programma nazionale per il rinnovo della Flotta della Marina Militare che comprende la realizzazione e l’equipaggiamento di ben nove navi di nuova generazione, oltre al contratto multimiliardario per l’espansione della Marina del Quatar ( è sempre bene ricordare che il Quatar è il principale finanziatore dell’ISIS e dell’estremismo islamico). A questi importanti risultati si aggiunge il mega programma australiano per l’acquisizione di ben 9 fregate di nuova generazione, un portafoglio ordini complessivo che per Fincantieri vuole dire la costruzione fra il 2016 ed il 2026 di ben 23 unità navali. Fincantieri condivide inoltre con la Francia il monopolio del progetto Fremm, Fregate europee multi-missione, che rappresentano il più innovativo principale programma militare in ambito navale mai realizzato fra Stati europei e prevedono un impegno finanziario di 11 miliardi di euro. La nazionalizzazione di STX è quindi il tentativo di contrastare l’Italia nel settore industriale militare dove si conferma un leader di livello europeo e mondiale. Le esportazioni italiane di armi nel 2016 sono salite dell’85% rispetto all’anno precedente, mentre l’incremento della produzione di armi nel 2016 è risultata la più alta in Europa con un più 11%. La spesa militare italiana è la prima in Europa con un più 11% del 2016 sull’anno precedente. La sentenza della Corte dei Conti sul progetto F35 rappresenta quindi la necessità di garantirsi attraverso il caccia F35, il primato industriale militare e sopratutto per dotarsi di uno strumento strategico di estrema importanza per rinforzare la propria presenza militare nel Mediterraneo ed in particolare nei confronti della Libia. Partendo da queste riflessioni e dati si deve inserire la missione navale in Libia, il cui vero scopo non è la gestione dei flussi migratori ma costituire le premesse per un nostro inserimento in questa area. Se l’Italia deve in qualche modo farsi valere nello scacchiere Mediterraneo e libico deve anche necessariamente attrezzarsi con i necessari strumenti militari. Il viaggio del capo azienda dell’ENI, De Scalzi, in Libia e l’accordo bipartisan con le due fazioni opposte quella di Al Sarraj e quella di Haftar, rappresenta la risposta italiana agli accordi di Parigi e del tentativo di Macron di ritagliarsi un ruolo a scapito degli interessi del capitale italiano. Gli interessi dell’Eni ed il suo ruolo in Libia rappresentano il vero collante di “una storia mai raccontata”. L’ENI attualmente dopo la caduta di Gheddafi è l’unica multinazionale rimasta sul territorio libico. L’ENI, presente in Libia sin dal 1959, attraverso il suo Amministratore Delegato De Scalzi ha dichiarato il 31 luglio 2017 di voler lavorare per difendere la sua attuale quota di mercato ma di precostruirsi future relazioni vantaggiose sia verso Tripoli che Bengasi, sviluppando le forniture di gas per le centrali elettriche (che funzionano grazie al gas “italiano”) e sfruttando i futuri giacimenti come quello di Bhar Essalam nei fondali marini di fronte alla costa occidentale (forse è un caso, ma oggi è la zona dove partono i migranti). Il tentativo di Macron di inserirsi attraverso la conferenza di “pace” parigina tra Al Sarraj ed Haftar non può che essere la cifra della competizione tra i due sistemi militari industriali. Ancora una volta seguendo la “pista dei soldi” troviamo la risposta alle questioni strategiche che non sono di ordine morale od ideologico ma rispondono solo alla legge del profitto.

Daniele Ratti


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