La guerra dell’Europa in Africa

Riceviamo e pubblichiamo:

junge Welt 24 febbraio 2018

Incontro ‘G5 Sahel’ e Unione Europea (UE) a Bruxelles.

[Il Sahel (dall’arabo Sahil, “bordo del deserto”) è una fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana che si estende tra il deserto del Sahara a nord e la savana del Sudan a sud, e tra l’oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Il G5 Sahel invece è l’iniziativa militare congiunta tra Mali, Niger, Ciad, Burkina Faso e Mauritania progettata nel febbraio del 2014 e lanciata nel luglio 2017 per portare sicurezza nella regione sahelo-sahariana. Cioè, una forza coordinata nel quadro della lotta alla criminalità locale e, soprattutto, alla minaccia terroristica e al passaggio dell’emigrazione, che dall’inizio della crisi nel Mali, scoppiata nel gennaio 2012, ha compromesso la stabilità geopolitica della zona.]

Alla fine l’UE stessa ha sborsato molto denaro per impedire un penoso fallimento: 50 milioni di euro ha dovuto aggiungere sulla cifra già fissata, 300 mln di euro, da destinare al G5 Sahel. RDT, Francia e Bruxelles (UE) da mesi battono il tamburo per questa “piccola somma” a sostegno della guerra nel Sahel. La guerra costa caro. Questa verità scontata è stata il pensiero centrale che ha guidato la Commissione dell’UE nella Conferenza del Sahel.

Alla fine qualcuno deve pagare la campagna militare, che la “forza congiunta del G5 Sahel”, deve realizzare. Da soli i cinque stati, lo hanno ribadito, non riescono a sostenere il carico: sono fra i 15 Paesi più poveri del mondo. Per questo la copertura delle spese è stata assunta dalle potenze europee con il fine preciso di stoppare le azioni jihadiste, il contrabbando e i profughi.

La fondazione dell’esercito “G5 Sahel” è stata ufficialmente decisa nel luglio 2017, in seguito al fallimento delle azioni militari avviate all’inizio del 2013 nel centro del Mali dalla Francia, “Opération Serval”, contro le puntate jihadiste.

In seguito alla risoluzione dell’ONU 2056 per l’intervento in Mali del luglio 2012, l’UE ha approvato nel gennaio 2013 la missione European Union Training Mission MALI (EUTMMALI) per supportare l’addestramento e la riorganizzazione delle forze armate maliane, al fine di contrastare i gruppi terroristi. L’RDT si fece prioritariamente carico, nel quadro dell’EUTM, dell’addestramento dei soldati maliani.

Le speranze di un rapido successo sono rapidamente cadute: le azioni militari tentate dalla Francia negli ultimi sei anni, con le “Opèration Serval” e “Opération Barkhane”, non hanno concluso nulla. Per questo sono state integrate nell’intervento dell’ONU “MINUSMA” (United Nations Multidimensional Integ. rated Stabilization Mission in Mali), per questo sono state al suo interno sono state comprese duee missioni di polizia EUCAP, l’una in Mali l’altra in Niger. Il cui scopo è mettere a disposizione della polizia, della gendarmeria e della guardia nazionale dei due Paesi africani, oltre che dei Ministeri interessati, esperte ed esperti in materia di formazione e consulenza strategica che mette a disposizione della polizia, della gendarmeria e della guardia nazionale del Mali, oltre che dei Ministeri interessati, “esperte ed esperti in materia di formazione e consulenza strategica per sostenere la riforma del settore della sicurezza.” Il tutto completato dall’insediamento nel Sahel di 800 soldati USA.

Una rapida vittoria sui jihadisti non è tuttavia in vista. Nonostante il dispiegamento multinazionale imperialista la situazione, non soltanto nel nord del Mali, ma anche negli altri stati del Sahel è sempre più fuori controllo. I jihadisti sono stati spinti nei territori disabitati. Nel 2017 hanno più che raddoppiato il numero degli attacchi rispetto all’anno precedente – da 75 a 150. Il numero delle persone uccise nello stesso tempo è salito da 225 fino a 400. Gli obiettivi delle ‘missioni’ ONU e UE “non sono stati raggiunti nè nel nord del Mali né nella zona del Sahel. Piuttosto è accaduto che il livello della violenza in Mali oggi è più grave che nel passato”, ha detto Laurent Bigot inviato del governo francese. Solo pochi giorni fa nel Mali dell’est due soldati francesi sono rimasti uccisi in un attentato. 22 sono i soldati francesi caduti nella guerra nel Sahel, dall’inizio della ‘missione’. La ‘missione’ Onu MINUSMA conta già150 caduti. Solo nell’ottobre scorso nel Niger occidentale, confinante con il Mali, sono stati uccisi quattro soldati USA e cinque del Niger.

E mentre negli USA si discute di ridurre il numero dei soldati inviati nel Sahel, per sostituirli con l’impiego dei droni, Berlino, Parigi e Bruxelles (UE) pongono le loro speranze sul G5 Sahel: l’obiettivo è formare una truppa di 5.000 soldati, organizzati in sette battaglioni in cui inserire 100 poliziotti per condurre nel Sahel la guerra contro jihadisti, contrabbandieri e profughi.

Le unità militari formate dall’UE nel Sahel vengono dotate, equipaggiate con riserve, scorte delle forze armate europee. La Francia ha consegnato alla Mauretania 10 fuoristrada; l’RDT, fra l’altro, ha messo a disposizione del Niger 100 pickups (mezzi elettrici per l’accensione e la trasmissione di comandi), 115 moto, 7 mezzi per il trasporto delle truppe, 3 autocisterne.


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