Sardegna: Antimilitarismo, qualche novità

tratto da nobordersard

Se anche l’autunno non sembra essere arrivato per le temperature estive che avvolgono la Sardegna, l’attività militare invece ha ripreso a girare a pieno regime.

La settimana scorsa un’importante esercitazione è stata svolta da vari corpi di militari nei cieli di Ales, l’obiettivo era la simulazione di recuperi di civili da contesti di alta insicurezza causata da insorgenze improvvise e violente. La consueta MareAperto svolge le sue operazioni nel quadrante meridionale del mare sardo e anche nei poligoni a terra si spara quasi ogni giorno, insomma se anche un pò più celata rispetto a qualche anno fa’, l’attività addestrativa non si ferma mai.

In mezzo a questo il Cocer (organismo di rappresentanza dei militari) richiede che la spiaggia di porto Tramatzu (Teulada), da sessant’anni in uso ai militari, non torni al libero utilizzo di sardi e turisti, così come previsto da un accordo tra il ministero della Difesa e la regione Sardegna. Il rappresentate del Cocer dichiara: “la cessione della spiaggia avrebbe riflessi sul benessere del personale dell’esercito, creando un diffuso sentimento di disagio”. Il tutto sarebbe collegato al fatto che questo sarebbe uno dei segnali della volontà istituzionale di un lento smantellamento del poligono sulcitano. L’invito rivolto a tutti e quindi di andare il più possibile al mare a Porto Tramatzu…

Evidentemente i militari non si sentono rassicurati da avere dalla loro parte i dieci militanti sardi dei Fratelli d’Italia, che due giorni fa hanno fatto un presidio fuori dalla base di Teulada per sollecitare i lavori per il sistema di addestramento con tecnologie avanzate e rispettose dell’ambiente.

Dall’altra parte il fronte dell’antimilitarismo non vive sicuramente uno dei suoi momenti migliori, ma ieri mattina qualcuno si è divertito a contestare i militari dell’aeronautica che davano “istruzioni” ai ragazzi di un istituto superiore di Cagliari. Durante la contestazione gli aviatori e il preside non hanno potuto far altro che chiamare gli sbirri, ma constatare che quando questi sono arrivati gli antimilitaristi erano spariti e rimanevano solo i loro adesivi sui mezzi dell’esercito.

Un segnale di questi tempi strani e brutti è che dai giornali pare che gli sbirri siano riusciti a identificare alcuni dei manifestanti attraverso i video fatti dai ragazzi affacciati alle finestre. Piccoli sbirri crescono intorno a noi…


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