Costruire asili per farsi belli

Da Il Piccolo, 1 marzo 2020:

Nell’asilo Fincantieri spazio a 75 bambini. Quattro le sezioni e costerà 1,9 milioni
Depositato il progetto preliminare e anche la convenzione Il Collegio del Mondo Unito darà un apporto pluriculturale

MONFALCONE. Sì, è un progetto preliminare. Ma per la prima volta, dopo un anno che il centrosinistra incalza, sollecita, invoca, è finalmente pubblico, non essendo stato fin qui reso noto neppure agli organi di stampa. Depositato dunque all’Albo pretorio (e pertanto a tutti accessibile) il progetto preliminare del nuovo asilo finanziato da Fincantieri e delineato dall’architetto Francesco Morena. La scuola dell’infanzia sorgerà all’angolo tra le vie Valentinis e delle Mandrie, dopo il recupero conservativo – dunque senza alterarne sedime o caratteristiche architettoniche – del fabbricato di complessivi 787,10 metri quadrati. […]

Pubblicata altresì la spesa dettagliata dell’investimento Fincantieri: 1.190.000 euro, di cui 500 mila per le opere edili, 50 mila per gli arredi, 230 mila per le strutture, 370 mila per l’impiantistica e 40 mila per gli oneri della sicurezza. L’azienda navalmeccanica ha già fatto sapere all’ente che accantonerà altri 710 mila (circa 230 mila all’anno) da destinare alla gestione della struttura nel primo triennio. In tutto 1,9 milioni. Per dare una risposta, in termini di posti, al sovraffollamento scolastico che ha escluso dalle strutture cittadine alcuni bambini.
È emerso inoltre l’apporto del Collegio del Mondo Unito, che attraverso percorsi didattici mirati, secondo quanto si legge nella deliberazione giuntale, «offrirà alla scuola spunti» per «progetti calibrati» a «esaltare il valore pluriculturale» in una cornice di «appartenenza a un territorio ricco di storia e tradizioni».

 

Mentre in questi giorni vediamo le immagini che ci arrivano dal confine greco-turco in cui migliaia di bambini, uomini e donne scappano dalla guerra in Siria, scene a cui non vogliamo abituarci e che ci scuotono dentro sentimenti di rabbia e voglia di ribellione, simbolo di questo tempo maledetto, ecco che la Fincantieri può vantarsi della futura apertura, a proprie spese, di un asilo in centro a Monfalcone. In questa cittadina l’azienda, oltre a sfruttare migliaia di persone tramite le cooperative, costruisce le peggiori navi da guerra che solcano i nostri mari.
L’asilo è totalmente finanziato da Fincantieri, la quale cercherà di costruirsi una facciata pulita, culturalmente aperta, tendando di sviare le persone dal reale ruolo che riveste nella democratica e “pacifica” Italia. Per far credere alla bontà del progetto, in questo asilo si svolgeranno percorsi didattici mirati ad “esaltare il valore pluriculturale”. Tutto ciò da parte di un’azienda gestita da padroni bianchi italiani, in cui la maggior parte degli operai sono stranieri con contratti da fame e ricattatori, azienda che tramite la tipologia di contratti di lavoro esistenti in Italia riesce a dividere i proletari bianchi da quelli neri, lavorando sul pregiudizio, sul ricatto, sulla necessità di soddisfare i propri bisogni.
Essere bianchi o neri, autoctoni o individui arrivati qui per sfuggire a fame e guerre, ha un peso su come la dirigenza di questa multinazionale della guerra cerca di gestire i propri lavoratori e mascherare il perenne lavoro di divisione tra sfruttati; queste dinamiche sono particolarmente evidenti in situazioni di sciopero o altre rivendicazioni degli operai.
Tutti a lodare, in primis il centro sinistra, questo investimento privato in una struttura pubblica. Ma la Fincantieri, come è noto, non è del tutto privata, essa lavora anche con i soldi dei contribuenti: un’azienda molto stimata dallo Stato perché capace di tener testa agli altri produttori navali mondiali, sopratutto nei rami del militare e delle navi da crociera. Ma questa finta filantropia, questo finto buonismo non ci tocca, anzi ci spinge a prendere parola per far si che la nebbia della pace artificiale che regna nei nostri territori si dissolva con l’avanzamento di uno spirito critico, rispetto a quella che è una vera e propria industria di guerra.
Si loda la Fincantieri con il suo investimento di quasi due milioni di euro per un asilo e ci si dimentica che da sola si è mangiata più di un miliardo di euro per la costruzione della nave multi-ruolo “Trieste”, fiore all’occhiello del rinnovamento dei mezzi navali della Marina Militare Italiana. Più di un miliardo di euro spesi per far sì che l’Italia riesca ad avere ancora un peso nel conflitto, per ora sotterraneo, nel Mediterraneo per il controllo di pozzi di gas, rotte commerciali e via dicendo. Si sa bene che la talassocrazia, cioè il dominio dei mari, è fondamentale per qualunque paese che voglia difendere i propri interessi con la forza, e d’altronde è sulla forza che si basano i rapporti fra gli Stati, e fra Stato e individui, specie quelli meno “desiderabili”.
La Turchia spara sui migranti, la Grecia e l’Italia li fanno colare a picco, lasciandoli per giorni in balia dei mari; in Italia c’è chi applaude all’operato di un’azienda che è direttamente responsabile, oltre che dell’inquinamento, anche delle guerre che producono esodi di massa e annessa repressione. Fincantieri è un’industria di guerra, punto e basta: tutto ciò che fa ruota attorno a quell’interesse, e le briciole che sparge per ingraziarsi i cittadini italiani sono per noi solo miseria, finzione ed ipocrisia.


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