Guerra contro la popolazione kurda

Riceviamo e diffondiamo:

Guerra contro la popolazione kurda

(junge Welt 16 giugno 2020)

L’aviazione aerea turca colpisce nel nord-Irak in preparazione di un’offensiva a terra.

Di fronte ad un’economia paralizzata e a valori di adesione sprofondati, il presidente turco Tayyip Erdogan, ha scelto ancora una volta la guerra: in pratica, mettendo in gioco la carta kurda, le fila del nazionalismo kurdo devono schierarsi con lui.

Nella notte di ieri (lunedì 15 giugno) l’esercito turco ha iniziato una grossa offensiva nel nord-Irak; il suo nome è “Operation Adlerklaue” (*), che è d’aiuto alla sicurezza dei confini della Turchia e della sua popolazione, ha dichiarato il ministero della difesa turco.

Circa 20 caccia F-16-, ha affermato lo stesso ministero, hanno bombardato 81 punti d’appoggio del PKK. Contemporaneamente, sono state colpite presunte postazioni kurde sulle montagne Kandil, considerate “Cervello e Cuore” del movimento di liberazione kurdo, zone residenziali nell’area di insediamento della popolazione jeside, come pure il campo profughi ONU di Machmur. Quante e come tante persone siano state ferite e uccise, è ancora sconosciuto.

Il campo profughi di Machmur, dove hanno posto posto circa 12.000 persone di origine kurda fuggite dalla Turchia negli anni novanta, dista 200 km dal confine turco. In seguito agli attacchi aerei su Sindschar, eseguiti il giorno dopo, 150 famiglie jeside, che nel 2014 erano fuggite in Turchia a causa dell’occupazione della milizia jihad, sono tornate nella loro patria. Secondo le prime informazioni il territorio Sardashst (**), in cui c’è un ospedale, un campo abitato da persone sopravissute al massacro dell’Isis, come pure un centro abitato, è stato bombardato.

Secondo informazioni del giornale Arab-Weekly, il direttore dei servizi segreti (turchi) MIT, Hakan Fidan, la scorsa settimana era a Bagdad in “visita segreta” per consultarsi con rappresentanti del governo (irakeno). Il governo irakeno è stato dunque preavvertito. L’alto comando delle forze armate irakene ha condannato la violazione della sovranità del paese, mentre il Partito Democratico governante nella regiona kurda autonoma, ha taciuto.

Dopo l’ondata degli attacchi aerei, l’esercito turco si prepara apertamente all’offensiva a terra. A Silopi, lungo il confine turco-irakeno, è stato installato un ospedale da campo. Secondo notiziari della rete televisiva Roj News, altri soldati con armi pesanti e macchinari da costruzione sono stati trasferiti nella regione di Bradost (cittadina a circa novanta chilometri a nordest di Erbil, capoluogo nella regione autonoma del Kurdistan iracheno), dove l’esercito turco già negli ultimi anni, con la tolleranza del KDP (Partito Democratico Kurdo) ha costruito una testa di ponte che penetra direttamente in territorio iracheno per 30 km.

Nello stesso momento, sempre lunedì (15 giugno), in Turchia è iniziata una marcia stellare verso Ankara, con la quale la sinistra, prima di tutto fra i kurdi ancorati nel Partito Democratico dei Popoli (HDP), vuole protestare contro l’abuso di potere da parte del governo retto da Erdogan, in seguito al ritiro del mandato nei confronti di tre parlamentari dell’opposizione. Una numerosa forza di polizia ha ostacolato l’avvio della marcia nelle due località di partenza, in territorio kurdo – Hakkari e Edirne nell’ovest. A Istanbul-Silvri la polizia con lo sparo di gas lacrimogeni e di proiettili di gomma ha sciolto la manifestazione organizzata dall’HDP. Oltre a ciò, i governatori di dieci province, in cui doveva passare la marcia, hanno emesso divieti di manifestare, mettendo avanti il pretesto della lotta al coronavirus..

(*)

(ricollegata a …l‘operazione Eagle Claw, è una missione militare segreta Usa che fu organizzata per salvare i 52 ostaggi tenuti prigionieri nell’ambasciata di Teheran -nell’aprile 1980.)

(**)

Sardasht è il capoluogo dello shahrestān di Sardasht nell’Azarbaijan occidentale. Si trova a sud-ovest del lago di Urmia. La maggioranza della popolazione è curda. È stata la prima città a subire un attacco con armi chimiche sulla popolazione civile durante la guerra Iran-Iraq.


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