Esercito italiano e esercito israeliano. Tra massima efficacia e legalizzazione dei cosiddetti crimini di guerra

Rispetto al rapporto Gladstone (il documento dell’Onu per
indagare sulle distruzioni compiute dai soldati israeliani nella Striscia di
Gaza durante l’operazione “Piombo fuso”, che accusa l’esercito israeliano di
aver compiuto crimini di guerra), il primo ministro israeliano Nethanyau non si
è limitato a difendersi dalle accuse, ma ha anzi proposto di modificare le
leggi e convenzioni internazionali in tempo di guerra.

L’intenzione, sostenuta dagli Stati Uniti, è quella di
ottenere cambiamenti che dovrebbero ulteriormente slegare le mani agli eserciti
impegnati nella lotta contro il “terrorismo” globale, e limitare quindi la
protezione “garantita” ai civili nelle aree di guerra.

Approvate le modifiche, la responsabilità delle eventuali
stragi di civili compiute dagli eserciti regolari verrebbe addossata ai “terroristi”,
colpevoli di vivere tra la popolazione civile.

Nei fatti, queste leggi e convenzioni internazionali sono già
attualmente solo carta straccia, dato che le stragi perpetrate dai militari restano
totalmente impunite e vengono già giustificate con le necessità della “lotta al
terrorismo”.

Tuttavia, la richiesta da parte di Israele e Usa, di una
legittimazione internazionale ufficiale per questo tipo di operazioni belliche
mostra chiaramente la centralità che questo tipo di intervento militare avrà
nei prossimi conflitti, e la necessità, per questo, di garantirsi da qualsiasi possibile
critica o accusa, che venga dall’opinione pubblica, o soprattutto che venga da
altri Stati, nella contingenza concorrenti.

Come è stato per gli ultimi due maggiori conflitti in
Afghanistan e Iraq, le guerre d’invasione, molto brevi e relativamente agevoli,
saranno seguite da lunghe e sanguinose guerre d’occupazione, in cui gli scenari
principali di conflitto saranno le città, e i nemici gli uomini, le donne e i
bambini che le abitano.

Aver la possibilità anche legale di scaricare sui resistenti
– i “terroristi” – la responsabilità delle morti causate dai bombardamenti di
palazzi, scuole e ospedali, sarebbe sicuramente un’arma non da poco nel già
ricco arsenale dei nostri eserciti.

E’ facile prevedere che di quest’arma politica beneficeranno
anche le nostre forze armate, non solo per il loro ruolo in Afghanistan e Iraq,
ma anche per il rapporto molto stretto con l’esercito israeliano, come mostrano
le recenti esercitazioni svolte nella base militare di Decimomannu, dal 5 al 16
ottobre scorsi, in cui tornado italiani e F16 israeliani si sono addestrati
insieme, in una simulazione di combattimento a lungo raggio.

La distanza percorsa è esattamente la stessa che gli aerei
di Nethanyau dovrebbero coprire nel caso di un attacco preventivo contro
l’Iran.

Starex 2009, nome in codice dell’operazione, non è la prima
esercitazione in cui F16 israeliani si addestrano in Sardegna; lo fanno
regolarmente dal 2003, anno in cui è stato stipulato un accordo d’intesa tra
Roma e Tel Aviv, ratificato poi dal Parlamento il 17 maggio 2005, per la
collaborazione nel settore militare e della difesa, accordo che include
importazione, esportazione e transito di materiali bellici, organizzazione
delle forze armate e addestramento.

A questo va poi aggiunta la collaborazione tra l’americana
Boeing e l’italiana Alenia per la fornitura a Israele delle tecnologie necessarie
a convertire “normali bombe” in “bombe intelligenti”.

Tornando all’esercitazione Starex 2009, riportiamo un breve
stralcio di una dichiarazione in merito, presente nel sito on line della base
militare di Decimomannu: “ Lo scopo di questa esercitazione è quello di
affinare le procedure e le tecniche per poter prontamente agire in missioni di
controllo delle crisi internazionali. La necessità sempre più frequente di
operare in scenari multinazionali, impone infatti, la perfetta integrazione di
sistemi di paesi diversi attraverso lo sviluppo di standard procedurali al fine
di conseguire la massima efficacia d’azione.”

Queste dichiarazioni non lasciano alcun dubbio sulla futura
collaborazione tra forze armate italiane e israeliane in operazioni belliche; nessun
dubbio, similmente, si può avere su cosa sottintendano i responsabili di
entrambi gli eserciti con l’espressione “massima efficacia d’azione”, che,
siamo certi, verrà in ogni modo ricercata, con o senza la legittimazione internazionale
richiesta da Nethanyau.


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