Solidarietà con gli insorti libici

Giovedì 24 febbraio, a Rovereto, una ventina di anarchici ha dato vita a una piccola manifestazione spontanea in solidarietà con l’insurrezione libica, contro la sua brutale repressione da parte di Gheddafi e contro la complicità del governo e dei capitalisti italiani.

Il traffico è stato bloccato per una ventina di minuti su corso Rosmini: striscioni, volantini e interventi al megafono hanno spiegato le ragioni del blocco. Sono stati affissi diversi manifesti sulle responsabilità di Unicredit e una grande scritta (“Gheddafi primo azionista di Unicredit – Assassini”) è apparsa sul palazzo che ospita l’omonima banca in piazza Rosmini. Altri manifesti denunciavano la presenza di Finmeccanica a Rovereto.

Finmeccanica, infatti, attraverso la sua controllata Eurotech, fa parte di Manifattura Domani, il polo tecno-scientifico in costruzione all’ex Manifattura Tabacchi di Borgo Sacco.

Eurotech – di cui a loro volta fanno parte anche Neuricam S.p.A. e Optoi Group – produce componenti per i Predator (i velivoli senza pilota che stanno bombardando in Afghanistan), per cacciabombardieri e bombe “intelligenti”. Tutto documentato.

Quello che sta accadendo in Libia ci riguarda quindi molto da vicino.

Non solo perché la Libia è stata a lungo colonizzata dallo Stato italiano (colonialismo che ha causato centinaia di migliaia di morti, per cui non esiste alcun “giorno del ricordo”).

Non solo perché il governo e i grandi gruppi economici italiani (Eni, Fiat, Impregilo…) sono quelli maggiormente implicati nel sostegno al regime di Gheddafi.

Non solo perché le armi usate ora da Gheddafi contro gli insorti sono anche di fabbricazione italiana.

Ma perché proprio qui, nella “città della pace”, i politici vogliono ospitare chi fa parte di Finmeccanica, il colosso dell’armamento che ha in Gheddafi il secondo azionista (il primo, cioè, dopo il ministero del Tesoro italiano) e nello Stato libico il nono acquirente al mondo. Non possiamo permettere tutto questo.

Essere solidali con le popolazioni in rivolta per la propria libertà significa denunciare e attaccare le cause della loro oppressione. Soprattutto quando queste sono a due passi da noi.

Le parole “fratellanza” e “solidarietà” suonano altrimenti solo come vuota retorica.


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