Due parole sul campeggio antimilitarista a Rovereto

Tra il 15 e il 18 settembre si è svolto, a Rovereto, un campeggio antimilitarista.
In continuazione ideale con il campeggio organizzato nel giugno del 2009 in un parco di Trento, l’iniziativa di quest’anno aveva tuttavia un diverso angolo d’attacco.
I lavori preliminari per la costruzione della base militare di Mattarello (a sud di Trento) sono fermi da molto tempo. Se abbiano giocato le mobilitazioni contro tale progetto (che ci hanno portato più volte a bloccare il cantiere) oppure la revisione degli accordi tra governo e Provincia di Trento, non lo sappiamo. Sappiamo solo che per noi è ora più urgente lottare contro l’installazione di alcune ditte legate a Finmeccanica all’interno dell’ex Manifattura Tabacchi di Borgo Sacco, a Rovereto.
Di qui la scelta di organizzare il campeggio a Rovereto.
Oltre al filo costante guerra esterna/guerra interna, quest’anno si è scelto come terreno di intervento quello della ricerca.
Giovedì 15, dal mattino, abbiamo occupato un’ampia zona all’interno del “bosco della città”, in collina, sopra Rovereto.
La sera c’è stata la presentazione del campeggio, di un opuscolo su Manifattura Domani (che riprende e deturna quello ufficiale distribuito dal Comune) e di un libretto su L’Università in guerra. Connessioni tra mondo accademico, militare ed industria bellica. Il caso trentino, realizzato da un gruppo antimilitarista di studenti (e non) di Trento.
La mattina seguente, prima delle 7,00, una quarantina di compagni era davanti ai tre ingressi dell’ex Manifattura Tabacchi (un complesso di circa 9 ettari) per bloccare l’accesso. Il blocco di operai e mezzi è stato totale da un cancello, mentre il numero insufficiente di compagni ha permesso solo di ostacolare e deviare l’ingresso degli impiegati negli altri punti. Ad ogni modo, fino alle 10,00 il disturbo è stato assicurato. Nel frattempo un’enorme scritta a pennello (“No a Finmeccanica né qui né altrove. Sabotiamo la guerra”) è stata tracciata sul muro principale dell’edificio.
L’iniziativa è continuata in centro città, con volantinaggio, affissione di manifesti, scritte e mascherine murali contro Finmeccanica e la guerra.
La sera, al campeggio, c’è stato un dibattito a partire dalla Storia popolare dell’Impero americano, incentrato, tra le varie storie raccontate, soprattutto sui movimenti radicali di opposizione alla guerra e al complesso militar-industriale. Quando la guerra al sistema della guerra infiammava la gioventù…
Il dibattito di sabato pomeriggio sulle due facce della guerra – missioni all’estero e militarizzazione dei territori, con riferimento alla Campania e alla Valsusa – si è svolto in un parco pubblico di Rovereto. Il successivo concerto, pubblicizzato nello stesso parco, si è svolto invece in un palazzo occupato apposta. Un palazzo non scelto a caso. Si tratta di Palazzo Balista, edificio storico di Rovereto, nel ’45 sede del locale CLN e del giornale partigiano“Terra nostra”, e oggi venduto alla Cassa Rurale perché ne faccia la sua sede centrale. Duplice il senso dell’occupazione: da un lato una critica pratica alla costruzione dell’ennesima banca a Rovereto, dall’altro un momento della lotta contro Finmeccanica (la Cassa Rurale finanzia Habitech, il consorzio presente in Manifattura Domani e di cui fanno parte diverse ditte legate al colosso degli armamenti). L’iniziativa ha visto la partecipazione di molti roveretani, soprattutto giovani. Palazzo Balista è uno degli edifici più imponenti e centrali della città. Vederlo trasformato – sia pure per una sera – in un spazio autogestito su cui comparivano degli enormi striscioni contro le banche e la guerra faceva davvero un bell’effetto.
La domenica pomeriggio si è svolta l’assemblea conclusiva, dedicata alle lotte di quest’autunno. Dalla Finanziaria alla Valsusa, dalle scuole alle strade, potrebbe montare una rabbia che tracimi gli steccati dell’indignazione democratica. Dal Nord Africa all’Inghilterra, le rivolte e le insurrezioni escono dai libri di storia e si fanno possibilità concreta. Per questo i padroni si preparano alla guerra (con le Finanziarie, nelle università, nei centri di ricerca, davanti ai cantieri, nelle strade). Come intervenire in tale contesto per soffiare sul fuoco della ribellione e della libertà è una questione fondamentale, e ogni momento di dibattito tra i compagni un’occasione preziosa. Si è parlato molto, ovviamente, anche della Valsusa, delle giornate straordinarie vissute in quei boschi come dei limiti nostri da oltrepassare.
La partecipazione complessiva al campeggio (nei vari giorni circa un centinaio di compagni, provenienti da mezza Italia) è stata inferiore a quella del 2009, sia perché l’iniziativa di quest’anno è stata pubblicizzata con molto meno anticipo, sia forse perché i mesi passati a campeggiare e lottare in Valusa hanno ridotto la possibilità di muoversi. Migliore, invece, la presenza in città.
Uno pezzo di lotta per sabotare la guerra. Non finisce qui.
anarchici di Rovereto e di Trento

(Il materiale prodotto in occasione del campeggio sarà a breve disponibile su: romperelerighe.noblogs.org)

 

 


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