Presente coloniale

La Libia, l’esercito italiano e il nuovo Ordine

Il 29 Agosto, a Doha (Qatar), si è svolta la riunione dei capi di stato maggiore dei paesi coinvolti nella guerra in libia, alla quale ha preso parte anche il capo di stato maggiore della difesa italiana, generale Biagio Abrate.

All’incontro, oltre ai rappresentanti di Qatar, Emirati Arabi Uniti e Giordania, hanno preso parte il presidente del comitato nazionale di transizione libico (CNT) di Bengasi, Mustafa Ab-del Jalil, il responsabile delle questioni militari del CNT, Omar al-Hariri, e l’ammiraglio Samuel J. Lockear, capo del comando NATO di Napoli. Nel corso della riunione, a meno di una settimana dalla conquista di Tripoli da parte dei ribelli, è stato fatto il punto della situazione in relazione a quanto sinora svolto e ai futuri sviluppi.

Mustafa Ab-del Jalil ha sottolineato che non sarà disconosciuto il ruolo svolto dalle nazioni amiche, la cui collaborazione sarà ancora utile e necessaria in settori quali l’addestramento di forze armate e di polizia e nel controllo delle frontiere sia marittime che terrestri.

Il generale Abrate, nel corso del proprio intervento, ha ribadito che è importante “il raggiungimento dell’ordine e della sicurezza pubblica in tutto il paese, innanzitutto attraverso il disarmo delle truppe irregolari e la creazione di forze armate nazionali”.

Migliori alleati di Gheddafi fino al giorno prima dei bombardamenti NATO, ora addestratori delle nuove truppe libiche: la farsa e la tragedia del colonialismo italiano in Libia.


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