Riflessioni: Tempi di guerra

Rotoleremo tutti insieme nelle tenebre da cui non si ritorna, e il pozzo buio ci accoglierà, noi e i nostri dei assurdi, noi e i nostri valori criminali, noi e le nostre speranze ridicole”.

( Albert Caraco, Breviario del Caos)

Ho sentito la necessità di scrivere questo pezzo, visti alcuni avvenimenti accaduti negli ultimi mesi nella superpotenza capitalistica europea, sia per quanto riguarda il “fronte interno”, sia per quanto riguarda l’ U.E. nell’orribile gioco delle contese fra stati ed imperialismi rivali nella spartizione ed accaparramento delle risorse, e nello sfruttamento delle popolazioni e dei territori a livello mondiale.

Negli ultimi sei anni, abbiamo assistito ad una accelerazione notevole di alcune dinamiche tipiche del funzionamento del capitalismo e dell’autoritarismo statale ( come il ritorno del “ grande rimosso” della guerra fra superpotenze, e il ritorno anche se “sottotono” dell’incubo nucleare). Con la morte dell’ideologia del benessere, e la caduta di sempre più persone nelle discariche sociali delle periferie cittadine, dove il “ tirare a fine mese” cercando di essere trattati “ a pesci in faccia” il meno possibile da padroni e burocratini, evitando carceri e comunità di reclusione, è il pensiero che schiaccia quotidianamente dominandolo ogni individuo. Tra il 2010 e il 2013 abbiamo visto anche alcune fiammate di rivolta, con le insurrezioni popolari o mobilitazioni radicali che hanno dato da pensare ( pur con tutte le scontate ed immense contraddizioni presenti) alcuni fra i potenti del mondo. In questi anni ‘10 abbiamo assistito nuovamente al crollo dell’ideologia del progresso e alla fine della pace sociale. La guerra e la sopraffazione sono strutturali per ogni società da sempre grembo di ogni autoritarismo. Il mondo corre verso la catastrofe etica e materiale. Sta al cuore di ognuno di noi scegliere: o lottare per provare a iniziare a vivere davvero, o condurre un’esistenza misera da servo.

Il fronte esterno: programmi di riarmo ed il nuovo esercito europeo: Negli ultimi mesi è peggiorato il clima fra le potenze capitaliste ( USA, UE, Russia, Cina). Dopo il fallimento della tregua “ negoziata” della guerra per procura in Siria con la precedente amministrazione Obama (fine settembre 2016), Putin ha annullato l’incontro con il presidente francese Hollande e ha raggiunto un accordo con Damasco per l’ampliamento della base navale di Tartus. Inquietanti e paurosi sono anche le dichiarazioni dei rappresentanti di stato russi: “ I residenti di S Pietroburgo riceveranno razioni di 300 gr di pane al giorno in caso di guerra”. Così ha dichiarato il governatore della città, confermando come le tensioni tra stati rivali siano negli ultimi anni in costante aumento. Sempre nel mese di settembre, diversi missili nucleari sono stati posizionati nella enclave baltica di Kaliningrad, e puntati poi sull’Europa. Intanto, l’imperialismo europeo inizia a dotarsi di nuovi strumenti di morte per poter affrontare la sfida globale fra stati e capitalismi. Sfida che sta iniziando ad essere giocata molto pericolosamente per la spartizione del mondo. Mentre viene stilato e approvato in questi mesi il nuovo programma di riarmo tedesco, i padroni dell’Europa fanno i primi passi per la creazione di un esercito integrato e di una ricerca ed industria accorpate per creare e rifornirsi dei nuovi sistemi d’arma necessari per le loro sanguinose ambizioni. Dallo stato italiano, francese, tedesco e spagnolo è stato avviato un “ piano comune per una difesa europea”. La possibilità di questa “ cooperazione strategica permanente” è stata introdotta già nel trattato di Lisbona, secondo cui anche solo un nucleo ristretto di stati aderenti può rafforzare la reciproca collaborazione nel settore militare. L’obbiettivo dichiarato dai signori della morte è: “ raggiungere un livello di ambizione che permetta all’UE di rispondere alle crisi esterne, di migliorare le capacità di partner colpiti da crisi e instabilità, specialmente in Africa e di assicurare la protezione di popolazione, territorio e valori europei”. Per giungere a questi risultati: “ visto l’attuale e il prevedibile ambiente di insicurezza – l’UE dovrà probabilmente lanciare missioni di carattere militare e/o civile in regioni in cui la NATO non considera di agire, come l’UE fa e ha fatto, ad esempio il Mali, la Somalia, la Repubblica Centrafricana, il Congo, ecc.”. Necessario dunque: “ rafforzare l’abilità UE di valutare autonomamente il suo ambiente di sicurezza e prendere l’iniziativa lanciando operazioni militari da un livello di intensità basso ad uno elevato”. La proposta rilancia anche l’idea di un quartiere generale degli eserciti europei a Bruxelles, e di “ un robusto meccanismo finanziario per supportare l’effettivo dispiegamento di queste missioni ed operazioni”. Già da tempo Juncker ha parlato di “ esercito europeo” e segnali concordi in questo senso erano arrivati da Berlino, forse ancora più che da Parigi. Alle parole seguirono i fatti: innanzitutto l’accordo proprio tra capitalismo francese e tedesco per una collaborazione rafforzata militare, articolata su un documento che delinea una serie di iniziative concrete ed attuabili sul piano bilaterale. Va poi ricordato l’accordo tra stato olandese e tedesco, che prevede che un battaglione “ maritime” tedesco si integri con la marina olandese e che la 43 esima brigata meccanizzata olandese si integri nella prima divisione panzer tedesca. Negli ultimi mesi, approvando il “ libro bianco della difesa”, Berlino ha impostato un programma di riarmamento. Stato tedesco e francese, come ormai quasi tutti gli stati NATO ed europei, stanno aumentando gli stanziamenti per la difesa. Alcune proposte? In primo luogo, come è naturale pensarlo, il lancio di un piano europeo per la ricerca militare che vada ad integrare l’attuale piano di ricerca “duale” “ Horizon 2020”. Nel frattempo, un nuovo round di consolidamenti industriali nel settore aerospazio e difesa sarebbe alle porte in Europa, con protagonisti Airbus e Leonardo. Leonardo ( ex Finmeccanica) ha portato nell’ultimo anno a termine il progetto volto a concentrarne l’attività esclusivamente nel settore aerospaziale/difesa, dopo la cessione a tappe delle attività nei settori energia e trasporti. La differenza dimensionale fra i due colossi è evidente: i dati del 2015 raccontano una Airbus ( controllata dallo stato francese, tedesco e spagnolo) che ha 136000 dipendenti e ricavi per 64,5 miliardi di euro. I numeri di Leonardo non sono certo comparabili, 13 miliardi di ricavi e 47000 dipendenti a fine anno scorso. Con questa ipotesi di unione, il gruppo Airbus diventerebbe l’assoluto dominus della scena europea.

E la NATO? Tutti gli sbandieratori che avevano, con una estrema miopia analitica, dichiarato negli ultimi 60 anni che NATO- Stati Uniti ed Europa costituivano un blocco imperialistico compatto e ormai inscindibile, dovranno brutalmente ricredersi nel momento in cui le contraddizioni fra gli imperialismi, sopite ma mai risoltesi, sono emerse con tutta la loro violenza negli ultimi 6 anni. Da urlare e dichiarare ancora con più forza, in una prospettiva antimilitarista che faccia dell’internazionalismo la propria bussola, è che, oggi come allora, IL NEMICO È IN CASA NOSTRA.

Dopo la vittoria secca di Donald Trump, il padronato statunitense si rivolgerà con più forza verso l’area del Pacifico e dell’Africa, e sarà meno disposto a transigere per il “ fronte orientale”, al punto che persino l’art.5 del trattato atlantico, quello che impegna la NATO alla difesa collettiva, potrebbe essere messo in discussione con il futuro dell’alleanza. Di fatto, l’imperialismo europeo ha due mesi di tempo, per mettere insieme un progetto credibile di integrazione ed efficienza militare delle sue forze, di sinergie tra le sue industrie della difesa, e di investimenti. L’ingranaggio bellico della morte è in movimento a tutta forza, come mai dagli ultimi 30 anni. Le vittime siamo noi, noi e tutti gli sfruttati del mondo, usati, tanto per cambiare, come carne da macello per far arricchire i padroni di casa nostra sulle nostre vite. Il grande assente? La pratica ed il rifiuto di tutta la catastrofe che stanno apparecchiando ancora una volta per l’umanità intera, e che ha nella sensibilità antimilitarista la propria possibilità di riscatto e di emancipazione.

Tutto è veleno, e nulla esiste senza veleno. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto”.

( Paracelso)

Il fronte interno: L’esercito nelle periferie e nei quartieri poveri

Mentre si avvicina rapidamente la possibilità di un nuovo conflitto mondiale, continua l’espulsione delle classi popolari dai vecchi quartieri nei centri delle città ( trasformati ormai in città-vetrina, veri centri commerciali e residenziali per le classi dominanti o per i ceti più elevati di estrazione piccolo-borghese come studenti universitari, o quadri intermedi) alle periferie che, in alcuni casi, iniziano a trasformarsi in vere e proprie baraccopoli, e prosegue il piano di militarizzazione dei quartieri popolari, sull’onda dell’ormai noto e famigerato piano NATO “ Urban operation 2020”. Il rafforzamento dei dispositivi contro-insurrezionali ad opera del dominio prosegue. Mentre nelle “discariche sociali” dove viviamo noi esclusi, al posto della violenza di classe contro ricchi e sbirri, si vanno purtroppo rafforzando in modo significativo le ideologie reazionarie (fasciste ed islamiste) che predicano la guerra fra poveri. Non posso che sorridere nel momento in cui alcune riviste francesi, come il magazine “Valeurs Actuelles”, scrivono ad esempio, che “ la Francia ha oltre 750 zone franche dove non si applica più la legge della repubblica francese” e che, molte periferie della Francia, stanno conoscendo “ una dittatura della marmaglia”. Anche se, è inutile raccontarcela, il vento che tira negli ultimi anni nelle “ banlieu” è chiaramente reazionario, tra i fascisti del fronte nazionale e gli islamisti. E in Italia? Sono in arrivo i primi 150 soldati nei quartieri popolari di Milano. “ Poca sicurezza nelle periferie? Ho chiesto l’invio di militari da destinare alla città”. Queste sono le parole del sindaco di Milano Giuseppe Sala. “ La mia ossessione sono le periferie”, ha dichiarato rilanciando le sue tre parole d’ordine: “ risanamento, riqualificazione, ristrutturazione”, che sembrano ricalcare i capisaldi di intervento del rapporto NATO 2020.

Tutto questo è quello che ci troveremo ad affrontare nei prossimi anni. Davanti alla tragedia in cui ci stanno indirizzando, è quanto più necessaria e urgente una presa di coscienza di ogni singolo individuo cosciente e sensibile, cessando in primo luogo i piagnistei e le scuse che raccontiamo a noi stessi, per poter pensare di insorgere violentemente contro un mondo di morte e di miseria.


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