Alcune buone ragioni per fare la guerra

Tratto da finimondo.org

Georges Henein
 Quaranta guerre in venti anni rappresentano un bilancio del tutto onorevole. Altre epoche hanno forse conosciuto di meglio, benché non avessero né l’ONU, né i caschi blu, né la colomba di Picasso, né le poesie di Neruda. Avendo tutti questi ingredienti di pace reso solo un modesto servizio, c’è da domandarsi se non esista una vocazione guerriera profondamente radicata (e spesso camuffata) nel profondo dell’essere umano. Davvero abbiamo sotto pelle dei galloni interni che aspettano soltanto l’occasione per emergere alla luce del sole delle battaglie? Questa ipotesi è verificabile solo a metà. Di fatto, la guerra non deve giustificarsi; giustifica troppe persone e troppe attività per avere essa stessa bisogno di un alibi.

Se escludiamo dal quadro le guerre di liberazione nazionale, restiamo in presenza di un numero alquanto impressionante di operazioni marziali che suggeriscono le seguenti riflessioni:
1) Le guerre minori sono un mezzo per smaltire a buon mercato la ferraglia dei grandi conflitti: carri armati fuori moda, aerei asmatici, cacciatorpediniere arrugginiti, ecc.
2) Nel contesto dell’attuale mondo politico, la guerra è al tempo stesso un terreno di promozione accelerata e una scuola di potere. La partita si gioca in due maniere: in caso di sconfitta, i militari annunciano di essere stati traditi dai governi equivoci o ignavi, il che consente loro di mandar via questi ultimi e di trasformare lo Stato in caserma privata; in caso di vittoria, reclamano la naturale ricompensa pattuita e che consiste nel farla finita col regime dei civili.
3) La guerra è la risorsa nazionale dei paesi poveri. Questi, scoraggiati dalle prospettive di uno sviluppo tanto lento quanto incerto, sono inclini a credere volentieri che se non facessero un po’ di guerra non potrebbero fare nient’altro. Il ragionamento può apparire specioso ma in qualche caso redditizio. Un piccolo paese che comincia una guerra fa conto che i grandi paesi gli offriranno del denaro per rinunciarvi. Con questo denaro, raddoppieranno la puntata, acquistando armi in vista di un secondo episodio più azzardato del primo. Non appena il cannone tuonerà di nuovo, prepareranno il conto da inviare agli Stati più fortunati affinché lo regolino sotto forma di crediti, finanziamenti di ogni genere, ecc.
4) In ultimo luogo, la guerra rivela un interesse educativo su cui raramente si pone l’accento: essa serve ad informare certe popolazioni rimaste ai margini del progresso che i loro paesi contengono, o potrebbero contenere, petrolio, magnesio, cobalto, uranio e tante altre cose indispensabili alla produzione industriale delle potenze davvero moderne. Queste rivelazioni non compensano forse l’emozione che può suscitare uno sbarco imprevisto su un tranquillo litorale o un lancio di paracadutisti su un orto?
Come si può pretendere che la guerra possa cessare quando esistono così tante buone ragioni perché si perpetui all’infinito?…

[Jeune Afrique, ottobre 1965]

 


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