Epilogo sulla caserma di Mattarello

Ecco l’epilogo della caserma di Mattarello che doveva essere costruita anni fa, 45 milioni di euro spesi per niente, e una zona di campagna fertile distrutta dai materiali inerti portati per mesi su e giù per le valli trentine. Ora i giornalisti dicono “che sperpero di soldi!”, bella ipocrisia quando nel periodo del 2008-2009 si facevano portavoci e propagatori della nuova caserma che avrebbe portato migliaia di soldati nel territorio e mezzi militari pronti a partire da qui per andare a fare le guerre in giro per il mondo. L’unico problema sono i soldi spesi, il resto non conta. Non conta che indipendentemente da dove sia situata una caserma, essa sia sempre e comunque strumento di morte e controllo, non importa se i soldi che sono stati spesi siano stati usati senza chiedere ai diretti interessati (il popolo?) cosa ne pensassero, essi hanno altri problema, e poi c’è il vincolo delle “opere strategiche”, come il TAV. Qui nella Provincia di Trento è tutto “trasparente” di fronte ai cittadini, ma il mangiar i soldi ci si riesce lo stesso. Opere strategiche per chi se non lo Stato, gli industriali del cemento e di armamenti? Lamentarsi ora non ha senso, il silenzio dei contadini, che allora si erano raccimolati un po’ di soldi dalla vendita dei terreni, aveva delegato il blocco dei lavori a chi la guerra non la vuole veramente; ora potranno riacquistare i terreni incoltivabili con i soldi ricevuti. Quella è stata una lotta non vinta per colpa della situazione economica in Italia dopo il 2011, è quindi lo Stato che ha mollato tutto, lasciando il lavoro di costruzione al principio, ma distruggendo intanto ettari di terreno coltivabile. Cosa vogliamo ricordare noi di questa storia? Vogliamo ricordare che appena il primo scavatore aveva iniziato a lavorare, aveva trovato del fuoco notturno a scaldarlo. Ricordiamo i migliaia di manifesti contro la guerra, convegni, campeggi, azioni di agitazione, assemblee, cortei, occupazioni, analisi per capire come fermarla e combatterla, chi c’era c’era, ognuno con i suoi mezzi. Da quella spinta è partita la lotta contro la ricerca di guerra dentro l’università, Finmeccanica, Meccatronica, Meccanica del Sarca: la lotta contro la guerra continua, mai come oggi è necessario.


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