Trento: Iveco Defence Vehicles all’Università

Giovedì 3 maggio, durante la presentazione aziendale della Iveco Defence Vehicles nella Sala conferenze del dipartimento di Economia, un gruppo di compagne e compagni ha interrotto per qualche minuto la sfacciata presenza organizzata per gli 80 anni dalla produzione aziendale. Nello stupore dei partecipanti, è stato letto un testo all’interno dell’aula e poi distribuito nel cortile dell’università.

Di seguito il testo distribuito:

L’Università e la guerra

Così si conforta il giovane a perseguire nel suo studio scientifico

senza che si chieda che senso abbia, dicendogli:« Tu cooperi

all’immortale edificio della futura armonia delle scienze e sarà

un po’ anche merito tuo se gli uomini quando saranno grandi,

un giorno sapranno». Ma gli uomini temo che siano sì bene

incamminati, che non verrà loro mai il capriccio di uscir della

tranquilla e serena minore età.

Carlo Michelstaedter

Negli ultimi mesi sono stati diversi gli eventi organizzati dall’Università che hanno visto partecipare le più note industrie belliche (Fincantieri, Leonardo, General Motors), dalla “Green Week” al “Career Fair”, alle presentazioni aziendali specifiche. Oggi il rinomato ateneo trentino organizza un incontro con l’azienda bolzanina Iveco Defence Vehicles.

Da anni scriviamo e parliamo delle collaborazioni interne all’Università che vedono l’ateneo di Trento – e non solo – protagonista della ricerca e dello sviluppo finalizzato alla produzione bellica. Iveco Defence Vehicles è una delle aziende che lavora insieme all’Università e ai suoi studenti. Tristemente nota per la produzione dei mezzi speciali “Lince” – i mezzi utilizzati dall’esercito italiano per gli interventi in mezzo mondo – questa è una delle aziende che più volte è stata “invitata” all’interno dell’Università. Ogni volta che sentiamo parlare di multinazionali del petrolio e dell’energia in Africa, in Medio Oriente, siamo consapevoli che per difendere quei privilegi economici che arricchiscono i soliti noti, come ENI, c’è bisogno di una difesa armata che spazzi via le popolazioni locali che cercano di opporsi. Oggi in Libia e in Niger, dove lo Stato italiano finanzia i campi di concentramento e coordina attraverso i carabinieri gli addestramenti delle milizie locali (compresi i “terroristi jihadisti”), Iveco è presente con i suoi mezzi di morte. Il governo millanta di “impedire le partenze” che esso stesso determina con la guerra, l’occupazione militare, gli spossessamenti delle terre: resi possibili da mezzi come quelli Iveco.

Nella “Sala conferenze” di Economia, Iveco viene a presentare 80 anni di produzione, come a festeggiare le migliaia di morti che ha sulle spalle. Dopo i festeggiamenti, per un intero pomeriggio, l’Università ha messo a disposizione le sue aule per i colloqui tra gli studenti e l’azienda. Sono in cerca di economisti, ingegneri, studenti che evidentemente non si fanno grossi problemi a diventare i futuri esperti della guerra.

Ci siamo forse illusi di poter “far uscire la guerra dall’Università”, ma quanto più cerchiamo di capire la struttura di queste collaborazioni, tanto più ci rendiamo conto che negli atenei ormai la guerra è di casa. La funzione organica di quella che viene definita “comunità scientifica” è quella di essere l’officina degli interessi dei capitalisti, la fornitrice dei “luoghi speciali” in cui poter concretizzare le armi necessarie ai loro profitti.

Se disprezziamo la guerra degli Stati, con essa disprezziamo chi la pensa e la rende possibile. Quella che chiamano “alternanza” è spesso un reclutamento fatto e finito, un volto più “presentabile” della guerra. Oggi che sembriamo addormentati di fronte a qualunque disumanità degli Stati, bisogna di nuovo scegliere da che parte stare: non c’è alternanza che ci convinca.

Anarchici e antimilitaristi


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