Bulli e pupi

Tratto da finimondo.org

Chissà se a partire dal 2021 l’italica gioventù tornerà effettivamente a giurare fedeltà alla bandiera. A detta del Bullo degli Interni sarebbe un bene, perché «così almeno si impara un po’ di educazione che i genitori non sono in grado di insegnare» e inoltre si contrasterebbero «i rigurgiti razzisti». Già, infatti a lui un anno di leva cosa ha insegnato?
«Senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani; son colerosi, terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati»
«Carrozze della metro solo per milanesi»
«Bisogna salvare chiunque in mezzo al mare, ma poi riportarlo indietro. Bisogna scaricarli sulle spiagge, con una bella pacca sulla spalla, un sacchetto di noccioline e un gelato»
«Se un figlio cresce con genitori o un genitore gay, parte da un gradino più sotto. Parte con un handicap»
«Quando saremo al governo polizia e carabinieri avranno mano libera per ripulire le città. La nostra sarà una pulizia etnica controllata e finanziata»
… per non parlare della sua galanteria da ufficiale-gentiluomo, quella che lo induce a definire «squallide» o «sculettanti» le sue avversarie politiche (quando non le paragona a bambole gonfiabili).
Eccola qui, l’educazione che viene impartita nelle caserme: razzismo, arroganza, maschilismo. Ora, sarebbe un errore liquidare tutto ciò come l’ennesimo rutto dell’attuale inquilino del Viminale. Il ripristino del servizio militare obbligatorio per tutti (maschi e femmine) non è diventato il chiodo fisso della Lega di queste ultime settimane, giacché è da tempo che se ne parla. Soprattutto in quel Nord-Est da sempre infestato dal culto degli Alpini. E non si tratta semplicemente di una sorta di meteorismo politico.
Un anno fa, il 4 maggio 2017, il leghista Gianpaolo Bottacin, già presidente della Provincia di Belluno ed ora assessore all’Ambiente e alla Protezione Civile della regione Veneto, ha presentato al Consiglio regionale di quella regione un progetto di legge statale «da trasmettere al Parlamento Nazionale». Assieme ad una ventina di colleghi, proponeva «l’istituzione del servizio civile o militare obbligatorio» allo scopo di «ricostruire una cultura della solidarietà», di «valorizzare le proprie radici geografiche», di «rinsaldare quel desiderio di appartenenza al gruppo che in molti ricordano conseguente al periodo vissuto con i commilitoni durante la leva».
Prendendo la palla al balzo, tre settimane dopo il senatore leghista trentino Sergio Divina (quello che voleva riservare vagoni speciali agli immigrati, quello per cui «un figlio gay è una disgrazia») ha presentato al Senato un disegno di legge che riprendeva pari pari tale proposta, tessendo inoltre le lodi agli alpini «campioni di solidarietà» e ricordando anche l’esigenza di «fornire alle Forze armate un bacino più ampio di riserve mobilitabili».
Ebbene, il progetto di Bottacin, che ha visto tra i suoi sostenitori anche una consigliera del M5S («Il servizio militare può essere utile per far maturare i ragazzi, che al giorno d’oggi ne hanno bisogno»), ha concluso il suo iter burocratico ed è stato approvato dal Consiglio regionale del Veneto pochi giorni fa, lo scorso 18 settembre. Quello stesso giorno anche in Friuli Venezia Giulia è approdata in commissione una proposta analoga presentata dal consigliere regionale forzista Piero Camber, il quale considera il servizio di leva «un ausilio alle istituzioni militari, alla Protezione Civile, agli Alpini e alle Forze Armate fianco a fianco con chi effettua quotidianamente un servizio a favore della comunità». Mentre per il governatore del Friuli Venezia Giulia, il leghista Massimiliano Fedriga, si tratterebbe di «un’importante esperienza di vita finalizzata a formare i cittadini».
Va da sé che lo scopo dell’esercito, di qualsiasi esercito, è fare la guerra. Ovvero, uccidere dietro ordine dall’alto. È altresì ovvio che, se l’intento fosse quello di essere in grado di soccorrere le popolazioni, non ci sarebbe alcun bisogno di insegnare ed imparare a massacrarle. Per cui non è poi così difficile capire quali siano le ragioni che spingono questi politici a delirare sulle radici geografiche o sullo spirito dei commilitoni. Anche perché, si sa, a volte in preda all’enfasi si finisce col parlare troppo. Oppure a scatenare l’entusiasmo di chi non ha peli politici sulla lingua. Mentre a Camber scappa un «i giovani così si renderebbero utili alla società ritrovando il significato di termini come obbedienza, solidarietà, identità», un suo grande ammiratore – presidente della locale Associazione Nazionale Alpini – non può fare a meno di ritenere «molto positivo che i giovani facciano un periodo di formazione di sei mesi nelle strutture militari imparando a dire signorsì».
Oggi i giovani possono anche fare a meno di credere, e non corrono molti rischi di combattere. Ma a tutti loro, nessuno escluso, va inculcato il dovere di obbedire. Lo vogliamo chiamare Zeitgeist?
P.S.  A proposito, lo scorso 3 settembre alla Camera è stata presentata un’altra proposta di legge per l’Istituzione del servizio civile o militare obbligatorio. Merito dell’onorevole Maria Cristina Caretta, di Fratelli d’Italia. Presidente dell’Associazione Cacciatori Veneti, Maria Cristina Caretta viene sobriamente chiamata La dea della caccia. A lei, uccidere animali «ha insegnato a diventare parte integrante della natura».
[27/9/18

 


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