La guerra in casa

Volantino distribuito a Bolzano in occasione del convegno “L’Europa di fronte al terrorismo: cause, problemi e prospettive”

In questi giorni, tra la sala di rappresentanza del comune e la “libera” università di Bolzano, si sta svolgendo un convegno organizzato dall’Istituto Internazionale di Studi Europei A. Rosmini, un’istituzione con sede a Bolzano che da decenni organizza convegni e tavole rotonde che vedono la partecipazione, come in questo caso, di accademici accomunati da posizioni cattoliche reazionarie.

Stavolta l’argomento è “L’Europa di fronte al terrorismo: cause, problemi e prospettive”.
Di questo sono invitati a parlare gli stessi che negli ultimi trent’anni hanno esportato la “civiltà europea” sotto forma di massacri quotidiani in sempre più zone del mondo.
Tra gli altri intervengono infatti due generali NATO: Giuseppe Morabito, membro del Direttorato della NATO Defence College Foundation ed ex direttore della Facoltà della NATO per le relazioni con il Medio Oriente, in due recenti uscite ha dichiarato tra l’altro di “appoggiare in pieno” la politica di chiusura dei porti del nuovo governo e, rispetto alle spese militari, che “la buona notizia è che i paesi NATO nella loro globalità hanno preso iniziativa seguendo la positiva spinta USA e che la spesa per la difesa dell’Alleanza cresce nel suo complesso”. Giorgio Battisti, alpino, dopo aver partecipato tra l’altro alla missione in Somalia nel 1993, è stato Comandante del Corpo d’Armata Italiano di Reazione Rapida della NATO e Capo di Stato Maggiore del Comando ISAF in Afghanistan. Tra le posizioni che ha espresso pubblicamente di recente, le critiche alla natura “non combat” e ai vincoli troppo restrittivi dal punto di vista operativo in missioni come quella annunciata in Niger, l’opposizione a qualsiasi ridimensionamento della devastante presenza addestrativa dell’esercito in Sardegna e la proposta di una sorta di militarizzazione del Servizio Civile che dovrebbe diventare un “Servizio di Difesa Nazionale”.
Come se non bastasse, nella giornata inaugurale era previsto un intervento, poi saltato, niente meno che del ministro dell’interno Matteo Salvini.
Tutto questo con il sostegno e all’interno di un’università ridotta a vivaio per le imprese e vetrina per iniziative come quella che lo scorso giugno l’ha vista riempirsi di carabinieri.
Un’università che si vende come aperta a tutte e tutti ma nella quale si respira un controllo soffocante, e che non si fa particolari problemi ad affidare la propria “sicurezza” ad un rambo frustrato noto per i suoi comportamenti razzisti e sessisti e per le continue provocazioni e minacce ai danni di studenti e non.
Del resto in tutta Italia le università e anche le scuole superiori sono sempre più direttamente coinvolte nell’apparato militare-industriale, a livello di ricerca, di reclutamento e di propaganda patriottarda.
Come con il nuovo governo Salvini, anche a Bolzano – città dove nascono i mezzi di morte marchiati Iveco – e nella sua università la faccia più istituzionale, “tecnica” e apparentemente “neutra” della macchina della guerra, dello sfruttamento e della repressione marcia ormai insieme a quella più apertamente razzista e militarista.
Questo è il “terrore” che minaccia l’Europa e il resto del mondo.
Lasciarli lavorare in pace è complicità.

antimilitariste e antimilitaristi


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