“Red land” una storia sporca

Volantino distribuito al corteo del 9 febbraio a Trento contro la commemorazione delle foibe da parte di Casapound.

I Balcani si trovano tuttora in una fase delicata: la Slovenia litiga con la Croazia, la Croazia con la Serbia, la Macedonia
con la Grecia. Croazia e Serbia armano con nuovi mezzi militari i propri eserciti, la NATO continua le sue “Missioni
di Pace” in tutto il territorio balcanico. Una storia che continua da secoli e chissà se un giorno riuscirà a digerire le
ferite di infiniti scontri e guerre. La storia del confine orientale continua ad essere motivo di dibattito rievocando a
gran voce il sangue sparso durante la Seconda guerra mondiale. Elaborare su un volantino la storia di quel che è
successo dal settembre ’43 è impossibile, quindi ci soffermiamo su alcuni punti.


La questione della “martire” Norma Cossetto va inserita in una storia ben più ampia di quella che viene raccontata
dall’informazione di Stato o di destra. Viene occultata tutta la violenza del regime fascista che per anni ha umiliato,
trucidato, ucciso 250.000 slavi in quanto tali solo nella Jugoslavia. Dimenticarsi della violenza fascista nei Balcani non
aiuterà mai a capire il conflitto in Istria avvenuto durante la guerra.
Partiamo dall’autunno ’43. Dopo la caduta del regime fascista in Jugoslavia avvengono vari fatti taciuti. Uno dei dati
sono quelle decine di migliaia di soldati italiani che si unirono ai partigiani jugoslavi, e che solo la Jugoslavia ha
ricordato nei decenni successivi come uomini che han lottato contro il nazi-fascismo. Dimenticata è la sollevazione
popolare in tante parti dell’Istria contro i fascisti, riguardo alla quale anche Tito si sorprese del carattere spontaneo e
caotico della ribellione a lungo repressa. In quelle settimane tutti quelli che fecero parte del regime fascista o vi
collaborarono furono colpiti dalla rabbia popolare, indifferentemente se erano italiani o slavi. I primi di ottobre i nazi-
fascisti rioccuparono l’Istria e uccisero oltre 10.000 istriani ribellatisi agli occupanti. Quindi al contrario di quello che
si dice la rabbia fu diretta in gran parte diretta contro i responsabili di chi sosteneva il regime e vi collaborò. Le foibe
sono una conseguenza della violenza espressa per decenni. La guerra è una cosa sporca: c’è chi approfitta delle
situazioni per chiarire dei conti personali e chi commette atti inumani. In questo caso, però, nessuno nega l’esistenza
delle foibe, nessuno ha mai detto questo. Si cerca di far chiarezza riguardo a come sono andati i fatti con i documenti
alla mano. I negazionisti sono quelli che negano lo sterminio degli ebrei, chi oscurò i fatti legati a Gladio, ai Servizi
Segreti, alle bombe indiscriminate, quelli che negano le faccende sporche dello Stato italiano, quelli che si dimenticano
di dire che le foibe sono state usate da tutti. Norma Cossetto, non era solo figlia di Giuseppe Cossetto, ex segretario
del fascio e podestà di Santa Domenica di Visinada, ma era fervente mussoliniana, iscritta alla scuola di mistica fascista,
la sua vicenda non è chiara, le versioni sono varie e contrastanti. Un fatto secondo noi importante per capire la
faccenda, è la testimonianza del Capitano Arnaldo Harzarich comandante del 41° corpo dei Vigili del Fuoco di Pola
incaricato dalle truppe della marina tedesca, dai Carabinieri e dalle Camicie Nere nella riesumazione delle salme dalle
foibe e dalle cave. Egli descrive nel primo documento ufficiale che il cadavere della Cossetto era nudo, intatto e ben
conservato. In poco tempo invece corse la voce che la giovane fu brutalmente violentata e seviziata. Perché questo
ribaltamento dei fatti con documenti ufficiali scritti da persone che erano in quel momento a favore del regime
fascista? Da qui in poi la storia si fa contorta e fumosa. Anche la sorella di Norma, Licia, negli anni cambiò più volte
versione. Pensiamo che ognuno si possa fare le sue idee a partire da questi pochi esempi.
La faccenda dell’esodo va vista nello stesso modo critico: basti pensare che anche 30.000 sloveni e 10.000 croati si
spostarono dall’Istria negli anni successivi a questi fatti. Le scritte apparse sul cinema Astra di Trento, vogliono
rimarcare l’operazione di revisionismo costantemente portato avanti dalle istituzioni e dai fascisti di oggi, un film che
non si base su nessun dato e fatto oggettivo, ma costruito con le chiacchere decennali portate avanti con giornali,
documentari, interviste, libri. Chi, come la direzione del Museo Storico Trentino, appoggia la visione di un film come
“Red Land”, inserendolo in un mero dibattito, non si rende conto che sta supportando un’operazione politica di parte,
e che rafforza certe posizioni razziste e reazionarie di oggi. L’ANVGD, come anche Casapound, hanno una bella
faccia tosta nell’invocare al “negazionismo”, quando ogni anno cambiano cifre sui morti infoibati e sull’esodo, la loro
serietà nell’affrontare una questione delicata è scarsa ed ideologica, strumentale. Alla faccia dei “martiri italiani”.
I fatti del confine orientale vanno inseriti nel contesto di un conflitto che sfocerà poi nella Guerra Fredda, ma già nel
’48, Andreotti, con l’appoggio del trentino De Gasperi, ad esempio dava contributi economici ai circoli sportivi di
Trieste per creare una base per la futura Gladio: la Strategia della Tensione era già in atto e gli Alleati appoggiavano
queste politiche. Dall’altra c’era il blocco sovietico, da cui però la Jugoslavia si tolse. Tito non condivideva la linea del
Patto di Varsavia, ma il suo regime era autoritario come gli altri, chi lo criticava finiva a Goli Otok, campo di
concentramento per i dissidenti del regime (tanti che ci finirono erano operai socialisti di Monfalcone).
Tutta questa è una storia sporca. Chi ne paga il prezzo, sono gli sfruttati di ieri e di oggi. Una storia che distoglie lo
sguardo dai veri nemici: lo Stato, il Capitale e le loro mosche cocchiere. I differenti Stati continuano a fomentare odio
da una parte all’altra dei confini. Con le politiche dell’attuale governo italiano, ad esempio, contro chi scappa da guerre
e massacri. È ora di contrastare questa storia e farne una nostra, ribelle, che individui i veri nemici.
Compagni e Compagne


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