Sardegna – Comunicato sul corteo del 12 Ottobre contro la base militare di Capo Frasca

Tratto da nobordersard:

Capo Frasca 2019, una giornata dal sapore conosciuto.

Quando siamo andati via era buio, sul ponte che porta all’ingresso della base c’erano ancora i celerini schierati e le camionette con i lampeggianti accesi dietro di loro.

A qualcuno è sembrato di vivere un déjà-vu del 23 novembre 2016, quando dopo una bellissima giornata di lotta, alla celere non rimase che presidiare le decine di metri di rete tagliata, mentre i manifestanti allegri e soddisfatti se ne andavano via.

La giornata di ieri, è stata una bella giornata.

Tante, tante persone, quasi tutte determinate a far capire ai militari che la pausa e le difficoltà le stiamo lasciando dietro di noi, che la voglia di tornare a lottare è tanta, forse anche più di prima.

E’ stato bello vedere come la partecipazione eterogenea abbia saputo proporre vari contributi alla giornata e che questi, salvo da rari e inopportuni elementi, siano stati apprezzati e rispettati da tutti, seppur nelle reciproche differenze.

Senza giudizi, rimproveri o recriminazioni ci sembra sano e giusto che ognuno manifesti secondo le proprie tensioni nel rispetto degli altri, senza ledere la libertà altrui e senza mettere in pericolo o difficoltà l’incolumità e le iniziative degli altri.

E’ stato bello vedere alcune persone intervenire sul palco e poi confrontarsi faccia a faccia col nemico, con gli sbirri ovviamente a difesa dei loro colleghi in mimetica e stellette, e sputargli addosso tutto l’odio e il disprezzo che si meritano. Perché se è importante la comunicazione lo è sicuramente anche il conflitto, o la preparazione ad esso.

E’ stato bello vedere il ponticello riempirsi e avanzare, spingendo indietro il cordone di DIGOS e giornalisti, e poi ancora riempirsi fino a far sentire i brividi sulla pelle durante i cori più rabbiosi, fino a non indietreggiare davanti ai tentativi di alleggerimento dei celerini.

E’ stato bello vedere tante facce nuove e tante facce conosciute, chi si ritrova e chi si conosce. Tanti che nel 2014 o nel 2016 qui non c’erano e ieri avevano voglia di iniziare a rifarsi.

In tanti hanno deciso di seguire senza pensieri o tentennamenti la voglia di far vedere e sentire una rabbia che si covava da tempo. Non ci sono state esitazioni neanche pensando all’operazione Lince, che solo venti giorni fa ha sparso in tutta la Sardegna accuse, anche molto pesanti, proprio per le lotte antimilitariste, sperando di frenarle.

Questa è un’ottima ricetta invece per rilanciarle: la miglior solidarietà è riproporre le stesse pratiche perseguitate dalla procura cagliaritana, scacciare insieme la paura per trovare nuovi modi per inceppare la macchina della guerra.

Ci auguriamo che la giornata di ieri venga vissuta da tutti e tutte nello stesso solco tracciato tra il 2014 e il 2017, e cioè del TANTI MODI UN’UNICA LOTTA: la convivenza delle diverse pratiche fu il punto di forza su cui creare partecipazione, varietà delle proposte e delle azioni, distribuzione geografica dell’intervento e solidarietà incondizionata a tutti i colpiti dalla repressione.

Dobbiamo continuare a non accettare la divisione proposta da sbirri e giornalisti in buoni e cattivi, in giornate tranquille e giornate di “scontri”, e difendere le condizioni perché non vi sia mai spazio per la dissociazione.

Le basi militari le chiuderemo con tanti momenti e modi diversi, con periodi concitati, per affinare le esperienze, e periodi statici per allacciare rapporti e aggiungere tasselli al percorso che stiamo immaginando.

I gruppi organizzatori di questa giornata in questi due anni difficili hanno continuato a vedere possibili spiragli di complicità, alcuni vincenti, altri forse discutibili, a proporre pratiche alternative o nuove, e ieri hanno raccolto quello che hanno seminato. Tutto questo non va assolutamente disperso.

Abbiamo condiviso e espresso alcune critiche nei confronti di un rischioso arretramento delle pratiche di azione diretta verso una lotta d’opinione, ma ieri siamo stati per fortuna prontamente smentiti dalla determinazione di centinaia di persone.

Ora tocca a noi, tocca a tutte e tutti rimboccarsi le maniche e contribuire a questa fase di ripresa delle lotte attraverso una diffusa assunzione di responsabilità, sforzandoci di immaginare nuovi modi per raccogliere e rilanciare l’entusiasmo creato ieri.

Non vediamo l’ora di ritrovarci con quella determinazione di fronte a un poligono, ognuno con le sue idee e le sue pratiche, per ricreare quell’ostilità verso i militari che fermò la STAREX, per bloccare un’altra volta la Trident, per tagliare ancora tante decine di metri di reti militari.

Contro la guerra e i suoi complici.

NBS


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