Come vento sulle braci

L’insurrezione che ha infiammato e continua a infiammare la Tunisia si estende nelle terre e negli animi degli sfruttati del Mediterraneo. L’imponente rivolta egiziana sta mettendo in ginocchio, nonostante gli oltre cento morti provocati dalla polizia, il governo di Mubarak, sostenuto anch’esso per anni dalle potenze occidentali. “La Tunisia è la soluzione” era scritto su uno degli striscioni durante le prime manifestazioni al Cairo. La rivolta è indubbiamente contagiosa, mostrando ai poveri di tutto il mondo che il dominio è un gigante con i piedi di argilla. Dove condurranno questi moti di rabbia e di solidarietà (di attacco in attacco, di saccheggio in condivisione del pane e di tutto il resto) non possiamo saperlo. Troppo lontano è il nostro sguardo. Troppo comodo è fare ipotesi e fornire insegnamenti seduti sulle nostre poltrone. Fino a quando qualcosa di simile non ci scaraventerà giù dalla nostra comodità, il dialogo a distanza sarà solo un balbettio.
Quello che sappiamo è che nessun governo di opposizione darà agli insorti la libertà e la giustizia che agognano, e che solo delle forme autonome di organizzazione (fuori dai partiti, dai sindacati e dai racket religiosi) possono traformare gli attuali rapporti sociali, fonte di ogni corruzione. L’unico modo per distruggere fino in fondo un sistema di potere è quello di rovesciarlo con la forza e allo stesso tempo di renderlo inutile. Come si stiano organizzando i nostri compagni d’Egitto non è a noi noto. Molto dipenderà da come reagiranno gli sfruttati del cosiddetto primo mondo, dove risiedono i centri economici e politici del giogo che stritola ovunque i dannati della Terra.
Lo striscione in italiano e in arabo “La Tunisia è la soluzione” presente durante lo sciopero del 28 gennaio a Trento ha fatto subito avvicinate alcuni immigrati con cui abbiamo urlato “Tunis Hora Hora, Ben Ali a la Barra!” (“Tunisia, adesso, adesso, via Ben Ali!”). I cuori di migliaia di immigrati sono ad Algeri, a Tunisi, al Cairo, a Tirana…
Il giorno stesso, i militari hanno isolato – per la prima volta al mondo – una parte del Cairo rendendo impossibile ogni comunicazione, compresi gli sms. Anche questo è un punto sottolineato a chiare lettere dagli strateghi della Nato. A riprova di come tutto ciò non sia lontano da noi, possiamo far notare che gli studi su come si isola una rivolta dal resto della popolazione si svolgono anche nell’uniiversità di Povo (sopra Trento), nei laboratori di Eledia Group (cfr. il dossier Una piovra artificiale. Finmeccanica a Rovereto).
Siamo più coinvolti di quanto pensiamo. 


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