Cuori ardenti

tratto dal n.9 della rivista “I giorni e le notti”:

Quale bufera potrebbe spegnere un cuore ardente? E due? E tre…? Volete estinguerlo? Con secchiate d’acqua fredda, prego, non affogherà. Da legato, scioglierà il nodo alla gola. Anche da rinchiuso, sentirete ancora martellare il battito. Infilzategli pure delle spine, proprio così, una dietro l’altra. Stillerà sangue, già. Solo il cuore trafitto sa ardere.
Alcuni pensieri che balenano alla mente piovono letteralmente addosso e sembrano, per lo più, destinati a svanire scivolando via lungo il pendio erto della vita. Altri rimangono come ferite. Non accennano a rimarginarsi, nonostante il passare del tempo. Certi, sebbene ricorrenti, feriscono alcuni e lasciano incolumi molti. Questa sorta di “immunità da gregge”, che lascia intatti molti cuori, cosicché possano sorvolare pressoché su tutto, è presto riassumibile nell’altra faccia impressa sulla maglia della procedura e del lavoro macchinico, e cioè “la cosa non mi tocca” e al secondo rintocco la campana suona: “non posso farci niente” – questa la miseria vera e propria.
Pensare ad esempio che i campi di prigionia per migranti in Libia, fortemente voluti dal governo italiano, e che i CPT, CIE e CPR di casa nostra non abbiano a che fare con tutti noi è davvero misera cosa, quando una compagnia come MistralAir, di Poste Italiane, ha lucrato per lungo tempo sui viaggi di deportazione per immigrati senza documento e finito con ciò PI si dedica al proficuo traffico in armi, come del resto la maggioranza delle banche, per oltre un milione di euro all’anno. Pensare che la guerra d’occupazione e accaparramento delle risorse, di cui lo Stato italiano è fautore e promotore con missioni militari all’estero in più di venti aree del mondo (tra cui Afghanistan e Niger), non ci riguardi è misera cosa, dal momento che i contingenti e i mezzi che spianano e bombardano le regioni africane e asiatiche (ma non solo) partono dalle basi militari italiane, e che i laboratori delle università italiane di crittografia, informatica e telecomunicazioni lavorano ininterrottamente anche per l’esercito.
Pensare che le forze di polizia, che oggi nelle piazze bastonano chi protesta e nelle caserme e nei commissariati ammazzano senza neanche più il bisogno di accampare giustificazioni, non sia un affare dei più importanti è grossolana cecità, dal momento che senza eliminare questo sfacciato monopolio della forza non è possibile alcun cambiamento di rilievo.
E la lista potrebbe continuare. Ma sarebbe disonesto pensare che tutto ciò non avvenga in primo luogo a causa anche del nostro silenzio. Basta invece appena poco più di un briciolo d’immaginazione per sentire ancora il lamento dietro al muro e quello che si alza alle periferie del mondo occidentale lontano da orecchi e occhi indiscreti. Chiunque avverta questa voce non resterà con le mani in mano.
Siamo in pochi? Quando uno nel bel mezzo della nebbia (o dei tempi bui) lancia un grido, udendo l’eco saprà di avere alle spalle un più vasto retroterra. Ogni voce di rimando apre a terreni ben più ampi, da scoprire e incontrare.

Giulio Berdusco
Carcere di Tolmezzo, 24 febbraio 2019


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