Giu 4 2020

Nasr 19, giochi di guerra dei bersaglieri spediti in Qatar

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Nasr 19, giochi di guerra dei bersaglieri spediti in Qatar

 

Lo Stato Maggiore dell’Esercito lo ha definito “il più importante rischieramento di forze terrestri da combattimento italiane in Medio Oriente dal ritiro del contingente Antica Babilonia schierato in Iraq tra il 2003 e il 2006”. All’inizio del settembre 2019, 800 militari e più di un centinaio di mezzi pesanti tra carri armati, blindati e cannoni sono stati inviati ad esercitarsi nell’arido deserto del Qatar, insieme alle truppe d’assalto qatarine. I war games si sono svolti per oltre un mese nel maxi-poligono di Al Ghalail, a sud della capitale Doha. Nome in codice della maxi-esercitazione bilaterale, NASR 19, protagonisti i bersaglieri della Brigata “Garibaldi” di stanza in Campania e in Calabria e la 2^ brigata delle Forze Terrestri del Qatar. A coordinare l’intera operazione, a fianco dello Stato Maggiore della Difesa, i rappresentanti della Farnesina e l’onnipresente ufficio diplomatico italiano in Qatar. “Grazie a NASR 19 – riferiva l’allora ambasciatore Pasquale Salzano – si rafforza la collaborazione non solo tra le forze armate, ma complessivamente fra lo Stato del Qatar e la Repubblica italiana”. “Abbiamo accettato rapidamente l’invito del Qatar perché la zona d’esercitazione offre caratteristiche idonee allo svolgimento di attività che, per numero di veicoli cingolati e ruotati impiegati e per volume di fuoco, non sarebbe possibile sviluppare presso aree addestrative presenti sul territorio italiano”, spiegava invece il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Salvatore Farina, presente alle azioni di fuoco insieme al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli. “L’esercitazione rappresenta il momento culminante di un’intensa attività di cooperazione tra i due Paesi che, nel rinsaldare i reciproci rapporti di amicizia, hanno avviato un intenso scambio di visite e addestramenti congiunti. Lo scopo principale di questo importante evento addestrativo, oltre a valutare le modalità di rischieramento nell’area del Golfo Persico di un dispositivo pesante dell’Esercito, è quello di innalzare il livello di integrazione e interoperabilità delle unità affinando sia le procedure da attuare a in ambito Posti Comando, sia i procedimenti d’impiego delle unità”.

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Giu 3 2020

Peccato che al coronavirus non possiamo sparare, altrimenti avremmo già vinto!

Tratto da https://murri.noblogs.org/post/2020/06/02/peccato-che-al-coronavirus-non-possiamo-sparare-altrimenti-avremmo-gia-vinto/

 

Peccato che al coronavirus non possiamo sparare, altrimenti avremmo già vinto!

2 Giugno, 2020

 

In un paese, il nostro, in cui è presente una sola azienda che produce ventilatori polmonari, ma 231 che fabbricano armi, la retorica della guerra al Covid-19 ha trovato linfa adatta di cui alimentarsi. E, non appena identificato a Codogno il paziente 1 affetto da coronavirus, il linguaggio mainstream è immediatamente entrato in guerra. L’Italia, come tutti gli altri Stati, ha dichiarato “guerra al Covid19”, “nemico” invisibile da combattere, le terapie intensive sono diventate “trincee” dove medici e infermieri lavoravano ininterrottamente, l’approvvigionamento di mascherine è stato trasformato in “economia di guerra”, qualcuno ha paventato che fosse necessario un cambio di mentalità “come in tempi di guerra” e per la fase 3 da più parti si parla di “ricostruzione”  e di “dopoguerra” come nelle situazioni post belliche.

E, come in tutti gli scenari bellici che si rispettino, il lockdown globale non ha arrestato la produzione e il commercio di armamenti, considerati “beni di apicale importanza”. Non si è arrestata a Cameri la linea di  produzione dei cacciabombardieri nucleari del programma F35 della Lockheed Martin; non ha fermato la produzione destinata all’export bellico la Beretta, pur convertendo, più per pubblicità che altro, alcune stampanti alla produzione di valvole in 3D per le terapie intensive. Non si sono fermati i traffici internazionali di materiale bellico destinato alle guerre sporche, come ci hanno mostrato i portuali di Genova che hanno bloccato lo scarico della nave saudita con nella stiva decine di blindati Hercules di fabbricazione statunitense diretti verso le guerre in Medio Oriente.

Tutte le maggiori industrie di armi dei gruppi Leonardo e Fincantieri sono a partecipazione statale, ma di fronte a un’emergenza di proporzioni mai viste nessuna linea di produzione di materiale bellico è stata riconvertita per la realizzazione di materiale sanitario; d’altro canto nel corso degli anni abbiamo visto come l’aumento delle spese militari sia sempre stato proporzionale alla diminuzione delle spese per la sanità e il welfare.

La spesa militare italiana, aumentata di oltre il 6% rispetto al 2019 ha superato i 26 miliardi di euro su base annua, equivalenti a una media di 72 milioni di euro al giorno. Ma, in base all’impegno preso dal nostro paese nella Nato, essa dovrà continuare a crescere fino a raggiungere una media di circa 100 milioni di euro al giorno, mentre occorreranno enormi risorse per affrontare le conseguenze sociali ed economiche della crisi del coronavirus a partire dalla disoccupazione.

Il Covid-19, tra le mille contraddizioni del nostro vivere che ha messo in evidenza, ci ha sbattuto in faccia una verità: non sono le armi e gli strumenti militari a garantire la sicurezza, che deve essere invece realizzata attraverso tutte quelle iniziative che salvaguardano la salute, il lavoro, l’istruzione e l’ambiente.

Se il coronavirus quest’anno ci risparmia le parate terrene del 2 giugno con cui lo stato ogni anno celebra se stesso trasformando la nascita della repubblica nella festa delle forze armate, la retorica patriottica solca comunque i cieli con le Frecce Tricolori che sorvolano per cinque giorni su tutto il paese, a partire dalle aree più colpite dalla pandemia, per dare un segno di “ripresa”.

Le piazze del 2 giugno sono state “prenotate” della destra italiana con le loro mascherine tricolori. La festa della repubblica, a dispetto di chi ha combattuto per renderla vera, è sempre stata appannaggio della destra italiana sia essa istituzionale (forze armate, presidenza della repubblica, capi di stato e di governo) che eversiva (nazionalisti di ogni risma ai quali si sono uniti negli ultimi anni gli autonomisti padani). A noi, gli antimilitaristi, gli antifascisti, i pacifisti, gli ecologisti, è sempre stato assegnato il retro-palco: scortati (se non attaccati) dalla polizia.

Non c’è nulla da riprendere: c’è da far sentire il dissenso nei confronti un modello di sviluppo che privilegia l’economia alla salute e affermare ancora una volta che possiamo fermare le guerre solo eliminando gli stati nazionali, le frontiere, gli eserciti e con la riconversione della spesa militare.


Giu 3 2020

Sbarchi militari dell’Unione Europea nei paesi dell’Africa ovest

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Sbarchi militari dell’Unione Europea nei paesi dell’Africa ovest

(junge Welt 30 maggio 2020)

La maggioranza del Bundestag, (parlamento della RFT, composto da 485 deputat*) venerdì 29 maggio ha votato a favore dell’invio di 450 soldati nel Mali il cui scopo è la “missione di addestramento”, deciso dall’UE. I 149 voti contrari provengono da Ver.di e dalla Sinistra.

La “missione” è parte organizzata che dà continuità alla missione avviata dall’ONU in Mali per dare sostegno al “processo di pace”, chiamata “Minusma”, in cui sono già sono impiegati 1.100 soldati, viene ora estesa con l’inserimento-impegno dell’UE a: Mauretania, Burkina Fasu, Niger e Ciad. Suo scopo dichiarato è condurre, vincere la “lotta contro i gruppi terroristi islamici e le bande criminali”. Alla Bundeswehr è in particolare affidata l’operazione marina“Gazelle” diretta a formare in Niger “squadre di sommozzatori.”

Già mercoledì il Bundestag aveva votato a favore della partecipazione di 400 soldati tedeschi all’operazione marina “Atalanta” da compiere davanti alle coste della Somalia. In concreto, il compito primo affidato a questa “operazione” è: “prevenzione e deterrenza della pirateria al Corno d’Africa ,unita alla copertura, alla certezza dell’aiuto del programma alimentare mondiale e dell’Unione Africana.”

 

 

 

 

 

 

 


Giu 1 2020

Aggiornamenti sulla collaborazione della politica italiana con lo Stato del Qatar

Aggiornamenti sulla situazione della politica italiana con lo Stato del Qatar

https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2020/05/doha-invia-materiale-sanitario-roma.html

https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2020/05/sfilata-della-politica-italiana-in.html

https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2020/05/le-armi-che-leonardo-italia-ha-venduto.html


Mag 30 2020

Un dedalo di strade per un Afghanistan tra parcellizzazione etnica e unificazione culturale

Invitiamo l’ascolto dell’intervista che trovate nel link qui sotto, riguardo alla situazione della guerra in Afghanistan:

Un dedalo di strade per un Afghanistan tra parcellizzazione etnica e unificazione culturale

Tratto da https://radioblackout.org/2020/05/un-dedalo-di-strade-per-un-afghanistan-tra-parcellizzazione-etnica-e-unificazione-culturale/

L’impegno bellico americano più lungo della storia degli Usa rischia di lasciare solo macerie e agio ai soliti Signori della guerra ampie praterie per imporre spartizioni di potere deja vu. L’aspetto confessionale ammanta secolarmente il controllo politico di un’aura che si confonde con la realpolitik fatta di compromessi esaltati dalla struttura familistico-tribale, ma che anche nei fondamenti vede contrapposte il modello verticistico-piramidale di origine turkmeno-mongola a contrasto con quella clanica-assembleare a cavallo della Durand Line.

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Mag 30 2020

Non se ne andranno

Non se ne andranno

Da qualche giorno l’esercito pattuglierà l’esterno del carcere di Sulmona e L’Aquila. Dopo l’operato dei militari nelle carceri durante la Fase1 con lo scopo dichiarato di sanificare gli ambienti, ecco che questi amanti dell’ordine e disciplina, per la Fase2 si sono sistemati in un ambiente in cui si trovano a loro agio, ambiente di gerarchia e repressione, e pensiamo non se ne andranno molto presto. Quindi dal controllo di questi mesi delle strade di tutto il paese insieme alle altre forze dello Stato, si passa direttamente al passaggio del controllo delle carceri e non solo. Ma in certi casi eccezionali, come una rivolta, potrebbero intervenire in caso che la polizia penitenziaria non riesca a sedarla sul nascere? E se si in che modo lo farebbero? Come i loro colleghi della penitenziaria di Modena con i mitra che sparano ad altezza uomo?

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Mag 27 2020

Gli affari d’oro della nostra industria bellica in Qatar. Fincantieri connection. Aggiornato

Riceviamo e diffondiamo:

 

Gli affari d’oro della nostra industria bellica in Qatar. Fincantieri connection

Si chiama Barzan Holdings ed è una specie di cassaforte da cui l’emirato del Qatar attinge i finanziamenti per la ricerca, lo sviluppo, la produzione e la compravendita di nuovi sistemi d’arma e per “rafforzare le capacità militari delle forze armate nazionali”. Fondata solo due anni fa, la società è quotata in borsa ed è interamente controllata dal Ministero della difesa. “Barzan Holdings agisce pure come porta d’ingresso commerciale in Qatar per le industrie militari e offre l’opportunità alle compagnie internazionali di collaborare nella produzione e il trasferimento di tecnologie innovative nel settore della difesa e della sicurezza”, spiegano i suoi amministratori. La sede principale è a Doha, all’interno del Parco scientifico e tecnologico realizzato dalle autorità qatarine accanto all’Education City, il grande complesso universitario, con lo scopo di facilitare lo scambio di conoscenze tra le industrie militari e il mondo accademico-scientifico. Da qualche mese, il gruppo italiano a capitale pubblico-privato Fincantieri ha stretto con essa un’alleanza strategica per poter accrescere affari e profitti nei tempestosi mercati d’armi mediorientali e africani.

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Mag 25 2020

Cile: il governo invia l’esercito nei quartieri poveri

Riceviamo e pubblichiamo:

Cile: il governo invia l’esercito nei quartieri poveri

(junge Welt 20 maggio 2020 + AFP*)

In seguito alle proteste l’esercito è stato inviato in un quartiere povero della capitale Santiago. I soldati pattugliano da martedì (19 maggio) armati di mitra il quartiere El Bosque dove nella protesta contro si sono verificati scontri con la polizia a causa del coprifuoco (cioè: divieto di uscire dalle proprie abitazioni, di circolare per le strade, di manifestare, ecc.) disposto in relazione alla diffusione del coronavirus.

A Santiago viene impiegato da alcuni giorni uno stretto coprifuoco per arginare la radente estensione del nuovo tipo di coronavirus. Da questa situazione ha preso vita la crescente protesta: nei quartieri di classe media e operai, dove tante persone hanno perso il posto di lavoro, lunedì (18 maggio) sono esplose violenti proteste. Le persone in strada urlavano: “Abbiamo fame … Dobbiamo lavorare” … a El Bosque si sono battute contro la polizia e per espropriare generi alimentari … con bastoni e sassi. Il giorno dopo a sostegno della polizia negli stessi quartieri e sobborghi è stato inviato l’esercito.

In Cile l’11,7 percento della popolazione totale (18 milioni di persone), è considerata povera.

Il 19 maggio in Cile si è registrato il più alto numero di morti e di infezioni, nel volgere di 24 ore, causate dal coronavirus. Sono salite a 3.520 le persone contagiate, 31 sono morte. Dai primi casi di coronavirus verificatisi in Cile all’inizio di marzo, dicono le statistiche ufficiali: circa 50.000 sono le persone colpite dalle infezioni e oltre 500 le morti.

(*) AFP : Agence France-Presse è un’agenzia di stampa francese. Fondata nel 1835, è tra le più importanti e autorevoli al mondo.

 

 

 


Mag 23 2020

Militari ad un’assemblea della Brt a Milano

Pubblichiamo qui di seguito un fatto accaduto all’assemblea dei lavoratori della BRT a Sedriano (Milano), i quali stanno protestando contro il mancato rispetto dei protocolli firmato alcuni giorni fa. L’intervento dei militari durante l’assemblea all’interno dello stabilimento assieme ai carabinieri è un fatto emblematico dei tempi che ci aspettano sia in strada che sui luoghi di lavoro. I militari nelle strade negli ultimi dieci anni o la loro presenza come al terremoto de L’Aquila, sono stati infatti propedeutici a situazioni come quelle attuali. Essi si stanno inserendo molto velocemente in altri aspetti che sono, guarda caso, quelli che potrebbero dare a breve delle risposte ai problemi economici che i lavoratori e gli sfruttati in generale dovranno affrontare. Il mondo delle logistica da anni uno dei settori più combattivi del mondo del lavoro, è il primo che in questi mesi è stato sotto attacco in varie forme sia dai padroni che dai loro servi in divisa. Siamo solo all’inizio.

Tratto da http://www.osservatoriorepressione.info/sciopero-alla-bartolini-sedriano-milano-intervengono-carabinieri-esercito-lavoratori/

Militari e carabinieri si sono presentati all’assemblea dei lavoratori della Brt di Sedriano. Avete letto bene: i militari! Lo avevano già fatto lunedì 18 maggio. I lavoratori della Brt a Sedriano sono in sciopero contro il mancato rispetto del protocollo di accordo firmato con l’azienda solo pochi giorni prima”. Così su Facebook la pagina ufficiale del Partito della Rifondazione Comunista che critica aspramente la presenza dei carabinieri in un presidio pacifico organizzato dagli operai in stato di agitazione.

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Mag 20 2020

L’Esercito Italiano al Supermarket Armi di Israele

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Come potenziare le capacità di fuoco e l’efficienza bellica delle nostre forze armate? Intensificando la cooperazione con il complesso militare-industriale d’Israele. “Una delle cinque linee programmatiche dell’Esercito italiano consiste nel poter disporre di sistemi d’arma tecnologicamente avanzati e competitivi per ridurre il grave gap che comprende l’interoperabilità a livello interforze e multinazionale”, riporta lo Stato Maggiore dell’Esercito sul proprio sito istituzionale. “Tra gli strumenti adottati c’è l’intensificazione della cooperazione italo-israeliana in materia di veicoli blindati tesa a incrementare le capacità e le performance delle rispettive piattaforme nazionali, estendendo la collaborazione anche a possibili ulteriori progettualità comuni, come in tema di Main Battle Tank (grandi carri armati, n.d.a.) ecc.”. Continue reading