L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se
ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che
formiamo vivendo insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. II primo riesce
facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non
vederlo più. II secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento
continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è
inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
Italo Calvino, Le città
invisibili
L’inferno della guerra, della devastazione, dei
campi profughi sembra così lontano dalle nostre città, dal nostro tran-tran
quotidiano. Si bombarda anche in nome nostro, eppure la cosa non sembra
turbarci. Ma non si può pensare che uno Stato in guerra (come il governo
italiano, il quale ha le proprie truppe in ventuno Paesi del mondo) non
inauguri prima o poi dei metodi militari contro la popolazione anche
all’interno dei propri confini. Non si può pensare che corsa agli armamenti,
nuovi basi militari, missioni con l’esercito in mezzo mondo non abbiano
ricadute su di noi. Continue reading

