Dichiarazione degli anarchici imputati al tribunale di Trento
Il gioco delle parti su cui si basa la Giustizia di Stato prevede che voi ci accusiate e che noi, a testa bassa, veniamo qui a difenderci. Ma noi non accettiamo le parti, sia perché non riconosciamo lo Stato sia perché il gioco è palesemente truccato.
Se avessimo a che fare con reati specifici e con l’esibizione di cosiddette prove, questo processo non sarebbe nemmeno cominciato. E questo non lo diciamo noi. Lo dicono le carte giudiziarie.
Nella ordinanza di custodia cautelare che trattiene ancora agli arresti domiciliari uno di noi si definiscono “oscure le ragioni addotte dall’accusa, che si limita a semplici considerazioni astratte”.
Nella richiesta di arresti inoltrata dalla Procura si legge: “Deve ritenersi che indizi in ordine alla sussistenza del reato associativo ben possono essere desunti da elementi di prova relativi ai reati-fine, anche quando essi siano stati ritenuti insufficienti allo stesso esercizio dell’azione penale per tali reati”. In termini ancora più chiari: l’associazione “è premessa doverosa per valutare con correttezza e valorizzare quali ‘indizi’ delle circostanze che, diversamente, avrebbero valore ‘neutro’ dal punto di vista probatorio”.
Insomma, senza ricorrere ad una fantomatica associazione di cui la Digos di Trento si è inventata persino l’acronimo (“G.A.I.T.”, “Gruppo Anarchico Insurrezionalista Trentino”), ciò che i PM Amato e Ognibene avrebbero in mano è presto detto: un pugno di mosche. E questo nonostante il mastodontico dispositivo di controllo tecnologico messo in campo: 148.990 contatti telefonici, 10 mila contatti ambientali, 18 mila comunicazioni telematiche, 14 mila dati gps, 92 mila ore di video, 12 mila fotografie.
Gli inquirenti stessi, d’altronde, dicono di non possedere né prove né gravi indizi per determinare chi ha compiuto le azioni anonime di cui siamo accusati; da quelle azioni si desumerebbe l’esistenza di un’organizzazione, di cui noi faremmo parte; la nostra partecipazione si desumerebbe, a sua volta, dalle azioni. E così via, in una sorta di cortocircuito logico.
Siamo un bel grattacapo per i loro teoremi. Il codice definisce l’associazione sovversiva un “legame formalmente distinto dai singoli partecipanti”, cioè un’organizzazione stabile nel tempo, con un’organigramma, dei ruoli ecc. – caratteristiche, queste, inconciliabili con l’informalità, l’orizzontalità e l’affinità che da sempre caratterizzano i nostri rapporti come quelli di tanti altri compagni. E infatti Digos e Procura si lanciano, sfidando la grammatica non meno che la storia, a ipotizzare un’organizzazione “piramidale e gerarchizzata” compatibile, miracolo!, con lo “spontaneismo anarchico”. Continue reading
Università e guerra: Roma, convegno della NATO
Si è concluso il 27 settembre, presso l’hotel Ergife di Roma, il convegno della NATO “Computer Assisted Exercise Forum 2012″ (CAX 2012). Sono stati quattro giorni concentrati sullo sviluppo e sull’affinamento delle procedure informatiche fra i centri di simulazione della NATO e degli stati aderenti all’alleanza atlantica. L’evento si è svolto congiuntamente al workshop internazionale “WAMS” organizzato dall’università di Genova e diretto dal professor Agostino Bruzzone, struttura universitaria che coopera da diversi anni con il Centro di Eccellenza della NATO di Modelling and Simulation.
Questo convegno ha visto la partecipazione di rapprsentanti della difesa degli stati membri, della ricerca e dell’industria a livello internazionale. I circa 300 partecipanti hanno discusso sul futuro delle esercitazioni NATO CAX, con la complicità e con il contributo del mondo delle università.
Le prossime edizioni di questo convegno verranno organizzate sempre in Italia con scadenza annuale.
Vittime del terrorismo?
In riferimento all’attacco ad Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare (gruppo Finmeccanica), quotidiani nazionali e locali hanno parlato del nostro dossier Una piovra artificiale. Finmeccanica a Rovereto. Il rettore dell’Università di Trento, Davide Bassi, si è affrettato a dire che l’ateneo trentino ha sì rapporti di collaborazione con Finmeccanica, ma solo in ambito civile.
Come spieghiamo con degli esempi specifici nel dossier, tra “civile” e “militare” non è più possibile alcuna distinzione.
I responsabili di “Manifattura Domani” hanno parlato, per quanto riguarda la presenza al suo interno di ditte legate a Finmeccanica, di “farneticazioni” da parte nostra.
Nel consorzio Habitech (che fa parte del progetto “Manifattura Domani”) troviamo in realtà Neuricam S.p.A. e Optoi Group, entrambe di Eurotech, una controllata di Finmeccanica che produce, tra l’altro, il “cuore elettronico” dei Predator (i droni USA impiegati in Iraq e in Afghanistan). Nel consiglio di amministrazione di Eurotech siedono pezzi da novanta di Finmeccanica, come Giovanni Soccodato, Direttore Centrale Operazioni del gruppo, impegnato in particolare nel progetto degli F-35.
Tutti – politici, giornalisti e sindacalisti – hanno fatto a gara nel parlare di Adinolfi come di una vittima della “follia terroristica” da cui dovrebbe difenderci… l’esercito.
Siamo cocciuti. Continuiamo a definire terrorismo “l’uso indiscriminato della violenza al fine di conquistare, mantenere e difendere il potere” (come un tempo dicevano persino i dizionari).
Terrorismo è contribuire alla nuclearizzazione del mondo.
Terrorismo è produrre armi di distruzione di massa (come i cacciabombardieri F-35, concepiti per trasportare anche ordigni atomici).
Finmeccanica – primo produttore italiano di armi e quinto a livello mondiale – fa tutto questo. E molto di più.
Non abbiamo lacrime per chi mette le proprie “competenze” al servizio della guerra e dell’apocalisse atomica. Le nostre lacrime le abbiamo già versate per i morti e i nati con malformazioni di Chernobyl, per i cancellati di Fukishima, per i bombardati e gli sfollati di Baghdad, di Kabul, di Tripoli, di Jenin.
Rompere le righe
Strategie di contro-insurrezione: convegno dell’Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche
Si è svolto il 22 Novembre a Roma, presso il salone centrale dell’ENEA – Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile, il workshop dal titolo “Considerazioni sull’applicazione operativa della Direttiva 2008/114/CE” (direttiva europea che si occupa della “sicurezza”delle infrastrutture critiche e delle “grandi opere” per gli stati dell’UE).
I lavori hanno posto l’accento sulla necessità, in questo momento di forti tensioni sociali, di innalzare la qualità e l’efficacia delle infrastrutture critiche. A Roma i principali esperti di aziende pubbliche e private e del mondo accademico hanno approfondito questa tematica (anche alla luce dei momenti di rivolta dell’estate scorsa contro la TAV in Valsusa) e fatto considerazioni sull’applicazione operativa della direttiva UE.
L’ Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche (AIIC) ha presentato a questo convegno un modello di “Piano di sicurezza dell’operatore”.
“Il piano sicurezza dell’operatore”, ha detto Roberto Setola, segretario dell’AIIC, “tramite un’accurata attività di analisi di rischio e tenendo conto delle leggi e normative vigenti, stabilisce cosa difendere e come difendersi in una visione complessiva di difesa da tutte le minacce: eventi naturali, attacchi deliberati e sabotaggi. In tale contesto l’argomento è di particolare interesse e attualità per prevenire le conseguenze di attacchi terroristici e sabotaggi a tutte quelle infrastrutture che garantiscono il benessere della società moderna.”
Un antimilitarista in carcere
Da circa un mese Stefano, compagno di Torino molto presente alle iniziative NO TAV in Valsusa, si trova nel carcere di Ivrea, condannato a un anno e mezzo per delle scritte antimilitariste all’Alenia Aeronautica (gruppo Finmeccanica) e attualmente detenuto per “interruzione di pubblico servizio nell’attività aeronautica”.
Non sappiamo in che senso delle scritte possano costituire “interruzione dell’attività aeronautica”. Daremo a breve informazioni più precise. Ciò che sappiamo, invece, è che l’Alenia è una delle aziende più importante del gruppo Finmeccanica, produttore industriale di morte. Se Stefano ha fatto solo delle scritte ha la nostra solidarietà, se ha cercato in qualche altra maniera di ostacolare il funzionamento di una fabbrica di armi ce l’ha ancora di più.
Stefano sarà processato il 24 febbraio alle ore 9,00 presso il tribunale di Torino. Per chi volesse spedirgli telegrammi, lettere o materiale (lui chiede in particolare ospuscoli su CIE, nano- e biotecnologie, lotte nel Delta del Niger), questo è il suo indirizzo:
Stefano Mangione
C.C. Corso Vercelli 165
10015 Ivrea (TO)
Area Spa – Dall’Italia alla Siria, al servizio della repressione
da “bello come una prigione che brucia” [trasmissione di radio blackout]
Mentre la rappresaglia del regime siriano contro i manifestanti ha reclamato più di 3000 vite a partire dal marzo 2011, i tecnici italiani di Area Spa, stanziati sul territorio, sono tuttora particolarmente impegnati a fornire a Bashar Al-Assad il potere di intercettare, scansionare e catalogare potenzialmente ogni e-mail circolante attraverso il paese.
Ad occuparsi di installare il sistema, sotto supervisione di agenti dei servizi segreti siriani, sono appunto gli impiegati della Area Spa, una compagnia con sede nel varesotto, che insieme a Innova, Rcs e Sio, è una delle aziende con le quali il ministero della Giustizia nostrano è indebitato per circa 160 milioni di euro per il servizio di intercettazioni offerto al governo italiano. Fonti che hanno lavorato al programma, riferiscono delle continue pressioni del regime siriano su Area Spa per accelerare i tempi di realizzazione del progetto, vista la necessità di tracciare, identificare ed eliminare il dissenso interno. Il contratto è stato stipulato nel 2009, prima che iniziassero a dilagare le contestazioni, mentre a partire da febbraio di quest’anno, poche settimane prima dell’inizio delle proteste e della sanguinosa repressione, gli impiegati dell’azienda italiana hanno iniziato a muoversi verso Damasco, dove alloggiano in un appartamento nell’area residenziale della capitale. Continue reading


